Hamilton conquista, con merito, il suo quarto alloro mondiale, nella gara vinta da Verstappen con una Red Bull che alimenta grossi dubbi nel paddock riguardo al suo sistema sospensivo “evoluto” (ma legale?).

Il mondiale 2017 assegna l’ultimo titolo in palio, quello Piloti, ad un Lewis Hamilton che mette in bacheca la sua “quarta corona” in una gara per lui inusuale, dove finisce doppiato ma mette in scena un duello bellissimo, al fulmicotone, con Fernando Alonso.

Il neo-campione era finito nelle retrovie, insieme a Sebastian Vettel (che celebra, con un bel gesto cavalleresco nel giro di rientro, la vittoria dell’avversario), dopo il contatto avuto col tedesco dopo il via, dove ha subito la foratura della posteriore destra, mentre il rivale danneggiava definitivamente la sua ala anteriore dopo la prima toccata con Max Verstappen.

Un Verstappen che con aggressività aveva preso la posizione sulla Ferrari numero 5 con una staccata aggressiva ma perentoria, sorprendendo l’alfiere di Maranello sulla sua sinistra che, forse, aveva visto scorrergli davanti agli occhi il “film” della partenza di Singapore.

Ma ad alimentare il dopo-gara messicano sono i dubbi (legittimi) sull’incremento di prestazioni della RB 13 dei “bibitari”.

Rumors alimentati dalle dichiarazioni di Daniel Ricciardo, che ha ammesso che, a partire dalla Malesia, la monoposto del giovane olandese ha potuto usufruire di un nuovo sistema sospensivo, che pare abbia “fatto il miracolo” nel rendere la monoposto di Adrian Newey veloce al pari di Mercedes e Ferrari (se non pure di più su circuiti da alto carico come quello intitolato ai fratelli Rodriguez).
Un incremento che neppure la nuova specifica di Power Unit Renault montata da Max avrebbe potuto garantire in così ampia portata.

La famigerata sospensione sembrerebbe riprendere il comportamento da “correttore d’assetto” della sospensione bandita ad inizio anno, dopo la lettera d’interrogazione di Simone Resta, chief designer Ferrari.

A ritenerla illegittima era stato l’allora responsabile tecnico FIA, Marcin Budkowsky.
Ma dopo la sua rinuncia all’incarico (che lo vedrà accasarsi in Renault al termine di un brevissimo gardening), ed il ritorno sulla “tolda di comando” tecnica del “sempiterno” Charlie Whiting, sembrerebbe che questa soluzione sia “rientrata dalla finestra”, suscitando le ire degli altri team.

Anche perché la soluzione, simulando in maniera passiva un correttore d’assetto “attivo” (abbassando la vettura al posteriore sul dritto per togliergli carico e far guadagnare velocità, oltre ad intervenire sull’assorbimento cordoli e sul controllo del rollìo), andrebbe contro i “5 punti” sanciti dalla lettera di chiarimento Ferrari.
E già in passato Whiting (come il delegato tecnico Jo Bauer) s’era dimostrato abbastanza “filo-Red Bull” nelle sue decisioni tecniche.

I prossimi giorni quindi, in occasione della riunione team-Fia per definire i regolamenti 2021, potremo assistere a polemiche e prese di posizione da parte degli “altri”.
Soprattutto da parte Ferrari, con il presidente Marchionne che vuole far sentire i legittimi dubbi della scuderia del Cavallino sugli ultimi indirizzi normativi tecnici della Federazione, guidata da Jean Todt.

Ferrari che, se la Federazione sancirà definitivamente come legale la soluzione Red Bull, sembra possa correre ai ripari, per il 2018, con una sospensione sì diversa da quella Red Bull, ma dal comportamento analogo.
E magari, a titoli oramai assegnati, potremmo vederla in pista già nelle prove libere dei prossimi Gp.

di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe)

 

 

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