Ferrari e il mito del miglior telaio: cosa ha davvero dimostrato la SF-26 nel 2026?

Vito Defonseca
18 Min Read
Ferrari F1 Undate Barcellona Disegno Credits Salvatore Asero

La SF-26 è davvero la monoposto con il miglior telaio della Formula 1? Dalle vittorie di Barcellona e Silverstone fino a Baku, il Mondiale racconta una storia molto più complessa

Per gran parte del Mondiale 2026 si è consolidata una convinzione difficile da scalfire tra i tifosi Ferrari: la SF-26 avrebbe il miglior telaio della Formula 1, ma sarebbe penalizzata principalmente dalla power unit.

È una teoria che ha una sua origine concreta.

Dopo il Gran Premio di Barcellona, Andrea Stella aveva infatti indicato la Ferrari come riferimento nelle curve, arrivando a parlare del miglior chassis del momento. La SF-26, soprattutto dopo il grande pacchetto di aggiornamenti introdotto in Spagna, era apparsa particolarmente efficace nelle curve di media velocità.

Il problema nasce quando una fotografia scattata in un determinato momento del campionato viene trasformata in una verità assoluta valida per tutta la stagione.

Ferrari può aver avuto il miglior comportamento telaistico-aerodinamico in una determinata fase del 2026 senza possedere necessariamente il miglior telaio dell’intero campionato.

E soprattutto non è corretto considerare questo vantaggio come una sorta di patrimonio acquisito per il 2027.

Perché la Formula 1 evolve continuamente.

E gli avversari sviluppano.

ferrari f1 barcellona
ferrari f1 barcellona Credits Foto base media Pirelli

Barcellona: qui Ferrari aveva davvero qualcosa in più

Per capire da dove nasce il mito bisogna partire proprio da Barcellona.

Il circuito catalano è uno dei tracciati più indicativi per valutare il comportamento complessivo di una monoposto. Ci sono curve lente, curve di media velocità, curve veloci, cambi di direzione e zone nelle quali l’efficienza aerodinamica deve convivere con la capacità di generare carico.

Ferrari arrivò al Gran Premio con un pacchetto di sviluppo particolarmente importante.

Il lavoro riguardava diverse aree della vettura, compreso il fondo e la parte aerodinamica anteriore e laterale. Non si trattava quindi di un semplice affinamento, ma di un’evoluzione sostanziale della piattaforma aerodinamica.

Il risultato fu immediato.

Lewis Hamilton conquistò la vittoria e Ferrari dimostrò di avere una SF-26 molto competitiva soprattutto nelle sezioni in curva.

Fu proprio dopo questo weekend che arrivò la definizione di Andrea Stella.

Ferrari aveva il miglior chassis.

Ed è importante riconoscere che, in quel momento, questa affermazione aveva una base tecnica concreta.

Il problema è ciò che è successo dopo.

Il miglior telaio non è un titolo mondiale

Qui c’è l’errore concettuale più importante.

In Formula 1 non esiste un titolo ufficiale di:

“miglior telaio dell’anno”.

La prestazione di una monoposto è sempre relativa agli avversari e al momento del campionato.

Se Ferrari trova una soluzione che vale tre decimi e McLaren, due mesi dopo, ne trova una che vale quattro decimi, Ferrari non ha peggiorato la propria macchina.

Ha semplicemente perso il vantaggio relativo.

È esattamente quello che bisogna tenere presente quando si analizza la SF-26.

La Ferrari può essere stata eccellente a Barcellona.

Ma McLaren e Red Bull non sono rimaste ferme a guardare.

Hamilton Silverstone
Hamilton Silverstone credits media pirelli

Silverstone: un’altra vittoria, ma non la stessa storia

La seconda vittoria Ferrari della stagione è arrivata a Silverstone con Charles Leclerc.

Anche questo risultato dimostra che la SF-26 non era una monoposto costruita soltanto per funzionare in una singola configurazione.

Silverstone richiede efficienza aerodinamica, velocità nelle curve rapide, gestione degli pneumatici, trazione, equilibrio della vettura e un utilizzo molto sofisticato dell’energia.

