ESCLUSIVA INTERVISTA LUIGI MAZZOLA: Ferrari, Vasseur Alla Prova Finale Tra Pressione e Proclami Mondiale

Vito Defonseca
7 Min Read
Ferrari F1 2026 GP CINA

Il Gran Premio di Miami ha lasciato un sapore amaro in casa Ferrari, e mentre le analisi tecniche si moltiplicano, un interrogativo si fa sempre più pressante: qual è il futuro di Fred Vasseur alla guida della Scuderia? Le aspettative erano alte, con John Elkann che aveva fissato nel 2026 l’obiettivo della lotta per il titolo mondiale. Oggi, l’ingegnere Luigi Mazzola, con la sua esperienza pluridecennale a Maranello, offre una prospettiva impietosa ma realistica sul destino del team principal e le dinamiche interne alla Ferrari.

F1 Ferrari 2026 Vasseur Baku
F1 Ferrari 2026 Vasseur Baku

Vasseur: Una Scommessa (Per Ora) Persa?

Fred Vasseur ha avuto il compito di ricostruire, ha impiantato la sua squadra, “molti francesi”, come sottolinea Mazzola, cercando di dare un’impronta chiara. Ma i risultati, finora, non sembrano all’altezza dei proclami.

“Ormai Vasseur ha impiantato la sua squadra, molti francesi, se di caso, molti francesi, quindi ha impiantato tutta la sua direzione, tutto quello che ha scommesso per quest’anno, perché è il quarto anno, se non sbaglio, di Vasseur, quindi ha scommesso su quest’anno di poter essere competitivo per vincere,” analizza Mazzola. “Allo stato attuale è una scommessa un po’ persa, perché poi anche lì fatto qualche podio certamente, ma un pilota non va e l’altro se arriva terzo, se gli dice bene arriva secondo, ma neanche e via, insomma, adesso ancora di più.”

Il nodo cruciale è che un cambio ai vertici non sarebbe una semplice sostituzione, ma un vero e proprio terremoto: “Cambiare lui vuol dire cambiare tutto, cioè lui è stato abbastanza furbo. Tutto gli si può dire a Vasseur che non sia furbo, che non sia cioè che non sia accorto nelle cose. Quindi lui ha impiantato tutta la sua squadra, quindi vuol dire che cambi lui cambi tutto e allora è un altro ciclo di 3-4 anni e via che vai avanti con 3-4 anni.”

Pressione e Presenze Illustri: Segnali da Cogliere

La pressione in Ferrari è una costante, ma la sua manifestazione può cambiare. Mazzola ricorda un’epoca in cui la presenza del presidente era sinonimo di autorità e spronava il team a dare il massimo.

“In situazioni di questo genere all’epoca tu avevi un presidente che ti prendeva per l’orecchio, ti prendeva qua e cominciavamo a dire sentite e qui la situazione non tanto bene e quindi lui si era presente e ti e ti pizzicava anche perché aveva il carisma e anche la la l’autorevolezza, l’autorità, non l’autorità perché conosceva il mondo della Formula 1, quindi la pressione era elevata,” racconta Mazzola, richiamando l’era di Jean Todt e Michael Schumacher. “Lì c’era gente che fino alle 9:00 alle 10:00 alle 11:00 di sera era in ufficio, era in azienda, non avevi non avevi tempo.”

La presenza di John Elkann e Vigna a Miami non è passata inosservata. “A Miami c’erano tutti e due, c’è sia John Elkann che Vigna. Non un gran bel risultato. Ok, neanche bene, ma non benissimo. Lì siamo sul male, ma non malissimo. Non so se questi sono segnali di supporto oppure sono segnali che andiamo a capire che succede.” Un’allusione chiara a una situazione di alta tensione e possibili decisioni imminenti.

Il Lavoro ai Tempi delle Vittorie: Un Paradigma Perso?

Mazzola traccia un parallelo con la “era vincente” Ferrari, iniziata nel 1997, dove la dedizione e il lavoro erano totali, con un’incredibile capacità di sviluppo in corso d’anno.

Estratto dell’intervista che pubblicheremo domani sul nostro canale Youtube

“Se guardiamo l’era quella poi chiamiamola vincente che è partita dal 97, si partiva che non eravamo all’altezza della situazione, ma poi miglioravi durante l’anno in maniera stratosferica,” spiega l’ingegnere. “Lì c’era una marea di lavoro fatto in pista, fatto dei test a Fiorano, Mugello, tante altre piste, c’era una marea di lavoro con le persone che sparavano, ma sparavano di brutto. C’era Rory Byrne che tirava fuori il ‘double six’ [il doppio sei, ndr], era un incubo quando ti si avvicinava Rory Byrne. Voleva dire che c’ha la bomba in mano, no? Che di miglioramento e te trema già quando ti diceva così perché chissà questo che si inventa adesso.”

Il punto interrogativo è se oggi in Ferrari esista la stessa attitudine: “C’è tutto questo adesso? Non lo so, non ho idea. Cioè e normalmente lo sviluppo nasce da idee, metterle a terra è lavoro. È lavoro nel senso che materia, cioè devi disegnare, devi produrre, devi fare, devi c’è tutto questo. Io non lo so, magari sì, magari no.”

McLaren e Andrea Stella: Il Modello da Seguire?

Paradossalmente, l’esempio di successo attuale viene dalla McLaren, dove Andrea Stella, ex collaboratore di Mazzola, sembra aver trovato la chiave.


Estratto dell’intervista che pubblicheremo domani sul nostro canale Youtube

“Chi gestisce la pista è Andrea. Beh, Andrea è stato un mio collaboratore per anni. Andrea ha beccato subito l’imprinting giusto, sa già cos’è la macchina di Formula, ha lavorato con dei piloti giusti e piloti importanti che gli han dato ulteriori informazioni e quindi ha sempre lavorato in pista e capisce immediatamente dove sono le aree su cui lavorare, su cui migliorare, quali sono le aree di deficit rispetto a quello che sono i competitor,” afferma Mazzola. “Esiste così anche in Ferrari? Non lo so.”

La domanda sul futuro di Vasseur rimane sospesa, come un monito per la Scuderia: “È in un vicolo cieco, tu hai scommesso in una direzione, se non porti i risultati a questo punto è un vicolo che è difficile tirare su fuori da quello, senò con uno stravolgimento ancora di tutto e vai a finire 2034.” La palla è nel campo di Maranello, con la speranza che la storia possa ancora riservare un lieto fine.

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