Baku mette in crisi la Formula 1? Romanelli critica il rettilineo da 2,2 km

Vito Defonseca
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Baku Ferrari foto credits Media Pirelli

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Il Gran Premio dell’Azerbaijan è uno degli appuntamenti più particolari del calendario di Formula 1. Curve a 90 gradi, un tratto cittadino strettissimo nella parte storica e soprattutto un rettilineo da oltre 2,2 chilometri, il più lungo del Mondiale. Ma secondo l’ingegnere Riccardo Romanelli, proprio questa caratteristica rischia di mettere in evidenza uno dei limiti più grandi delle attuali monoposto.

Durante la puntata 167 di Race Tech, Romanelli ha spiegato perché il circuito di Baku potrebbe offrire uno spettacolo meno interessante del previsto, trasformando i sorpassi in una sfida di gestione dell’energia più che di guida.

Il rettilineo di Baku cambia completamente il modo di sorpassare

Romanelli parte da un concetto semplice: il lunghissimo rettilineo di Baku ha sempre rappresentato un laboratorio naturale per osservare l’efficienza aerodinamica delle monoposto.

Negli anni passati il DRS e la scia permettevano di vedere differenze importanti di velocità tra le vetture. Da qui sono nate anche molte discussioni tecniche sui sistemi che riducevano il drag, come il celebre caso del mini DRS.

Oggi, però, la situazione è diversa.

Secondo Romanelli, le attuali Formula 1 sono fortemente condizionate dalla gestione dell’energia della power unit e questo cambia completamente la dinamica dei sorpassi.

«Chi finisce la batteria dopo, arriva davanti»

La critica più netta riguarda proprio il sistema di recupero e utilizzo dell’energia.

Romanelli ritiene che a Baku il duello non sarà deciso tanto dalla capacità di prendere la scia o frenare più tardi, quanto dal momento in cui ogni pilota esaurirà l’energia disponibile sul rettilineo.

«Quello che finirà l’energia qualche metro dopo sarà quello che svolterà per primo alla curva 1.»

In pratica, il sorpasso rischia di diventare una questione di strategia energetica piuttosto che di confronto diretto tra piloti.

Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari
Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari Foto credits IA

Le Formula 1 diventano ancora più dipendenti dall’energia

Per Romanelli questo rappresenta uno dei limiti dell’attuale generazione di monoposto.

Sul rettilineo più lungo del campionato, la differenza la farà la disponibilità della batteria e non necessariamente la qualità della vettura o l’abilità del pilota nel preparare il sorpasso.

È una situazione che definisce “molto particolare” e anche “molto anomala”, proprio perché cambia la natura del duello in pista.

Baku resta un circuito unico, ma con poche curve davvero rappresentative

L’ingegnere osserva anche che il tracciato dell’Azerbaijan racconta relativamente poco sul valore assoluto delle monoposto.

Le numerose curve a 90 gradi e le ripartenze da bassa velocità rendono il circuito molto specifico, mentre il settore del Castello continua a essere uno dei punti più critici dell’intero calendario per larghezza e precisione richiesta ai piloti.

Il banco di prova perfetto per l’efficienza aerodinamica

Se dal punto di vista dello spettacolo Romanelli esprime diversi dubbi, Baku resta invece un test molto importante per gli ingegneri.

Un rettilineo così lungo permette di valutare immediatamente il livello di efficienza aerodinamica raggiunto dalle squadre, soprattutto dopo gli aggiornamenti introdotti durante la stagione.

Non è un caso che proprio a Baku McLaren abbia scelto di portare un pacchetto di modifiche molto esteso, mentre Ferrari continua a sviluppare la SF-26 fino alla conclusione del Mondiale. Su un circuito dove drag e velocità di punta sono determinanti, il Gran Premio dell’Azerbaijan diventa il primo vero banco di prova delle nuove soluzioni tecniche viste nel paddock.

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