Ferrari riuscì a essere competitiva in un weekend nel quale inizialmente non si aspettava necessariamente di avere un vantaggio così importante.

Ed è proprio questo un altro elemento interessante della SF-26.

La vettura aveva una capacità di essere molto competitiva quando riusciva a entrare nella finestra giusta.

Ma questa non è necessariamente la stessa cosa di avere il miglior telaio in assoluto.

Una monoposto può essere estremamente efficace in determinate condizioni senza essere superiore in maniera generalizzata.

Austria: il primo campanello d’allarme

Dopo Barcellona arrivò l’Austria.

Ed è qui che la teoria del “miglior telaio” cominciò a diventare meno semplice.

Ferrari era stata competitiva in qualifica, ma in gara la situazione cambiò profondamente.

Il degrado degli pneumatici e il comportamento della vettura con temperature elevate misero in evidenza una delle debolezze della SF-26.

Non è una contraddizione.

Una macchina può essere velocissima in curva e contemporaneamente avere problemi nel modo in cui genera e conserva quella prestazione durante un’intera distanza di gara.

La prestazione aerodinamica non vive separata dalle gomme, dal bilanciamento e dalla dinamica della vettura.

Ed è proprio per questo che definire una macchina semplicemente “la migliore di telaio” può diventare fuorviante.

Nel frattempo McLaren e Red Bull hanno continuato a sviluppare

Questo è il passaggio che spesso viene dimenticato.

Quando si parla della Ferrari del 2026, si tende a confrontarla con gli avversari come se questi fossero rimasti fermi.

Non è così.

McLaren ha continuato a sviluppare la propria monoposto.

Red Bull ha continuato a sviluppare la propria monoposto.

Mercedes ha continuato a sviluppare la propria monoposto.

E il rapporto di forza è cambiato.

Lo stesso Andrea Stella, successivamente, ha riconosciuto che McLaren aveva recuperato terreno proprio in alcune delle aree nelle quali Ferrari sembrava inizialmente avere un vantaggio, soprattutto nelle curve di velocità medio-alta.

Questa è una dinamica normale in Formula 1.

Ma ha una conseguenza importante.

Il vantaggio iniziale di Ferrari non può essere considerato automaticamente valido per tutta la stagione.

Mclaren F1 Pance
Mclaren F1 Pance credtis Graftechweb foto media center pirelli

Il caso Baku cambia la prospettiva

Il Gran Premio dell’Azerbaigian rappresenta uno dei momenti più interessanti dell’intero campionato.

Baku non è semplicemente una pista di motore.

È vero che possiede uno dei rettilinei più lunghi della Formula 1 e che la power unit e la gestione dell’energia hanno un peso enorme.

Ma ci sono anche frenate molto importanti, curve lente e soprattutto la sezione del Castello, dove diventano fondamentali precisione, rotazione della vettura, trazione e comportamento aerodinamico.

Per questo motivo Baku non può essere utilizzata per stabilire da sola quale sia il miglior telaio.

Ma può essere utilizzata per capire se Ferrari mantiene ancora quel vantaggio enorme nelle curve che aveva mostrato a Barcellona.

E qui la risposta diventa molto meno favorevole alla SF-26.

Leclerc ha concluso quarto e Ferrari è rimasta dietro Mercedes e Red Bull, con McLaren comunque competitiva.

Ma ancora più importante è stata la valutazione dello stesso Leclerc.

Il pilota Ferrari ha spiegato che Red Bull e McLaren avevano fatto un passo avanti mentre Ferrari non era riuscita a compiere lo stesso salto prestazionale. Ha inoltre sottolineato la necessità di nuovi aggiornamenti per ridurre il divario.

Questa è probabilmente la fotografia più importante della situazione attuale.

Disegno di Salvatore Asero per newsf1.it

Red Bull e McLaren non hanno copiato Ferrari: l’hanno raggiunta

Qui bisogna fare attenzione anche a un’altra narrativa.

Si è spesso detto che Ferrari fosse stata la prima a introdurre determinate soluzioni aerodinamiche e che gli avversari avessero successivamente seguito quella strada.

Anche questo può essere vero.

