L’anglo-caraibico ha festeggiato ad Austin il suo sesto titolo mondiale, il terzo consecutivo. Cosa aspettarsi nel 2020 dalla Ferrari nel tentativo di detronizzare il campione della Mercedes?

Ad Austin Lewis Hamilton ha dimostrato ancora una volta perché è lui il campione del mondo della categoria regina del motorsport. Partito dalla quinta casella, ha fatto fuori le due Ferrari nel giro di poche curve ed ha impostato una corsa su una sola sosta che per pochissimo non gli regalava l’84esima vittoria in carriera.

Quest’anno Hamilton ha alzato l’asticella anche nella gestione delle mescole. Come già accaduto la settimana scorsa in Messico, Lewis ha provato a vincere la corsa con 1 stop in meno rispetto agli avversari. Negli anni il campione della Mercedes ha cambiato il suo stile di guida o meglio lo ha adattato alle esigenze delle sue vetture e alla più moderna tecnologia degli pneumatici Pirelli.


Nella prima parte della sua carriera Lewis amava spremere al massimo le mescole, cadendo nella tentazione di consumare il compound con super bloccaggi per cercare da subito di fare il vuoto. Esemplificativa è la gestione in Messico della mescola con un Lewis Hamilton molto attento a non “bruciare le mescole”, ma scaldarle pian piano all’uscita dai box. E’ un campione maturato sempre più nel corso delle ultimi stagioni, grazie anche ad un team che ha plasmato i successi intorno alla sua figura carismatica.

Il trionfo di Rosberg nel 2016
(l’unica sconfitta che ha mal digerito Lewis) gli è servito per migliorare nell’approccio ai primi appuntamenti della stagione e non lasciare punti lungo il cammino. Che il nativo di Stevenage fosse un fenomeno si era capito già al debutto in Formula 1 dove riuscì a tener testa al bicampione del mondo Fernando Alonso, il quale aveva avuto la meglio sul più vincente di sempre, Michael Schumacher. In un certo senso Lewis avrebbe meritato più il campionato 2007 che il successivo, ma 11 anni fa il fato regalò, all’ultima curva di Interlagos, ciò che gli era stato tolto l’anno prima.

Battuta di arresto texana a parte, la Ferrari deve riuscire a trovare nel 2020 la forza di sfidare fino in fondo il secondo pilota più vincente di tutti i tempi. Per stessa ammissione di Mattia Binotto “il secondo posto non accontenta più” gli uomini del Cavallino, obbligati ad alzare la china. Per sconfiggere una macchina perfetta come quella teutonica serve far tesoro di tutte le lacune manifestate nella prima gestione del neo cinquantenne team principal. Risolvere i problemi di affidabilità prima di tutto, ma anche migliorare nelle strategie, nella gestione dei piloti e dei momenti chiave e, last but not least, alzare la voce nel “Palazzo”, lì dove si comanda davvero e si muovono le “leve del potere”.

La Ferrari ha subito decisioni inique, continua a ricevere forti pressioni dei competitor che hanno iniziato a minare le certezze ritrovate dalla Rossa nella seconda parte di stagione, grazie finalmente a degli sviluppi indovinati. La Scuderia deve farsi sentire ora e farsi rispettare nelle piccole e grandi decisioni che possono fare la differenza in futuro. Vettel e Leclerc devono essere l’ultimo dei pensieri dei vertici del Cavallino, entrambi hanno dimostrato di poter vincere delle corse ed essere competitivi. Non imbrigliati da team order, i due alfieri della Rossa hanno mostrato uno spirito collaborativo ed un attaccamento unico alla squadra. Il prossimo anno la Ferrari non dovrà smarrire troppi punti nella prima parte di campionato, sperando nella crescita di un terzo incomodo come la Red Bull che potrebbe togliere punti preziosi alle frecce d’argento.

Suzuka voti

Lewis Hamilton è un campione assoluto, uno dei migliori della storia ma la Ferrari farà di tutto per tornare alla vittoria il prossimo anno e conservare il record assoluto dei 7 titoli del Kaiser Schumacher. Il progetto tecnico della SF90 è una ottima base dalla quale ripartire, Leclerc avrà un anno di esperienza in più nel team e Vettel è alla sua ultima grande chance prima della incognita 2021.

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