Ferrari, l’ala Macarena finisce sotto osservazione FIA: cosa rischia

Vito Defonseca
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ala macrena Ferrari Red Bull

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Ferrari, l’ala Macarena finisce sotto osservazione FIA: perché il caso Red Bull riguarda anche la SF-26

L’ala Macarena Ferrari è finita al centro dell’attenzione della FIA dopo i problemi accusati dalla Red Bull nelle ultime gare. Sebbene entrambe le squadre utilizzino una filosofia simile per l’ala posteriore, esiste una differenza tecnica che potrebbe evitare alla Scuderia di Maranello le criticità riscontrate sulla RB.

La FIA ha acceso i riflettori su una delle innovazioni aerodinamiche più discusse della stagione: la cosiddetta ala “Macarena”, la soluzione che permette al flap mobile posteriore di ruotare completamente modificando in maniera molto più marcata il flusso aerodinamico rispetto ai sistemi tradizionali.

A finire nel mirino è soprattutto Red Bull, dopo i problemi accusati da Max Verstappen negli ultimi Gran Premi, ma l’analisi del regolatore potrebbe inevitabilmente estendersi anche alla Ferrari, che utilizza una soluzione concettualmente simile.

f1 2026 Ala Red Bull
f1 2026 Ala Red Bull

I problemi accusati da Red Bull

Secondo quanto emerso dopo gli ultimi appuntamenti iridati, Verstappen avrebbe lamentato una temporanea perdita di stabilità al posteriore nelle fasi di frenata successive alla chiusura del DRS.

Il fenomeno sarebbe legato ai tempi di transizione del flusso aerodinamico: quando l’ala torna nella configurazione ad alto carico, il flusso non si stabilizza istantaneamente, creando per qualche istante una riduzione del carico sul retrotreno.

Proprio questa situazione avrebbe spinto la FIA ad approfondire l’argomento sotto il profilo della sicurezza.

Perché l’ala “Macarena” è diversa

La particolarità della soluzione introdotta da Ferrari e poi reinterpretata anche da Red Bull consiste nella rotazione completa del flap mobile.

A differenza delle ali posteriori tradizionali, nelle quali il profilo si apre semplicemente modificando l’ampiezza della fessura tra i due elementi, la “Macarena” ribalta completamente il flap, alterando in maniera molto più significativa il campo di moto dell’aria.

Dal punto di vista fluidodinamico questo significa che il tempo necessario affinché il flusso torni completamente stabile dopo la chiusura del DRS risulta superiore rispetto alle configurazioni convenzionali.

Ferrari non ha mai mostrato gli stessi problemi

Ed è proprio qui che emerge la differenza principale.

Pur utilizzando una filosofia simile, Ferrari non ha mai evidenziato episodi di instabilità paragonabili a quelli osservati sulla Red Bull.

Secondo quanto spiegato dall’ingegnere Riccardo Romanelli durante Race Tech, la Scuderia di Maranello ha dimostrato in tutte le gare disputate finora una gestione affidabile del sistema, senza manifestare anomalie nella fase di richiusura dell’ala.

Questo lascia intendere che il problema non sia tanto il concetto tecnico quanto la sua implementazione.

La FIA potrebbe comunque intervenire

Nonostante Ferrari non abbia mostrato criticità, il regolatore dovrà valutare il principio tecnico nella sua interezza e non il singolo caso Red Bull.

Per questo motivo anche la soluzione della SF-26 potrebbe finire sotto osservazione durante le verifiche.

Intervenire a campionato in corso sarebbe però una scelta estremamente delicata: qualsiasi limitazione rischierebbe infatti di modificare gli equilibri tecnici tra le squadre.

Red Bull potrebbe correre ai ripari

Una possibile soluzione per il team di Milton Keynes sarebbe quella di rendere più conservativa la gestione del sistema, anticipando leggermente la chiusura dell’ala mobile nelle fasi di frenata.

Una scelta che ridurrebbe il rischio di instabilità, ma che comporterebbe inevitabilmente una piccola perdita di prestazione sul giro.

Cosa succederà adesso

La FIA continuerà ad analizzare i dati raccolti nelle ultime gare per capire se esistano reali criticità di sicurezza.

Al momento non sembrano esserci indicazioni su un eventuale divieto della soluzione, ma il caso resta aperto. Ferrari osserva con relativa tranquillità, forte di un sistema che finora si è dimostrato affidabile, mentre Red Bull dovrà convincere la Federazione che gli episodi vissuti da Verstappen rappresentano casi isolati e non un limite progettuale della propria interpretazione dell’ala “Macarena”.

Ecco la puntata completa di Race TECH

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