Ma in Formula 1 essere i primi a trovare una soluzione non significa conservarne per sempre il vantaggio.

Una soluzione aerodinamica può diventare rapidamente un punto di partenza per gli avversari.

E infatti McLaren e Red Bull hanno continuato a modificare profondamente le proprie monoposto.

A Baku McLaren ha introdotto numerosi interventi, compresi aggiornamenti alla zona laterale, al fondo, al diffusore, al raffreddamento e ad altre aree della vettura.

Anche Red Bull ha portato modifiche alla propria monoposto.

Ferrari, invece, non ha introdotto un pacchetto paragonabile in quel weekend.

Questo non significa che Ferrari avesse smesso di sviluppare la SF-26.

Significa qualcosa di più semplice:

gli altri hanno recuperato.

Ferrari non è diventata improvvisamente una macchina scarsa

Questo è un punto fondamentale.

Sfatare il mito del miglior telaio non significa sostenere che la SF-26 sia una monoposto mediocre.

Sarebbe altrettanto sbagliato.

Ferrari ha vinto due Gran Premi.

Ha avuto weekend nei quali è stata estremamente competitiva.

Ha dimostrato una notevole velocità in curva.

Ha prodotto un importante salto prestazionale a Barcellona.

Ha dimostrato a Silverstone di poter essere competitiva anche in condizioni molto diverse.

Il problema è un altro.

Quel vantaggio non è rimasto esclusivo.

Gli avversari hanno recuperato.

E oggi non esiste più una base oggettiva sufficiente per affermare che Ferrari abbia ancora il miglior telaio della Formula 1.

Ferrari f1 FTM Clone FTM
Ferrari f1 FTM Clone FTM Foto credits Salvatore Asero

Ma allora è corretto parlare di “migliore aerodinamica”?

Anche qui bisogna essere precisi.

Dire semplicemente “Ferrari ha l’aerodinamica migliore” è quasi altrettanto riduttivo.

L’aerodinamica di una monoposto non può essere giudicata soltanto dalla velocità massima o dal tempo in una curva.

Bisogna considerare il modo in cui il carico viene prodotto, la sensibilità all’altezza da terra, il bilanciamento, il comportamento nelle diverse velocità, il rapporto fra carico e resistenza, il funzionamento degli pneumatici e la capacità della vettura di mantenere quella prestazione per tutta la gara.

Quando Stella definiva Ferrari il riferimento dal punto di vista del chassis, stava osservando principalmente la prestazione in curva.

Non stava dimostrando che Ferrari possedesse una struttura meccanica magicamente superiore in ogni condizione.

E soprattutto non stava dicendo che quella superiorità sarebbe rimasta invariata dopo mesi di sviluppo degli avversari.

Il confronto con la vecchia Leyton House

È interessante anche il paragone con alcune monoposto del passato.

Una vettura come la Leyton House di Adrian Newey era capace di mostrare in maniera molto evidente una caratteristica dominante: una straordinaria efficienza e una notevole capacità di percorrenza in curva, ottenute anche sacrificando altre aree della prestazione.

Era possibile guardare una gara e vedere fisicamente una macchina che, in determinati tratti, sembrava appartenere a una categoria diversa.

La Formula 1 moderna è molto più complessa.

Oggi non basta dire:

“questa macchina ha il telaio migliore”.

Bisogna chiedersi:

  • dove è più veloce?
  • a quale velocità?
  • con quale livello di carico?
  • con quale temperatura degli pneumatici?
  • con quale configurazione aerodinamica?
  • con quale gestione dell’energia?
  • con quale livello di degrado?
  • e soprattutto: quanto è cambiato il quadro dopo gli ultimi aggiornamenti?

È questa la differenza fra una caratteristica tecnica reale e un’etichetta trasformata in narrativa.

“Abbiamo sbagliato solo il motore”: la teoria dei tifosi regge?

Qui arriviamo al punto più delicato.

Una parte del pubblico Ferrari ragiona in questo modo:

la SF-26 ha il miglior telaio, ma la power unit non è abbastanza competitiva; se nel 2027 Ferrari azzeccherà il motore, allora avrà automaticamente una vettura da titolo.

