Nonostante la mancata disputa del GP del Belgio, l’andamento del venerdì e del sabato ha messo in evidenza i principali punti deboli della Ferrari.

Prima di approdare a Spa Francorchamps le aspettative nei confronti della Ferrari non erano certamente delle più rosee, vista la debacle dello scorso anno sul tracciato belga, che presenta lunghi rettilinei e curve a medio-alta velocità. Una combinazione che non favorisce le caratteristiche della SF21, spinta da una Power Unit poco potente e più a suo agio nelle curve a bassa velocità. Per una volta, le previsioni sono state azzeccate: la Rossa ha sofferto sia sull’asciutto il venerdì pomeriggio sia sotto la pioggia il sabato, ottenendo una deludente P11 e P13 in qualifica rispettivamente con Charles Leclerc e Carlos Sainz. Favoriti dalle penalità inflitte a Bottas e Norris e dal grave errore di Pérez nei giri di allineamento, i due piloti di Maranello sono riusciti ad entrare nella zona punti, che non hanno dovuto difendere nella farsa di domenica. I 2.5 punti ottenuti senza correre limitano i danni in classifica, ma restano insoddisfacenti perché le prestazioni, nell’arco del weekend, sono mancate.

Quello che probabilmente è il lato più deludente del weekend belga sono le prestazioni della SF21 sul bagnato. La Scuderia aveva ben impressionato nell’ultima gara disputata sotto la pioggia ad Imola, mentre nelle qualifiche di Spa entrambi i piloti hanno lamentato una forte mancanza di grip e una certa difficoltà, come avvenuto al Paul Ricard, nel mandare in temperatura le gomme anteriori, che invece era stato il grande punto di forza della SF21 in circuiti a bassa aderenza come Monaco e Baku. Questo fatto mette in luce uno dei più grandi problemi della Rossa in questa stagione, ossia le difficoltà ad interpretare la SF21. Nelle ultime tre gare la Scuderia si è sempre trovata di fronte a situazioni inaspettate: velocissima contro ogni previsione a Silverstone, in difficoltà su una pista, sulla carta, amica come l’Hungaroring e di nuovo nel pallone in condizioni ambientali da sfruttare a Spa. Raramente ha disputato un weekend lineare, come invece ha fatto spesso la McLaren. In nessuna di queste circostanze i piloti e il team hanno saputo fornire spiegazioni particolari, segno che probabilmente non tutto è chiaro alla stessa Ferrari. Resta il fatto che, in vista soprattutto del 2022, il problema dell’imprevedibilità della vettura rimane preoccupante.

f1 Ferrari SPA
L’incidente di Leclerc nelle FP2 di Spa

Da ormai un anno e mezzo il grande tallone d’Achille della Ferrari è, come ben noto, la Power Unit, che risente ancora delle Direttive Tecniche di fine 2019 e dell’accordo segreto con la FIA. A Spa questo difetto è riemerso in maniera particolarmente evidente nelle prove libere del venerdì, specialmente nelle FP2: la SF21, scesa in pista con un assetto molto scarico per sopperire alla mancanza di cavalli, si è mostrata sbilanciata e lenta, come certificano i tempi e l’errore di Leclerc in uscita da Les Combes. Seppur notevolmente migliorata rispetto al 2020, la Power Unit rimane un problema che troppe volte limita la Ferrari, le cui qualità telaistiche e aerodinamiche sono comunque venute fuori nell’arco del campionato. Gli inaspettati aggiornamenti previsti dopo Monza potrebbero riavvicinare il propulsore di Maranello alle prestazioni di Renault, Honda e Mercedes, ma il vero banco di prova rimane quello del 2022, con il tanto decantato progetto Superfast, ideato da Wolf Zimmermann, che vedrà la luce. Un progetto ambizioso, che non può fallire nell’obiettivo di riportare la Ferrari, complice anche la rivoluzione regolamentare che stravolgerà le vetture, in lotta per il titolo.

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