Ferrari, Vasseur ammette il ritardo: ma chi ha sbagliato?

Vito Defonseca
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Ferrari Formla 1 Vasseur foto credit Media Ferrari

Formula 1 – Frédéric Vasseur prova a spiegare le difficoltà della Ferrari con la power unit 2026, ma le sue dichiarazioni sollevano interrogativi tutt’altro che secondari. Il team principal ammette che a Maranello erano consapevoli da anni del ritardo rispetto alla concorrenza e racconta il difficile compromesso tra lo sviluppo del motore attuale e quello destinato alla stagione 2027. Una spiegazione che chiama in causa il budget cap, i tempi di progettazione e le scelte tecniche del passato. Ma soprattutto apre una questione: perché Ferrari si è trovata ad affrontare il nuovo regolamento sapendo già di partire in difficoltà?

Le parole del manager francese sono state raccolte da Edd Straw in un’intervista pubblicata da The Race il 4 novembre 2026, nella quale Vasseur entra nel dettaglio delle difficoltà della Scuderia e delle strategie adottate per cercare di recuperare terreno.

«Sapevamo da anni che eravamo in ritardo rispetto ai nostri concorrenti e che il primo anno del nuovo regolamento sarebbe stato estremamente difficile», ha ammesso Vasseur.

Una dichiarazione che difficilmente può essere considerata rassicurante. Se Ferrari conosceva da anni il proprio ritardo, significa che il problema non è nato con le prime gare del nuovo campionato, ma affonda le radici nelle decisioni progettuali prese molto prima dell’esordio della SF-26.

Ed è proprio qui che cominciano le domande.

Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari
Aduo F1 2026 motori power unit Ferrari Foto credits IA

Ferrari F1: il ritardo sul motore era conosciuto da anni

Il primo elemento da chiarire riguarda la natura del deficit della power unit. Non stiamo parlando di un aggiornamento aerodinamico che non ha funzionato o di una soluzione tecnica da correggere attraverso una nuova specifica del fondo.

Lo sviluppo di un propulsore di Formula 1 richiede tempi lunghi, investimenti importanti e una pianificazione che coinvolge più stagioni. Cambiare direzione quando il progetto è già avviato non è semplice, soprattutto con i vincoli del budget cap e delle procedure di omologazione.

Lo stesso Vasseur lo riconosce, spiegando che quando una squadra è in ritardo sul telaio può introdurre un aggiornamento anche nel giro di una settimana, mentre quando il problema riguarda il motore la situazione è completamente diversa.

«Quando sei un po’ indietro con il telaio, puoi sempre aspettarti di avere un aggiornamento per recuperare la settimana successiva. Quando sei indietro con il motore, sai che sarà così per tutto il resto della stagione», ha spiegato il francese nell’intervista a The Race.

È un’ammissione importante, perché conferma quanto sia determinante arrivare preparati all’inizio di un nuovo ciclo regolamentare.

Ma proprio per questo la domanda diventa inevitabile: se il ritardo era conosciuto da anni, perché non è stato possibile correggere il progetto prima dell’inizio del campionato?

Power unit Ferrari 2026: il problema nasce dalle scelte progettuali precedenti

Nell’analisi pubblicata da The Race emerge un particolare ancora più significativo: il lungo ciclo di sviluppo della nuova power unit era iniziato nel 2023, sulla base di decisioni progettuali prese prima dell’arrivo di Vasseur a Maranello.

Il giornalista Edd Straw sottolinea come il ritardo Ferrari sia legato anche a una direzione tecnica iniziale che si sarebbe rivelata poco efficace, rendendo necessario un cambio di concetto quando ormai i tempi per recuperare erano diventati molto più lunghi.

Questo elemento merita attenzione.

Non si tratta soltanto di stabilire se il motore Ferrari abbia meno potenza dei propulsori rivali. Bisogna capire quali scelte abbiano determinato il ritardo e quanto tempo sia stato perso prima di individuare la strada corretta.

Vasseur, dunque, può legittimamente ricordare che una parte del progetto era stata impostata prima della sua gestione, ma questo non elimina la responsabilità della dirigenza attuale nel trovare una soluzione.

La Ferrari non può vivere di giustificazioni legate al passato. Deve dimostrare di essere in grado di correggere gli errori e tornare competitiva.

ADUO Ferrari: perché sacrificare il 2027 per recuperare nel 2026?

Il passaggio più interessante dell’intervista riguarda il sistema ADUO, il meccanismo regolamentare che offre opportunità supplementari di sviluppo ai costruttori che presentano determinati deficit prestazionali.

Ferrari aveva compreso tra aprile e maggio di poter beneficiare di questa possibilità. A quel punto, però, si è presentato un problema di gestione delle risorse.

Vasseur ha spiegato il dilemma con queste parole:

«Vogliamo avere un nuovo motore a giugno, un nuovo motore a settembre e lavorare sul nuovo motore del 2027? Oppure dobbiamo fare dei sacrifici, perché con il budget cap e le risorse disponibili non possiamo sviluppare tre cose contemporaneamente?».

Il problema, quindi, non era soltanto tecnico, ma anche economico e organizzativo.

