F1 – Ferrari, crisi di prestazioni: tra altezze da terra, gestione freni e potenziale inespresso

Vito Defonseca
4 Min Read
Ferrari F1 Singapore crisi foto credits Media Ferrari

Nel nuovo episodio di Race Tech, insieme all’ingegner Riccardo Romanelli, abbiamo analizzato in profondità le difficoltà tecniche che stanno affliggendo la Ferrari SF-25 nelle ultime gare di Formula 1. Dalla gestione delle altezze da terra ai problemi ai freni, il quadro che emerge è quello di una monoposto dal potenziale reale ma inespresso.

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1. Altezze da terra e setup conservativo

Una delle cause principali del calo di prestazioni tra prove libere e gara è la gestione dell’altezza da terra.
Ferrari è costretta a impostare un assetto più alto del necessario per evitare il rischio di squalifica per consumo eccessivo del pattino, come accaduto in passato.

Questa scelta “difensiva” penalizza l’efficienza aerodinamica e il carico totale, riducendo la competitività complessiva.
Al contrario, Red Bull e McLaren riescono a sfruttare fondi e sospensioni che consentono di correre più bassi, massimizzando l’effetto suolo senza oltrepassare i limiti regolamentari.

Il risultato? Una Ferrari competitiva nelle libere, ma in difficoltà in gara, dove perde stabilità e aderenza.


F1 Ferrari Vasseur Baku
F1 Ferrari Vasseur Baku

2. Potenziale inespresso e limiti del progetto SF-25

Secondo l’ing. Romanelli, le dichiarazioni di Vasseur sul “potenziale ancora da mostrare” non sono campate in aria.
Quando una monoposto performa bene nelle libere ma crolla in qualifica e gara, è segno di un potenziale reale bloccato da vincoli tecnici o regolamentari.

La SF-25, insomma, non è un progetto sbagliato, ma limitato da una serie di compromessi strutturali. All’interno del team sembra esserci una doppia anima: chi vorrebbe rischiare di più per sbloccare il potenziale, e chi preferisce rimanere su un’impostazione conservativa.
Questa mancanza di unità di visione sta probabilmente rallentando l’evoluzione tecnica.


3. Gestione termica e decadimento prestazionale

Un altro punto critico riguarda la gestione termica dei freni e delle componenti ibride.
In gara, Ferrari mostra spesso un crollo prestazionale negli ultimi giri, indice di un surriscaldamento generale che obbliga i piloti a strategie di lift and coast per raffreddare l’impianto.

Questa necessità di preservare temperature e consumi influisce direttamente sul passo gara, limitando la possibilità di attacco nelle fasi decisive.


hamilton Ferrari Baku
hamilton Ferrari Baku

4. Caso Hamilton e il comportamento dei freni

Tra i temi più tecnici affrontati in Race Tech c’è quello del comportamento dei freni.
A Singapore, Leclerc ha dovuto gestirli sin dall’inizio, mentre Hamilton ha perso completamente la frenata nel finale.
Romanelli ha illustrato come, attraverso trasduttori di pressione, termoresistenze e sensori LVDT, i team monitorano costantemente l’efficienza dell’impianto.

Quando il materiale d’attrito si consuma e le temperature superano i limiti, la corsa del pedale aumenta e la pressione diminuisce: a quel punto, anche un pilota esperto come Hamilton si trova senza risposta dal sistema frenante.


5. Comunicazione e gestione tecnica in Ferrari

Sul piano gestionale, Ferrari continua a mostrare incoerenza comunicativa tra piloti, tecnici e direzione.
Romanelli evidenzia come Vasseur abbia una chiara consapevolezza dei limiti della vettura, ma fatichi a tradurre questa visione in una direzione tecnica coerente e coraggiosa.


Conclusione: potenziale reale, ma bloccato

La Ferrari SF-25 vive un paradosso: è veloce, ma non può esprimere la sua velocità.
Le cause principali sono un setup troppo prudente, la gestione termica critica e i limiti di un progetto che non consente di sfruttare a pieno l’effetto suolo.
Solo una scelta più aggressiva su altezze da terra, freni e bilanciamento potrebbe restituire competitività alla Rossa nel finale di stagione.

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