Ferrari F1, la SF-26 cresce: ora servono le vittorie

Francesco Maria Pedicini
10 Min Read
Ferrari Aggiornamenti Austin foto credits Media Pirelli Edit Salvatore Asero

Due circuiti dalle caratteristiche differenti, due occasioni per sognare il successo e segnali incoraggianti per il futuro. La Ferrari sembra aver finalmente trovato una direzione tecnica più efficace, ma adesso deve trasformare i progressi della SF-26 in risultati concreti.

C’è una Ferrari diversa in questo finale di stagione. Una squadra che, dopo mesi caratterizzati da difficoltà e prestazioni altalenanti, sembra aver trovato alcune risposte ai problemi che hanno condizionato il rendimento della monoposto.

I Gran Premi di Austin e Città del Messico hanno raccontato due storie differenti, ma hanno lasciato indicazioni interessanti: la Ferrari SF-26 sembra aver compiuto un passo avanti sul piano della competitività e della gestione della vettura.

Non si tratta soltanto dei risultati ottenuti, ma soprattutto della capacità di esprimersi su circuiti con caratteristiche tecniche e condizioni ambientali molto diverse. Un aspetto importante in vista degli ultimi appuntamenti del Mondiale.

Austin, il primo segnale di una Ferrari più competitiva

Il Gran Premio degli Stati Uniti aveva già mostrato segnali incoraggianti. Charles Leclerc ha conquistato un prezioso secondo posto, mentre Lewis Hamilton ha terminato la gara in quarta posizione, a poco più di un secondo dal podio.

Oltre ai piazzamenti, è stato soprattutto il comportamento della monoposto a lasciare una buona impressione. La Ferrari ha mostrato una gestione degli pneumatici convincente, soprattutto nella seconda parte della gara, quando Leclerc è riuscito a recuperare terreno e a superare Max Verstappen.

La vittoria di Kimi Antonelli con Mercedes è stata meritata, ma la prestazione del monegasco ha confermato che la SF-26 disponeva di un potenziale interessante anche su un tracciato impegnativo come quello di Austin.

Non è possibile affermare che Ferrari avrebbe certamente potuto vincere con una diversa posizione di partenza o con un’altra strategia, ma il rendimento mostrato in Texas ha rappresentato un segnale positivo rispetto alle difficoltà incontrate in precedenza.

GP Messico Ferrari aggiornamenti
GP Messico Ferrari aggiornamenti foto credits Media Pirelli

Messico, la conferma più importante per Ferrari

Se Austin aveva acceso qualche speranza, il Gran Premio del Messico ha fornito una conferma ancora più significativa.

Il circuito Hermanos Rodríguez rappresentava una sfida completamente differente rispetto a quella americana. L’altitudine, l’aria rarefatta, le difficoltà di raffreddamento e le particolari esigenze aerodinamiche rendevano tutt’altro che scontato il ripetersi delle prestazioni mostrate in Texas.

Eppure la Ferrari ha risposto presente.

Lewis Hamilton ha conquistato una straordinaria pole position, la prima con la Scuderia di Maranello in un Gran Premio, precedendo George Russell e Charles Leclerc. Un risultato che ha confermato la competitività della SF-26 anche sul giro secco.

In gara, le due Rosse sono state protagoniste fin dalle prime curve. Il potenziale per puntare a una doppietta era concreto, ma il confronto interno tra Hamilton e Leclerc nelle fasi iniziali, insieme all’episodio del taglio di pista e alla penalità di cinque secondi inflitta al monegasco, ha cambiato completamente lo sviluppo della corsa.

Max Verstappen ha approfittato della situazione conquistando la vittoria, mentre Hamilton ha chiuso secondo a soli 0,799 secondi dal pilota Red Bull. Leclerc ha terminato quarto.

Un risultato che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca. La Ferrari ha perso un’occasione importante, ma ha anche dimostrato di poter competere per il successo su un circuito particolarmente impegnativo.

SF-26, una finestra di utilizzo che sembra più ampia

L’aspetto tecnicamente più interessante riguarda il comportamento della monoposto.

Nel corso della stagione la Ferrari aveva spesso mostrato buone qualità nei tratti guidati, pagando però alcune debolezze in termini di efficienza e una certa sensibilità alle condizioni della pista.

Una vettura capace di esprimere velocità quando tutto funzionava correttamente, ma non sempre semplice da interpretare quando assetto, temperature e pneumatici uscivano dalla finestra ideale.

Gli ultimi sviluppi e il lavoro di messa a punto sembrano aver migliorato questo equilibrio.