Il francese ha poi chiarito un particolare importante: spingere al massimo sul secondo pacchetto ADUO, quello legato agli interventi di sviluppo successivi, avrebbe potuto comportare un sacrificio sul programma 2027.

Una scelta tutt’altro che semplice.

Ma qui emerge un interrogativo strategico: quanto aveva senso investire per recuperare terreno nel 2026, sapendo che il deficit accumulato negli anni precedenti non sarebbe stato eliminato facilmente?

E quanto, invece, era importante proteggere il progetto della stagione successiva?

Non esiste una risposta scontata. Tuttavia, il fatto che Ferrari si sia trovata davanti a questo bivio dimostra quanto sia diventata complicata la gestione del ritardo accumulato.

Il budget cap non può giustificare tutto

Vasseur ha fornito anche un’indicazione economica molto interessante.

Secondo il team principal, realizzare un nuovo motore comporta un investimento iniziale di circa 1,5 milioni di dollari soltanto per il primo esemplare, senza considerare i successivi costi di sviluppo, validazione e introduzione in pista.

Il budget supplementare previsto dall’ADUO, quindi, non rappresenta una disponibilità illimitata di risorse.

Il problema è reale. Ma proprio qui bisogna distinguere tra i vincoli regolamentari e gli errori di pianificazione.

Il budget cap riguarda tutti i costruttori. Mercedes, Honda e gli altri concorrenti devono affrontare gli stessi problemi di allocazione delle risorse e di gestione dei programmi tecnici.

La differenza sta nella capacità di anticipare le difficoltà e costruire un progetto che non debba rincorrere gli avversari già dal primo anno del nuovo regolamento.

Se il ritardo era conosciuto da anni, la questione non può essere liquidata semplicemente spiegando che oggi non ci sono abbastanza soldi per sviluppare tutto contemporaneamente.

Il problema è capire come si sia arrivati a questa situazione.

Telaio e motore: non basta una Ferrari guidabile per vincere

Un altro aspetto da considerare riguarda il rapporto tra telaio e power unit.

Ferrari ha mostrato in diverse occasioni una buona competitività nelle curve, mentre ha sofferto maggiormente sui rettilinei. Una differenza che ha alimentato il dibattito sulla qualità del telaio SF-26 rispetto all’efficienza del propulsore.

Vasseur invita a non attribuire la prestazione a un singolo elemento della vettura. Secondo il francese, ogni dettaglio contribuisce al risultato e le decisioni dei diversi reparti devono essere orientate verso un unico obiettivo: il tempo sul giro.

Un concetto tecnicamente corretto.

Ma non bisogna confondere l’integrazione tra i reparti con la possibilità di compensare qualsiasi deficit.

Un telaio efficace, una buona aerodinamica e una vettura equilibrata possono ridurre le perdite e migliorare la prestazione complessiva. Non possono però cancellare un deficit strutturale della power unit.

In una Formula 1 dove la gestione dell’energia e l’integrazione tra motore endotermico e componente elettrica sono determinanti, la competitività del propulsore rimane un fattore fondamentale.

Non basta avere una macchina che funziona bene in curva se poi gli avversari riescono a guadagnare terreno sui rettilinei.

Ferrari 2027: la vera scommessa di Vasseur

Alla fine, il messaggio che emerge dalle parole del team principal è abbastanza chiaro: una parte importante del lavoro è ormai orientata alla prossima stagione.

Vasseur spera di correggere la direzione del progetto e di recuperare il terreno perduto, ma riconosce quanto sia difficile modificare un programma motoristico già avviato.

È una scommessa comprensibile, ma anche rischiosa.

Perché dopo aver spiegato le difficoltà del 2026, Ferrari dovrà dimostrare che il lavoro svolto oggi produrrà davvero una power unit competitiva nel 2027.

Non sarà sufficiente promettere miglioramenti. Serviranno prestazioni concrete.

E soprattutto bisognerà capire se il nuovo progetto sarà finalmente in grado di eliminare almeno una parte significativa del deficit che la Scuderia conosceva da anni.

La domanda che Ferrari non può più evitare

Le dichiarazioni di Vasseur sono interessanti perché offrono uno spaccato delle difficoltà tecniche e organizzative che Ferrari sta affrontando. Ma non possono diventare un alibi permanente.

Il budget cap esiste per tutti. I tempi di sviluppo sono lunghi per tutti. Le difficoltà di integrazione tra i diversi reparti riguardano ogni squadra di Formula 1.

La differenza la fa la qualità delle decisioni.

Se Ferrari sapeva da anni di essere in ritardo sul motore, il vero interrogativo non riguarda soltanto la scelta di investire maggiormente sul 2026 o sul 2027. Riguarda il motivo per cui il progetto sia arrivato a questo punto senza una soluzione tempestiva.

Vasseur chiede tempo per correggere gli errori del passato. Ma la Ferrari non può permettersi di trasformare ogni nuova stagione in un altro anno di transizione.

I tifosi non chiedono spiegazioni sul perché la macchina non possa vincere. Chiedono di capire quando tornerà a farlo.

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