È una possibilità.

Ma non è una conclusione dimostrata dal 2026.

Perché per sostenerla bisognerebbe dimostrare prima che Ferrari possieda ancora un vantaggio strutturale sul resto della vettura.

E questo vantaggio oggi non è dimostrato.

Anzi, le informazioni più recenti suggeriscono proprio il contrario.

A Baku Leclerc ha riconosciuto che Red Bull aveva fatto un passo avanti e che McLaren aveva recuperato terreno mentre Ferrari non aveva fatto lo stesso salto.

Quindi il problema Ferrari non può essere ridotto matematicamente a:

motore sbagliato + telaio migliore.

La realtà è molto più complessa.

Il vero problema potrebbe essere la velocità di sviluppo

Questo è forse l’aspetto più interessante in prospettiva 2027.

Ferrari ha dimostrato di poter progettare una macchina molto competitiva.

Il grande pacchetto di Barcellona lo dimostra.

Ma gli avversari hanno risposto.

E quando una squadra riesce a recuperare un vantaggio che sembrava consistente, la domanda da porsi non è soltanto:

“Perché Ferrari ha perso prestazione?”

La domanda più importante diventa:

“Perché gli altri hanno guadagnato prestazione più velocemente?”

Questa differenza è fondamentale.

Perché se Ferrari riuscisse nel 2027 a migliorare enormemente la power unit, ma McLaren e Red Bull continuassero a sviluppare la propria aerodinamica più rapidamente, il problema non sarebbe risolto.

Il verdetto sulla SF-26

La SF-26 ha dimostrato di essere una monoposto molto competitiva.

Ha dimostrato di poter essere eccezionale in curva.

Ha avuto una fase del campionato nella quale poteva essere considerata il riferimento dal punto di vista del comportamento telaistico-aerodinamico.

Ma il Mondiale ha dimostrato anche che questo vantaggio non è rimasto intatto.

Barcellona rappresenta il punto massimo della forza Ferrari.

Silverstone dimostra la capacità della SF-26 di adattarsi a un altro tipo di tracciato.

Austria mostra alcune delle sue difficoltà nella gestione degli pneumatici.

Le gare successive mostrano il recupero degli avversari.

Baku rappresenta la conferma più recente che il vantaggio iniziale non è più quello di qualche mese prima.

E la dichiarazione di Leclerc rende il quadro ancora più chiaro.

Quindi Ferrari ha il miglior telaio?

Oggi non possiamo affermarlo.

Possiamo affermare qualcosa di più preciso:

Ferrari ha costruito una delle migliori monoposto della stagione 2026 e, in una determinata fase del campionato, la SF-26 è stata probabilmente il riferimento in alcune condizioni di curva.

Ma il “miglior telaio” non è un titolo che Ferrari può portarsi dietro fino al 2027.

È un vantaggio relativo.

E un vantaggio relativo può essere perso.

McLaren lo ha dimostrato.

Red Bull lo ha dimostrato.

Mercedes lo ha dimostrato.

E Baku ha mostrato che Ferrari non è più nella posizione di poter dire semplicemente:

“Abbiamo il miglior telaio, perdiamo soltanto per il motore.”

La Formula 1 non funziona così.

ferrari F1 Motore Power unit
ferrari F1 Motore Power unit credits Salvatore Asero

La vera domanda per il 2027

La domanda non dovrebbe quindi essere:

“Se Ferrari azzecca il motore, vincerà il Mondiale?”

La domanda dovrebbe essere:

“Ferrari riuscirà a costruire una vettura nella quale power unit, aerodinamica, telaio, gestione degli pneumatici e sviluppo siano tutti al livello dei migliori contemporaneamente?”

Perché il 2026 ha già dimostrato una cosa.

Ferrari può avere una macchina eccellente.

Può avere un grande vantaggio iniziale.

Può persino essere considerata il riferimento in curva.

Ma se McLaren, Red Bull e Mercedes sviluppano più velocemente, quel vantaggio scompare.

Il miglior telaio non è una proprietà permanente. È una posizione da conquistare e difendere ogni singola gara.

E dopo Baku, quella posizione Ferrari non sembra più averla.

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