L’incidente tra Verstappen e Hamilton ha lasciato una scia di polemiche infinita che durerà ancora per molto. A tal riguardo, andiamo ad analizzare ciò che accade quando un fuoriclasse abbassa la visiera.

 

Punto 1: la ragione è mancata ad entrambi.

Che sia per la vittoria del Mondiale o per un singolo Gran Premio, quando un fuoriclasse prende una decisione è perchè ha ragione che quella decisione sia giusta. Vediamo cosa ha scaturito nell’incidente di Silverstone.

Verstappen aveva tutto il diritto di difendersi a spada tratta dall’attacco del rivale. Sapeva che la velocità della Mercedes era più elevata ed un passaggio dietro Hamilton all’Hangar Straight sarebbe stato deleterio, mentre entrare per primo alle complesse curve 10-13 avrebbe permesso di mantenere immutata l’efficienza in curva della sua Red Bull, prendendo vantaggio per non subire troppo la Mercedes in rettilineo.

Dal canto suo, Hamilton ben sapeva che doveva fare di tutto per superare il prima possibile l’olandese. Per gli stessi motivi di Verstappen, Hamilton non voleva che la Red Bull scappasse via prima dell’Hangar St.

Una questione di strategia pre-gara, pensata a tavolino da entrambi ma terminata, almeno per uno di loro, direttamente a muro (di gomme, per fortuna).

Entrambi avevano la ragione di essere i migliori in griglia, di essere quelli che si giocano il Mondiale. Ma la ragione è mancata quando c’è stato il contatto. E sebbene in maniera molto diversa, è mancata ad entrambi.

Hamilton Verstappen Silverstone

Hamilton Verstappen Silverstone

Punto 2: lo spirito di autoconservazione

Quando un fuoriclasse abbassa la visiera ed entra in pista, diventa un tutt’uno con la vettura. Non esiste freno che tenga ne curva che impedisca ad un pilota di voler superare chi gli sta davanti. L’unico limite è la propria forza (e quella dell’auto).

Esiste però un ulteriore limite che mi piace definire spirito di autoconservazione. Questo permette di non farsi male, di prendere la decisione giusta che non sempre è quella di superare chi gli è davanti, quando anche di farsi superare, quando ancor più di evitare un incidente.

Prendiamo ad esempio il duello Leclerc-Hamilton di Monza 2019. All’ingresso della variante della Roggia, Hamilton era più veloce di Leclerc, il monegasco ha stretto quel tanto che bastava da far frenare Hamilton prima dell’attacco vero, spedendolo un pò sull’erba, senza conseguenze. Se Leclerc avesse lasciato la porta aperta, Hamilton avrebbe avuto il diritto di “infilarsi” e di conseguenza Leclerc non si sarebbe potuto difendere cosi aggressivamente.

Confrontiamo con il duello di Silverstone. Hamilton era dentro la traiettoria, ben evidente affiancato a Verstappen. Vero che l’olandese era leggermente in testa ed aveva diritto a difendere la posizione, ma non cosi aggressivamente, non tagliando in quel modo ma stringendo il giusto spazio per evitare il contatto e far desistere Lewis dal proseguire l’attacco in curva. Perchè Lewis aveva il diritto di attaccare ma anche di lasciare spazio. Non che ne abbia lasciato molto, ma Verstappen è entrato come se Lewis non ci fosse.

Spirito di autoconservazione: lasciare spazio in pista per giocarsela alla curva successiva (e portare la pelle a casa).

Quando un fuoriclasse abbassa la visiera, è difficile avere questa qualità: eppure in tanti l’hanno.

Con questa breve analisi voglio arrivare ad un punto cruciale per me: l’incidente può essere definito incidente di gara, per le modalità con cui è avvenuto e per i protagonisti che l’hanno causato. Ma non per come è stato gestito successivamente.

Un pilota è uscito FORTUNATAMENTE ILLESO e tutti ne siamo felicissimi. L’altro invece non ha subito danni se non una penalità inflitta in maniera sbagliata.

 

https://youtu.be/oIKel6jVD3Q

 

Se giusta era la bandiera rossa, per permettere di fare tutte le verifiche sullo stato del pilota, meno giusto è stato che Hamilton abbia potuto proseguire senza conseguenze.

I 10 secondi inflitti potevano essere sufficienti nel caso in cui si fosse stabilito al massimo 3 giri di tempo per scontarli: il vecchio e amato STOP&GO. Fermo, al box, senza toccare la vettura. Ripartire, in fondo al gruppo ricompattato, con la gara tutta da inventare e tanti piloti più lenti da superare.

Le gomme che si rovinano per i sorpassi continui, l’auto non efficiente per via del disturbo degli altri.

Questo sarebbe stato equo nei confronti di chi ci ha rimesso la gara per una percentuale minima di torto.

Poco importa se avesse vinto Leclerc o qualcun altro. Hamilton avrebbe dovuto fare una gara impossibile per vincere.

E poi basta con le pressioni ai direttori di gara. È come quando a calcio tutti accerchiano l’arbitro per dire la sua. Che brutta scena.

In sostanza, un momento di sport al limite, in cui tutti vogliono aver ragione ma alla fine dei conti, lo sbaglio, probabilmente, è stato proprio della direzione gara.

 

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