La Ferrari perde un’altra occasione per vincere e Fred Vasseur punta il dito contro i suoi piloti. Ma dopo quanto accaduto a Monza, il problema non è soltanto il comportamento di Hamilton e Leclerc: è soprattutto l’assenza di una guida capace di imporre regole e farle rispettare.
La Ferrari continua a farsi del male da sola. Questa volta è successo al Gran Premio del Messico, dove una possibile doppietta si è trasformata nell’ennesima occasione sprecata. Charles Leclerc e Lewis Hamilton si sono ritrovati protagonisti di un confronto troppo acceso, proprio quando la squadra avrebbe avuto bisogno di gestire con lucidità una situazione estremamente favorevole.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Max Verstappen ha approfittato della situazione, mentre la Ferrari ha perso una vittoria che sembrava alla sua portata.
Ma c’è un aspetto che merita una riflessione ancora più profonda: dov’era la leadership della Ferrari?
Vasseur scopre il problema dopo la gara?
Le dichiarazioni di Fred Vasseur dopo il Gran Premio del Messico sono state particolarmente dure. Il team principal ha parlato di una mancanza di rispetto nei confronti del marchio Ferrari e delle circa 2.000 persone che lavorano dietro le quinte per portare in pista le monoposto.
Il concetto espresso dal manager francese è condivisibile: i piloti non corrono soltanto per se stessi, ma rappresentano un’intera squadra, gli sponsor e il lavoro di centinaia di tecnici e professionisti.
Vasseur ha anche dichiarato che la situazione sta sfuggendo di mano, annunciando un confronto con entrambi i piloti.
Parole forti, certamente. Ma c’è una domanda inevitabile: possibile che Vasseur si sia accorto soltanto adesso del problema?
Perché quello che abbiamo visto in Messico non nasce improvvisamente. Già a Monza, durante il Gran Premio d’Italia, Hamilton e Leclerc erano arrivati a un confronto molto acceso in pista, compromettendo il risultato della squadra.
In quell’occasione Vasseur aveva già affrontato la questione, cercando di chiarire che i piloti potevano lottare tra loro, ma senza danneggiare gli interessi della Ferrari.
Evidentemente, però, quelle indicazioni non sono state sufficienti.

Dopo Monza servivano provvedimenti, non soltanto parole
Il problema della Ferrari non è che due piloti di alto livello vogliano prevalere sul proprio compagno di squadra. È una situazione assolutamente normale in Formula 1.
Hamilton è un sette volte campione del mondo, Leclerc è un pilota che da anni cerca di conquistare il titolo con la Ferrari. Pensare che possano rinunciare spontaneamente alle proprie ambizioni sarebbe ingenuo.
Proprio per questo esiste il ruolo del team principal.
Dopo quanto accaduto a Monza, Vasseur avrebbe dovuto stabilire regole d’ingaggio inequivocabili, chiarire le responsabilità dei piloti e soprattutto assicurarsi che venissero rispettate.
Invece, in Messico, abbiamo assistito nuovamente a una situazione nella quale entrambi sembravano concentrati soprattutto sulla propria battaglia personale.
Hamilton ha lamentato via radio il comportamento del compagno, facendo riferimento anche agli accordi precedenti alla partenza. Leclerc, dal canto suo, ha difeso la propria manovra e ha evidenziato come anche Hamilton avesse adottato un comportamento al limite.
Il risultato è stato un’altra polemica interna, con una Ferrari che ha finito per favorire indirettamente Verstappen.
Non basta convocare i piloti dopo la gara per dimostrare di avere il controllo della situazione. Bisogna evitare che certe situazioni si ripetano.
Il vero problema è l’assenza di un leader
Qui arriviamo al punto più delicato.
La Ferrari sembra avere due campioni in squadra, ma non un riferimento autorevole capace di gestirli.
Non è necessario imporre un primo e un secondo pilota in ogni circostanza. È però indispensabile che entrambi sappiano quali siano i limiti da rispettare e che il muretto abbia l’autorevolezza necessaria per farli rispettare.
In una squadra vincente, il pilota deve sapere che può lottare, ma anche che esiste un interesse superiore rispetto alla propria rivalità personale.
E questo interesse si chiama Ferrari.
Non è la prima volta che il muretto di Maranello mostra difficoltà nella gestione delle situazioni di gara. Tra decisioni strategiche discutibili, comunicazioni poco efficaci e occasioni perse, la sensazione è quella di una squadra che fatica a trasformare il potenziale tecnico in risultati concreti.
Vasseur dovrebbe essere proprio la figura in grado di mettere ordine in questo scenario.
Invece, dopo il Messico, sembra quasi cadere dal pero, denunciando un problema che avrebbe dovuto essere affrontato con decisione già diverse gare fa.
Il sorriso con Toto Wolff e il caos a Maranello
C’è anche un’immagine che, osservata alla luce di quanto accaduto, fa riflettere.
Mentre all’interno della Ferrari si consuma l’ennesimo confronto tra i suoi piloti, Vasseur viene mostrato in un clima apparentemente disteso, mentre conversa e sorride con Toto Wolff.
Naturalmente non c’è nulla di male nel parlare con il team principal Mercedes. Ma il contrasto tra quella tranquillità e la situazione che si vive nel box Ferrari è significativo dal punto di vista dell’immagine.
La Ferrari avrebbe bisogno di un dirigente capace di trasmettere fermezza, autorevolezza e soprattutto una direzione precisa.
Non di un manager che si limiti a intervenire pubblicamente quando il danno è ormai fatto.

Hamilton e Leclerc hanno responsabilità, ma Vasseur non può chiamarsi fuori
Sarebbe sbagliato attribuire tutte le responsabilità a Vasseur. Hamilton e Leclerc sono professionisti esperti e devono assumersi le conseguenze delle proprie decisioni.
Il britannico non può pretendere che il compagno rinunci sistematicamente a lottare, così come Leclerc non può pensare che ogni occasione di attacco giustifichi il rischio di compromettere il risultato della squadra.
Ma la responsabilità della gestione resta al team principal.
Se dopo Monza si ripresenta una situazione simile in Messico, significa che qualcosa non ha funzionato. E non basta dichiararsi arrabbiati per risolvere il problema.
La Ferrari non ha bisogno soltanto di una monoposto competitiva. Ha bisogno di una struttura capace di gestire i propri campioni, prendere decisioni e imporre una linea comune.
Altrimenti continueremo ad assistere allo stesso spettacolo: una Ferrari che può vincere, due piloti che pensano prima a superarsi e un muretto che interviene quando ormai è troppo tardi.
La domanda, a questo punto, non riguarda soltanto Hamilton e Leclerc.
Riguarda Fred Vasseur: è davvero lui il leader di cui questa Ferrari ha bisogno?
Canal+ – Dichiarazioni di Fred Vasseur nel dopogara del GP del Messico, 1° novembre 2026.


