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La Ferrari aveva una monoposto competitiva in Messico, ma ha sprecato una possibile doppietta nel confronto tra Hamilton e Leclerc. Nell’intervista esclusiva a NewsF1.it, l’ingegner Luigi Mazzola analizza le responsabilità del muretto, il ruolo di Vasseur e il futuro dei piloti Ferrari.
Il Gran Premio del Messico ha lasciato alla Ferrari più di un rimpianto. In una domenica nella quale la SF-26 sembrava avere il potenziale per puntare a un risultato importante, la squadra di Maranello ha visto sfumare una possibile doppietta a causa del confronto in pista tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc.
Un episodio che riporta al centro del dibattito la gestione dei due piloti e, soprattutto, la leadership del team. Ne abbiamo parlato con Luigi Mazzola, storico ingegnere Ferrari, protagonista di un’intervista esclusiva a NewsF1.it.

Ferrari, Hamilton e Leclerc: una doppietta sfumata al primo giro
Secondo Mazzola, il punto di partenza dell’analisi è la libertà concessa ai due piloti prima della gara. Se Hamilton e Leclerc erano liberi di lottare, era inevitabile che entrambi provassero a sfruttare ogni occasione.
L’ingegnere riconosce la natura competitiva dei piloti: chi corre in Formula 1 vuole vincere e non può essere criticato semplicemente perché tenta un sorpasso. Leclerc, in particolare, ha cercato uno spazio all’esterno, ma secondo Mazzola quella manovra non avrebbe avuto molte possibilità di successo.
La conseguenza è stata pesante: la Ferrari avrebbe potuto conquistare una doppietta, ma l’occasione è sfumata proprio nelle prime curve.
Mazzola sulla gestione Vasseur: «Si arrabbia dopo, tardino»
Il tema più delicato dell’intervista riguarda la gestione della squadra. Per Mazzola, la questione non è soltanto stabilire chi abbia sbagliato tra Hamilton e Leclerc, ma capire quali indicazioni siano state date prima della partenza.
Se la Ferrari voleva evitare qualsiasi confronto tra i compagni di squadra, avrebbe dovuto stabilire regole precise prima della gara. Se invece i piloti erano liberi di lottare, il loro comportamento era una conseguenza prevedibile.
Mazzola riconosce una possibile mancanza di direzione nella gestione del team e commenta anche la reazione del responsabile della squadra: Vasseur avrebbe dovuto essere più operativo prima, non intervenire soltanto dopo l’episodio.
L’ingegnere non risparmia neppure una critica a Hamilton per le dichiarazioni successive alla gara, quando il britannico ha assunto, secondo Mazzola, un atteggiamento che sembrava quello di un team principal. Il suo compito, sottolinea, resta quello di fare il pilota.
Antonelli campione: Mazzola racconta il talento del giovane italiano
L’intervista si apre con un altro grande protagonista del fine settimana messicano: Kimi Antonelli.
Mazzola descrive il giovane italiano come un pilota autentico, genuino e capace di conquistare risultati straordinari. La sua stagione viene definita impressionante per continuità, velocità, sorpassi e capacità di portare a termine le gare.
L’ingegnere invita però a valutare il suo percorso senza anticipare paragoni eccessivi con i grandi campioni del passato. Per spiegare come un professionista riesca a riconoscere immediatamente il talento, racconta anche un episodio personale: il debutto di Michael Schumacher a Spa nel 1991.
In quell’occasione Alain Prost, dopo aver osservato il giovane tedesco in pista, aveva già intuito le sue qualità.
Russell in difficoltà: il ruolo della Power Unit 2026
Spazio anche all’analisi tecnica della nuova Formula 1. Mazzola prova a spiegare le difficoltà incontrate da George Russell nel confronto con Antonelli.
Una parte del problema potrebbe essere legata alla gestione dell’energia: le monoposto 2026 richiedono strategie di ricarica e deployment molto diverse rispetto al passato. Le curve diventano anche punti nei quali recuperare energia, con un’influenza diretta sul comportamento della vettura in rettilineo.
Secondo Mazzola, Russell ha impiegato tempo per adattarsi a questa gestione, mentre Antonelli è riuscito a trovare prima il proprio equilibrio.
Leclerc, Ferrari e il problema dei giovani piloti
Nel finale dell’intervista si torna a Maranello. Mazzola esprime grande stima per il talento di Charles Leclerc, ma ritiene che il monegasco non sia stato accompagnato nel modo migliore nel proprio percorso di crescita e maturazione.
Il confronto con Antonelli porta poi a una riflessione più ampia: la Ferrari, secondo l’ingegnere, ha storicamente preferito puntare su piloti già affermati, anziché investire con continuità nella crescita dei giovani.
Il successo di Antonelli in Mercedes diventa così anche un’occasione per riflettere sulle scelte di Maranello e sul ruolo della dirigenza nella costruzione di un progetto vincente.
Guarda l’intervista esclusiva completa a Luigi Mazzola nel video qui sotto.
Secondo te, la Ferrari ha perso la doppietta in Messico per colpa dei piloti oppure per una gestione poco chiara di Vasseur? Scrivilo nei commenti.
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