La SF-26 appare più consistente sulla distanza, con una gestione degli pneumatici che ha offerto indicazioni interessanti e un comportamento che, nelle ultime due gare, è sembrato maggiormente prevedibile.

Austin ha permesso di valutare la monoposto attraverso curve veloci, cambi di direzione e sezioni più lente. Il Messico ha invece rappresentato un esame particolare sul fronte aerodinamico e della gestione termica.

Naturalmente due Gran Premi non bastano per dichiarare risolti tutti i limiti del progetto. Tuttavia, la sensazione è che il lavoro di sviluppo abbia progressivamente migliorato la finestra di funzionamento della vettura.

È un risultato importante: una monoposto meno sensibile alle variazioni di assetto e alle condizioni ambientali permette ai piloti di sfruttarne meglio le caratteristiche durante l’intero weekend.

Vasseur e il lavoro di una squadra che non ha smesso di crederci

In questo quadro merita una riflessione anche il lavoro della squadra guidata da Frédéric Vasseur.

Durante la stagione non sono mancate critiche, tensioni e interrogativi sulla direzione tecnica intrapresa a Maranello. Eppure la Ferrari ha continuato a lavorare, introducendo aggiornamenti e cercando di correggere progressivamente le debolezze del progetto.

Le prestazioni delle ultime settimane suggeriscono che questo percorso stia producendo effetti concreti.

Sarebbe sbagliato cancellare con un colpo di spugna tutti i problemi emersi durante il campionato, così come sarebbe ingeneroso ignorare il lavoro svolto soltanto perché non si è ancora tradotto in una nuova vittoria.

La Formula 1 richiede continuità, comprensione tecnica e capacità di sviluppare una monoposto senza perdere la direzione intrapresa.

Da questo punto di vista, gli ultimi appuntamenti sembrano offrire indicazioni positive per il gruppo di lavoro di Maranello.

Restano naturalmente alcune criticità, soprattutto nella gestione complessiva dei weekend. Quanto accaduto in Messico dimostra che il potenziale della vettura deve essere accompagnato da un’esecuzione altrettanto efficace.

Il vero rammarico Ferrari? Non aver raccolto quanto possibile

C’è un elemento che accomuna Austin e Messico: la sensazione che la Ferrari avrebbe potuto ottenere qualcosa in più.

In Texas la vittoria non era un obiettivo facilmente raggiungibile, considerando il vantaggio finale di Antonelli, ma Leclerc ha dimostrato di poter lottare per le posizioni di vertice.

In Messico, invece, il successo appariva decisamente più concreto. La pole di Hamilton e la competitività mostrata da entrambe le monoposto avevano creato le condizioni per puntare a un risultato straordinario.

Questo deve far riflettere.

Per buona parte del campionato la squadra di Maranello si è trovata a inseguire, cercando di massimizzare ogni occasione disponibile. Adesso il problema sembra essersi parzialmente spostato: non si tratta più soltanto di trovare prestazione, ma anche di riuscire a raccogliere quanto la monoposto permette.

Per tornare stabilmente a vincere occorre curare ogni dettaglio: dalla qualifica alla partenza, passando per le strategie e la gestione delle diverse fasi di gara.

Sono proprio questi gli aspetti sui quali la Ferrari dovrà dimostrare di aver compiuto un ulteriore salto di qualità.

Ferrari, un finale di stagione importante anche per il futuro

Il Mondiale si avvia verso la sua conclusione, ma per Ferrari queste ultime gare possono rappresentare molto più di una semplice occasione per migliorare la classifica.

Possono diventare un importante banco di prova per consolidare il lavoro svolto e chiudere la stagione con una consapevolezza diversa.

La SF-26 non è improvvisamente diventata una monoposto perfetta. Restano aspetti da migliorare e il confronto con Mercedes e Red Bull continua a essere estremamente impegnativo.

Tuttavia, Austin e Città del Messico hanno restituito l’immagine di una Ferrari più competitiva, capace di comprendere meglio il proprio mezzo e di sfruttarne le qualità con maggiore continuità.

Ed è probabilmente questa la notizia più interessante per Maranello.

Perché una vittoria può sfumare per una strategia, un episodio o una partenza complicata, mentre i progressi tecnici rappresentano una base sulla quale continuare a costruire.

Se le indicazioni emerse negli ultimi due appuntamenti troveranno conferma anche nelle prossime gare, il finale di stagione potrebbe assumere un significato ben più importante dei semplici punti conq

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