La pista di Singapore non scherza: cordoli pericolosi, barriere a filo e un asfalto cittadino mediamente più usurato non perdonano nessun errore. Le curve si susseguono a ritmo serrato tra i rettilinei brevi e sui quali è necessaria tanta trazione in uscita: qua le accelerazioni sono brucianti e la stabilità in fase di ripresa sarà una componente vitale.

I CAMBI DI DIREZIONE Formula 1 Singapore

Partendo come consueto dall’analisi dei tratti curvilinei e misurando il tempo trascorso in curva durante un giro, Il cronometro si ferma a 48 secondi con volante ruotato, sui 99 totali. La misurazione è stata effettuata sul giro di qualifica del pole-man dell’anno scorso. Formula 1 Singapore

In questo senso si comprende che, affrontando curve e tornanti per il 48% del tempo, il carico aerodinamico della vettura risulta di notevole importanza.

Se usato come termine di paragone, ci si rende conto della grande diversità da un circuito di velocità come Monza, sul quale, per esempio, la percentuale di tempo trascorso in curva era del 34%. La pista di Singapore supera in percentuale anche il tracciato ad alta deportanza ungherese: l’Hungaroring (44% del tempo trascorso in curva).

In sostanza, la decisione delle squadre potrebbe essere quella di munire le vetture con profili aerodinamici ad alto carico per il circuito asiatico.

A vantaggio delle caratteristiche aerodinamiche appena indicate per le vetture, i cambi di direzione. È vero: sono molto bassi i raggi di curvatura, ma le curve non sono sempre cosi estese. Delle 22 registrate, solo 3 sono tornanti. La maggior parte sono curve a novanta gradi e quindi ancora relativamente raccordabili. Inoltre, sono ben 6 i passaggi curvilinei a velocità più sostenuta.

In questo senso, le velocità medie sui cambi di direzione raggiungono i 126 kmh. (Rilevazioni sul giro del pole-man 2017 Sebastian Vettel).

I RETTILINEI

Come sempre, bisogna verificare che il settaggio ipotizzato per i tratti curvilinei possa essere favorevole anche in termini di rettifili: i punti lunghi e dritti, dove la macchina può raggiungere velocità sostenute, non devono ricevere troppi svantaggi da un carico aerodinamico elevato.

Se la perdita di tempo su rettilineo dovesse essere maggiore dei vantaggi ottenuti in curva, causa una resistenza aerodinamica troppo elevata, allora la soluzione ottimale non sarebbe costituita da profili ad alto carico deportante.
Ad ogni modo, non è il caso che si verificherebbe per la pista di Singapore, dove nemmeno il rettilineo principale supera i 550 metri. Anzi, vista l’alternanza tra rettilinei e curve a novanta gradi, la maggiore spinta al suolo non può che migliorare le doti di aderenza al terreno in fase di trazione. La macchina che più verrà spinta con forza sull’asfalto, sarà anche quella che potrà sprigionare prima tutti i suoi cavalli.

Dando uno sguardo, per esempio, al 2017, le vetture delle varie squadre mostravano alettoni posteriori di dimensioni notevoli. La pista di Singapore si conferma quindi ad alto carico.

CONCLUSIONI

Alto carico, accelerazioni brucianti e rettilinei particolarmente rapidi dove non sarà facile sorpassare. Singapore è, come suo solito, una pista di strategia e resistenza. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, ovviamente, non si intende solo la capacità fisica dei piloti. Anche la tenacia delle power unit sarà sul banco di prova e a questo punto dell’anno diventa importante preservarla.

LINK AL GIRO ON BOARD

Dall’ing. Aimar Alberto.