Ferrari SF-26, il vero allarme è il passo con gomma dura

Vito Defonseca
7 Min Read
ferrari Ungheria Gomme

Guarda la versione completa su YouTube: NEWSf1IT

Il Gran Premio d’Ungheria lascia alla Ferrari interrogativi probabilmente più profondi del semplice risultato finale. Strategie, errori dei piloti e gestione di alcuni momenti della gara hanno certamente pesato, ma concentrarsi esclusivamente su questi aspetti rischia di nascondere il problema più interessante emerso all’Hungaroring: il passo della SF-26 con la gomma Hard.

È proprio questo uno dei temi affrontati da Giovanni Messi e Davide Russo nell’ultima puntata di A Ruote Ferme. Perché, una volta montata la mescola più dura, la Ferrari non è sembrata semplicemente inferiore alla McLaren: il ritmo ha suggerito una difficoltà più ampia, con Red Bull e Mercedes capaci a loro volta di esprimere una competitività superiore.

ferrari ala macarena evo confronto Ferrari Mclaren Red Bull
ferrari ala macarena evo confronto Ferrari Mclaren Red Bull

Ferrari velocissima venerdì, poi qualcosa cambia

Il weekend era iniziato in maniera completamente diversa.

Nelle prove libere del venerdì la SF-26 era apparsa equilibrata e competitiva, lasciando intravedere la possibilità di una Ferrari protagonista su un circuito che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto adattarsi bene alle caratteristiche della monoposto.

Poi qualcosa è cambiato.

Durante la notte tra venerdì e sabato la Ferrari ha utilizzato una delle deroghe al coprifuoco previste dal regolamento, permettendo ai meccanici di lavorare sulla vettura. Questo elemento, da solo, non dimostra naturalmente che gli interventi effettuati abbiano peggiorato la macchina.

La coincidenza temporale è però interessante.

Dalle FP3 la SF-26 è apparsa più nervosa, soprattutto al posteriore, con una maggiore tendenza allo scivolamento. Su una pista come l’Hungaroring, dove trazione, stabilità e gestione termica degli pneumatici sono determinanti, perdere controllo sul retrotreno può rapidamente trasformarsi in degrado e perdita di prestazione.

Resta quindi una domanda: la Ferrari ha inseguito un miglioramento del setup finendo per restringere la finestra di funzionamento della SF-26?

Il problema non è soltanto la strategia

La gestione della gara ha inevitabilmente attirato gran parte delle critiche.

In particolare, la decisione di fermare Hamilton durante la fase di Virtual Safety Car ha fatto discutere. Il britannico aveva ereditato la seconda posizione e disponeva della track position su Verstappen. Ferrari ha invece scelto di effettuare la sosta, perdendo quella posizione in pista.

È facile quindi attribuire il risultato finale alla strategia.

Ma questa lettura rischia di essere incompleta.

Perché una strategia diventa realmente efficace soltanto quando la monoposto riesce a sfruttare gli pneumatici utilizzati. Ed è qui che emerge il dato probabilmente più preoccupante del GP d’Ungheria.

Con la Hard la SF-26 cambia volto

Con la mescola più dura la Ferrari non ha mostrato il passo necessario per combattere stabilmente nelle primissime posizioni.

McLaren aveva più ritmo. Verstappen riusciva a essere competitivo con la Red Bull. Anche Antonelli, con la Mercedes, ha mostrato una gestione e una velocità estremamente convincenti.

La sensazione emersa durante la gara è quindi che, sulla Hard, la SF-26 potesse essere addirittura la quarta forza tra i top team.

Ed è questo il vero campanello d’allarme.

Con altre mescole il quadro era apparso differente. La Ferrari aveva mostrato velocità durante il weekend e in determinate condizioni la SF-26 sembrava avere gli strumenti per giocarsi qualcosa di importante.

Quando però la gara ha richiesto di estrarre prestazione dalla mescola più dura, gli equilibri sono cambiati.

Perché una Ferrari che scivola può mettere in crisi le gomme

Il comportamento osservato potrebbe essere coerente con una monoposto che fatica a mantenere gli pneumatici all’interno della corretta finestra di utilizzo.

Se il posteriore scivola troppo, lo pneumatico viene sottoposto a maggiore stress superficiale e termico. Il pilota deve inoltre correggere maggiormente la vettura e non può sfruttare completamente la trazione in uscita dalle curve lente.

Ma esiste anche il problema opposto.

Una mescola dura necessita di sufficiente energia per raggiungere e mantenere la propria finestra di funzionamento. Una vettura che non riesce a trasferire correttamente questa energia può trovarsi con uno pneumatico che non offre il grip previsto.

Per stabilire con certezza quale fenomeno abbia penalizzato Ferrari servirebbero naturalmente i dati interni della squadra. Il cronometro, però, mostra il risultato finale del problema: la SF-26 non riusciva a produrre con la Hard lo stesso livello relativo di prestazione visto in altre fasi del weekend.

Ferrari SF 26 Ungeria Ala macarena evo
Ferrari SF 26 Ungeria Ala macarena evo

L’Hungaroring doveva essere una pista Ferrari

Ed è proprio il contesto a rendere il dato ancora più significativo.

Budapest non rappresentava uno dei circuiti teoricamente più problematici per questa generazione di monoposto. Le caratteristiche dell’Hungaroring riducono l’importanza della velocità massima e della gestione energetica rispetto a piste molto più veloci come Spa.

Era quindi una delle occasioni nelle quali Ferrari avrebbe dovuto massimizzare i propri punti.

Invece, nel momento decisivo della gara, la SF-26 si è ritrovata dietro non soltanto alla McLaren, ma anche alle prestazioni espresse da Red Bull e Mercedes.

Questo cambia inevitabilmente la lettura del weekend.

Strategia sbagliata o problema tecnico? Probabilmente entrambi

La tentazione, dopo una gara del genere, è cercare un unico responsabile.

La strategia Ferrari è stata discutibile. Hamilton ha commesso errori e ha perso un duello pesante contro Verstappen. Leclerc non è riuscito a incidere come ci si sarebbe aspettato.

Ma sotto questi episodi rimane una questione tecnica che Maranello dovrà comprendere durante la pausa estiva.

Perché la SF-26 è passata dalla competitività mostrata venerdì a una gara nella quale, con la Hard, non sembrava avere il passo delle principali rivali?

È probabilmente questa la domanda più importante lasciata dal Gran Premio d’Ungheria.

Perché una strategia sbagliata si può correggere dalla gara successiva. Un errore del pilota può rimanere un episodio.

Ma se la SF-26 possiede ancora una finestra di funzionamento troppo sensibile alla mescola, alle temperature o alle regolazioni d’assetto, il problema diventa strutturale.

E per una Ferrari che vuole tornare a lottare stabilmente per le vittorie, questo sarebbe un allarme molto più serio dei punti persi a Budapest.

Guarda la puntata completa di A ruote Ferme

Share This Article
Nessun commento

Lascia un commento