La Ferrari ha spiegato le motivazioni dietro alla lentezza dei suoi pit stop attraverso le parole del Responsabile Operazioni Autotelaio Diego Ioverno.

Uno dei più grandi punti deboli della Ferrari in questo 2020 è stata certamente la lentezza dei pit stop. In varie circostanze, gli errori dei meccanici al momento della fermata hanno vanificato gli sforzi di Charles Leclerc e soprattutto Sebastian Vettel, recentemente vittima di questa sorte ad Imola, in Turchia e a Sakhir. La classifica del DHL Fastest Pit Stop Award certifica le difficoltà della Ferrari ai box: la Rossa si trova all’ottavo posto, davanti solo a Racing Point ed Haas. Al termine del GP di Sakhir il pilota tedesco ha cercato di scagionare i suoi meccanici, ipotizzando che i pit stop problematici siano causati da un’attrezzatura da cambiare. Su questo argomento, nella giornata di ieri, si è espressa lungamente la stessa Ferrari, spiegando le ragioni dietro a questo crollo di prestazioni ai box.

Nella preview del GP di Abu Dhabi, Diego Ioverno, Responsabile Operazioni Autotelaio del team di Maranello, ha ammesso le difficoltà del Cavallino Rampante in questo fondamentale: “Fra le tante aree di miglioramento su cui la Scuderia Ferrari deve sicuramente lavorare in vista della prossima stagione c’è quella dei pit-stop. Alla vigilia dell’ultimo appuntamento della stagione la percentuale di pit-stop di durata superiore ai tre secondi e mezzo – una soglia oltre la quale internamente il cambio gomme viene definito come un errore serio – è del 22%, ben lontana da quella delle squadre più performanti in questo campo. L’andamento della stagione non sarebbe sostanzialmente cambiato se ci fosse stato un numero inferiore di pit-stop senza errori gravi ma, probabilmente, ci sarebbe qualche punto in più all’attivo”.

Ioverno ha poi svelato che il problema principale dei pit stop della Ferrari riguarda l’attrezzatura: “È vero che il numero di soste superiore ai 3,5 secondi è troppo alto per quelli che sono storicamente gli standard della Scuderia ma il più delle volte le cause che hanno portato a un rilascio della vettura tutt’altro che ottimale sono dovute ad un problema specifico, legato al dado della ruota. La filettatura non è robusta abbastanza, il che ha provocato più volte lo spanamento del dado stesso. È un problema di affidabilità su cui stiamo lavorando alacremente per cercare di risolverlo per il 2021. È chiaro che i ragazzi sentono anche inconsciamente che, dovendo agire su un componente più a rischio, il margine d’errore nell’innesto della pistola sul dado è molto più ristretto, il che comporta un effetto perverso che rallenta complessivamente tutte le operazioni. Lo si vede anche nel tempo medio dei pit-stop buoni, che è di 2.73 secondi: c’è anche qui un margine di miglioramento”.

Il Responsabile Operazioni Autotelaio della Ferrari ha concluso rivelando che anche la preparazione dei meccanici sarà un campo su cui lavorare: “Innanzitutto vale la pena sottolineare che la nostra è una squadra giovane anche in questo settore specifico. Nell’ultimo biennio è iniziato un importante processo di rinnovamento, sia nei ruoli operativi che in quelli di coordinamento. È ovvio quindi che ci sia bisogno di un po’ di tempo per migliorare l’amalgama fra tutti i componenti del team del pit-stop perché non c’è operazione in questo sport in cui la sincronizzazione fra il lavoro di oltre venti persone sia più importante. Non è un caso che le crew migliori siano formate da un organico ormai stabile da tanti anni. Oltre al già citato lavoro sull’affidabilità bisogna quindi lavorare su questo fronte, sia attraverso allenamenti specifici che con sessioni di training psico-fisici: un’altra priorità dell’inverno che ci porterà al 2021″.

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