In un’intervista a Motorsport.com per la serie #ThinkingForward, Rodi Basso e Nick Turner hanno parlato dell’importanza di realizzare un piano a lungo termine per permettere la sopravvivenza della F1.

La crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19 ha messo in ginocchio il mondo intero, e il motorsport, nel suo piccolo, non fa eccezione. La F1 è riuscita, tra mille difficoltà, a ripartire con successo e in totale sicurezza, limitando gli ingentissimi danni di questa crisi. Guardando avanti, quale dovrà essere il futuro della categoria regina? Di questo argomento si è occupata Motorsport.com, attraverso un’intervista a Rodi Basso e Nick Turner per la serie #ThinkingForward.

Secondo Nick Turner di Stratforma, la chiave sta nel pianificare quanti più possibili scenari futuri, sia dall’esito positivo sia negativo: “Il futuro è troppo incerto per essere previsto sistematicamente. La cosa più importante è pensare a tutti gli scenari futuri plausibili. La pianificazione degli scenari permette un dialogo più aperto tra colleghi e spinge a guardare oltre l’orizzonte. In F1, ad esempio, seguendo la strategia di pianificazione dei vari scenari, possiamo ipotizzare due risultati: uno positivo, che ci consegna un circus in cui tutti sono allineati, in cui i rapporti di forza tra F1, FIA e i team sono equilibrati, in cui si ha una visione comune del futuro e il pubblico risulta interessato, senza dimenticare l’importanza della tecnologia. Ciò creerebbe un ambiente sano in cui le parti coinvolte prendono le giuste decisioni e hanno fiducia di poter far progredire lo sport. Se accadesse l’opposto, ci troveremmo di fronte ad una F1 in cui le parti coinvolte sono divise e interessate solo al proprio vantaggio, mentre alcuni team lottano per non scomparire e il pubblico si allontana”. 

L’italiano Rodi Basso, ex direttore di McLaren Applied Technologies, sostiene anch’egli l’importanza di realizzare un chiaro piano strategico per assicurare non solo il futuro della F1, bensì di tutto il motorsport: “Ad esempio, se i problemi di sopravvivenza dei piccoli team dovessero continuare, una soluzione potrebbe essere quella di avere meno squadre, così che i pezzi grossi possano schierare più vetture. Però abbiamo già visto nel DTM come questo piano sia stato fallimentare. Queste sono decisioni molto importanti e adesso bisogna pianificare in modo chiaro come questo sport debba essere in futuro. E’ anche il momento di riconoscere che il motorsport è un mondo troppo frammentato e dispendioso. Da un lato, questo è un bene, perché lo spettatore può scegliere la categoria che preferisce. Dall’altro, è importante che le varie serie abbiano offerte sostenibili e diversificate, ma con un programma comune per il futuro, non badando solo a sé. Sarà interessante vedere la competizione tra Formula 1 e Formula E, perché le serie si stanno avvicinando in termini di budget e tecnologia”.

Infine, Nick Turner ha espresso un suo parere sul tema della diversità, tema caldo in F1 grazie soprattutto alle parole di Lewis Hamilton negli ultimi mesi: “Penso che una delle sfide più grandi per la F1 sia quella di trovare una maggiore diversità. Adesso non c’è diversità, perché lo sport è guidato da uomini bianchi. In questo senso non parlo solo di un problema razziale, bensì anche di un problema di forma mentale. Nel momento della pianificazione, c’è bisogno di più persone che abbiano una visione completamente diversa del mondo, magari giovani esterni all’ambiente, che hanno una chiara prospettiva della situazione globale nella quale si opera. Ovviamente, questi devono essere affiancati e controbilanciati da veri esperti dell’ambiente e dagli investitori”.

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