Nella giornata di ieri, Netflix ha rilasciato il documentario di Schumacher, dove vengono raccontate le gesta del campione di F1. Sia dalle immagini che dalle parole, si scorge qualcosa che nel motorsport odierno è impossibile ritrovare.

Il documentario su Michael Schumacher disponibile sin da ieri su Netflix è una perfetta immagine della F1 che conoscevamo, che ci ha fatto appassionare e che oggi abbiamo probabilmente perduto. Il racconto inizia sin dai tempi in cui il Kaiser correva per la Mercedes nel mondiale sportprototipi, per poi debuttare con la Jordan Spa nel 1991. In seguito viene raccontata l’epopea in Benetton, con i due titoli vinti alla corte di Flavio Briatore. La seconda parte è concentrata sull’arrivo in Ferrari, dovei primi anni sono stati piuttosto sofferti, per poi giungere ad un’abbuffata di vittorie.

Commovente il finale, dove si fa menzione del terribile incidente sulle nevi di Meribel del 29 dicembre 2013, data in cui la vita di Schummy cambiò per sempre. Il racconto si articola tramite le parole di personaggi e giornalisti del mondo automobilistico del calibro di Hakkinen, Hill, Coulthard, il fratello Ralf ed i commentatori dell’epoca, passando per Ross Brawn e Jean Todt. Grande spazio viene riservato alla moglie Corinna, che lo accudisce da ormai quasi un decennio mantenendo il riserbo sulle sue condizioni di salute. Ad emozionare sono le storie di quegli anni d’oro del Circus, in cui le sfide tra Ferrari, McLaren, Williams e gli altri top team esaltavano le folle, con monoposto e tracciati che mettevano realmente a rischio la tenuta dei piloti.

La competizione era serratissima, con i team che dovevano spingere sempre al massimo per sviluppare le loro monoposto nel tentativo di battere la concorrenza. Caratteristiche le immagini di inizio anni ’90 all’Eau Rouge, dove le monoposto sfregavano sull’asfalto causando numerose scintille, dando una reale percezione di velocità ed eroismo da attribuire a quei fenomeni che cavalcavano le vetture. Hakkinen racconta dettagliatamente la rivalità con Michael iniziata già sui kart, mentre Hill ricorda con un pizzico di rancore quanto accaduto ad Adelaide nel 1994. La sensazione è che quella fosse stata proprio l’epoca del motorsport per eccellenza, un qualcosa dal valore inestimabile perduta ormai per sempre.

 

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