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Come ogni estate, il paddock della Formula 1 si riempie di indiscrezioni destinate a far discutere. Tra le più ricorrenti c’è quella secondo cui, grazie all’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities) previsto dal regolamento 2026, Ferrari potrebbe recuperare addirittura 30 cavalli sulla propria power unit.
Una cifra che colpisce l’immaginazione dei tifosi, ma che merita di essere analizzata con molta prudenza.
Cos’è l’ADUO e perché se ne parla tanto
L’ADUO è il nuovo meccanismo regolamentare introdotto dalla FIA per consentire ai costruttori di power unit rimasti indietro rispetto ai migliori di avere maggiori possibilità di sviluppo durante il ciclo regolamentare.
L’obiettivo è evitare che il divario tra i motoristi diventi irrecuperabile già nelle prime stagioni del nuovo regolamento.
Da qui sono nate numerose indiscrezioni che parlano di aggiornamenti capaci di garantire incrementi prestazionali enormi. Prima si parlava di cinque cavalli, poi dieci, poi venti. Oggi qualcuno arriva addirittura a ipotizzare trenta cavalli.
Ma è davvero così?
Luigi Mazzola: “Anche con molta più libertà era difficilissimo recuperare 30 cavalli”
Nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata a NewsF1.it, l’ex ingegnere Ferrari Luigi Mazzola ha invitato a mantenere i piedi per terra.
Mazzola ha ricordato una Formula 1 completamente diversa da quella attuale, nella quale i costruttori potevano effettuare numerosi test in pista, sviluppare continuamente i propulsori e realizzare configurazioni differenti con geometrie interne, alesaggi e corse diverse.
Le possibilità di sviluppo erano enormemente superiori rispetto a quelle odierne.
Eppure, nonostante quella libertà tecnica e regolamentare, ottenere un guadagno di 30 cavalli non era affatto semplice.
Oggi, invece, gran parte dello sviluppo avviene nelle celle motore e al banco prova, con possibilità di verifica in pista molto più limitate.

Oggi parlare solo di cavalli è un errore
C’è però un aspetto ancora più importante che spesso sfugge nel dibattito.
Nell’immaginario collettivo si continua a parlare esclusivamente di cavalli, quasi come se la Formula 1 fosse ancora quella di vent’anni fa. In realtà, con le moderne power unit, il valore assoluto della potenza del motore termico racconta solo una parte della storia.
La vera differenza oggi la fanno l’efficienza complessiva del sistema, la gestione elettronica e il software che controlla ogni fase del funzionamento della power unit.
Conta quanto efficacemente il sistema riesce a utilizzare l’energia disponibile, quanto velocemente riesce a recuperarla durante la frenata, come viene gestita la batteria e, soprattutto, per quanto tempo è possibile mantenere elevate prestazioni lungo tutto il giro.
Una power unit leggermente meno potente sulla carta può risultare molto più competitiva se riesce a sfruttare meglio l’energia elettrica, a mantenere costante l’erogazione e a utilizzare in maniera più efficiente tutte le componenti ibride.
Per questo motivo continuare a ridurre tutto a “dieci cavalli”, “venti cavalli” o “trenta cavalli” rischia di semplificare eccessivamente una tecnologia diventata enormemente più complessa.
L’affidabilità resta fondamentale
Esiste poi un altro fattore spesso sottovalutato: l’affidabilità.
Anche qualora un costruttore riuscisse realmente a ottenere un incremento significativo di prestazione, questo non significa automaticamente avere una power unit pronta per affrontare un’intera stagione.
La stessa Ferrari lo ha sperimentato nel 2017, quando alcuni problemi di affidabilità nella seconda parte del campionato finirono per compromettere la rincorsa al titolo mondiale.
Ogni incremento prestazionale deve quindi convivere con affidabilità, consumi, gestione termica e durata delle componenti.
Prima la pista, poi i numeri
L’ADUO rappresenta certamente uno strumento importante per consentire ai costruttori in ritardo di recuperare terreno, ma non è una bacchetta magica capace di regalare improvvisamente decine di cavalli.
Come sottolinea Luigi Mazzola, sarà la pista a stabilire il reale valore degli aggiornamenti.
Più che rincorrere numeri spesso impossibili da verificare, sarà molto più interessante osservare quanto sarà efficiente la nuova power unit Ferrari, come riuscirà a gestire l’energia elettrica, quale sarà il livello del software di controllo e quanto efficacemente saprà sfruttare ogni joule disponibile.
Perché nella Formula 1 moderna la differenza non la fanno semplicemente i cavalli dichiarati, ma l’efficienza dell’intero sistema ibrido. Ed è lì che si giocherà la vera sfida del regolamento 2026.
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