Grazie al nuovo sistema ibrido la Ferrari ha fatto un evidente passo in avanti, ma ad Austin il team ha commesso le solite piccole ingenuità.

Il weekend del GP degli Stati Uniti ha sicuramente rappresentato una delle migliori performance della stagione 2021 della Ferrari. L’inaspettato quarto posto di Charles Leclerc, che ha guidato alla perfezione domenica, e le ottime prestazioni della SF21 su un circuito sulla carta favorevole alla McLaren non possono che far sorridere il Cavallino Rampante, che adesso vede sempre più realistica la possibilità di conquistare il terzo posto nel Campionato Costruttori. Le prossime due destinazioni, Città del Messico ed Interlagos, dovrebbero essere decisamente più congeniali alle caratteristiche della vettura 2021 rispetto allo spauracchio Austin, dove sicuramente l’introduzione della nuova e più efficiente parte ibrida ha giocato un ruolo fondamentale per le prestazioni della Rossa. Per quanto questo dato sia poco rilevante, domenica il monegasco ha rimediato lo stesso distacco dal vincitore dell’edizione 2019: 52,2″. Conoscendo le basi dei due progetti e ciò che è accaduto dal GP degli Stati Uniti del 2019 in poi, tra Direttive e accordi segreti, si tratta quindi di un netto passo avanti rispetto al recente passato.

L’efficacia della maggior parte degli aggiornamenti che la Ferrari ha portato in pista quest’anno è un bel segnale, dal punto di vista tecnico, in vista della rivoluzione regolamentare del 2022, sulla quale la Scuderia di Maranello sta puntando così tanto da aver anticipato di mesi l’introduzione della parte ibrida, per poterla testare direttamente in pista, con risultati più che discreti. Molto dipenderà dalla qualità del nuovo motore a combustione interna, che debutterà proprio nel 2022, ma intanto la Rossa ha messo i primi tasselli. La realizzazione del futuristico simulatore in collaborazione con Dynisma e l’aver messo alle spalle i problemi di correlazione tra i dati di Maranello e della pista sono un’ulteriore conferma della validità della squadra dal punto di vista tecnico, che indubbiamente può competere con qualunque altro team. Per puntare davvero al titolo, però, bisognerà risolvere alcuni frequenti problemi procedurali, che si sono presentati proprio ad Austin.

Formula 1 Ferrari

Nelle ultime due gare Carlos Sainz è stato vittima di tanti piccoli errori da parte dei meccanici, a volte riscattati dallo spagnolo con prestazioni maiuscole. Ad Istanbul ed Austin il numero 55 ha subito un pit stop lento nella fase cruciale del Gran Premio, compromettendo la sua gara e privandolo della possibilità di ottenere risultati ancor più prestigiosi. L’errore di domenica, se vogliamo, è particolarmente grave perché non ha permesso al madrileno di guadagnare punti sulla McLaren di Ricciardo, che con una sosta normale avrebbe subito l’undercut della Rossa. In termini di durata media delle soste in gara la Scuderia è migliorata rispetto al 2020, ma paga ancora qualcosina nei confronti dei top team: oggi sta a 3,178″, contro i 2,951″ della Red Bull e i 2,847″ della Mercedes. Ancor più importante che abbassare la media, tuttavia, sarà porre fine agli errori in situazioni decisive come quelle di Sainz: in questo senso, il 2022 fornirà una bella occasione grazie alla rivoluzione innescata dall’introduzione degli pneumatici da diciotto pollici.

Al sabato è stato invece commesso un errore decisamente meno grave e significativo per il risultato finale, ma che ha avuto un impatto sulla strategia di gara di Sainz. Lo spagnolo, al contrario di tutti gli altri piloti della top 10 tranne Tsunoda, ha passato il taglio del Q2 con la gomma soft, venendo condannato a partire su uno pneumatico poco performante in gara. L’errore del team è stato far fare il primo tentativo al madrileno sulle rosse, mentre il resto della griglia ha optato, come logico, per le medie. Il rapido peggioramento delle condizioni della pista a fine sessione non ha poi permesso alla Ferrari di rimediare, dato che al calar delle temperature le gialle hanno perso il grip. Nel primo stint della gara, il numero 55 ha quindi faticato a tenere il passo di Ricciardo a causa delle gomme, per poi recuperare diversi secondi all’australiano a parità di compound. Possono sembrare quisquilie, ma, come stanno dimostrando Red Bull e Mercedes in questa stagione, sono proprio i dettagli a decidere le lotte mondiali più ravvicinate.

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