Una vettura nata con l’intento di vincere in pista, ed al tempo stesso dare piacere di guida su strada, così potremmo riassumere la nascita della BMW M3.

Come si fa a diventare un’icona nel mondo dell’automobilismo? Come si fa a diventare una tra le auto sportive  più desiderate dagli appassionati? Rispondere a questa domanda non è semplice ma secondo il mio modesto parere, ci vuole  un’alchimia quasi magica tra linea, motore, guida e se hai una storia nel mondo delle corse da raccontare ancora meglio! E secondo me tutte queste caratteristiche appartengono di diritto in quel magico reparto corse che in BMW chiamano Motorsport, dal quale sono uscite auto da competizione ma non solo  anche auto omologate per un’utilizzo stradale ma che sono servite come base di partenza per accedere al mondo delle corse, le cosiddette versioni M.

A questo punto viene naturale pensare dove sia cominciato tutto questo, dove la massima espressione sportiva naturalmente omologata per la normale circolazione su strada prese forma, esattamente nel 1986 quando nelle concessionarie BMW entrò la prima M3 nome in codice e30, come per le mitiche Lancia con la “L” maiuscola anche la M3 e30 nasce appunto per essere vincente in pista e viene prodotta in serie solo per ottenere l’omologazione, questo significava appunto com’è successo con le Lancia ( dalla Statos, 037, s4 fino alla delta integrale ) che chi comprava la M3 si portava a casa un’auto quasi da corsa, ma omologata per l’utilizzo stradale, oltre ad essere una vera e propria goduria da guidare!

La M3 vinse al debutto nel mondiale turismo ed il DTM 2 volte solo per citare alcune tra le tante competizioni a cui questa vettura partecipò e vinse, frutto di un progetto davvero ben collaudato ed in grado di tenere testa a rivali non solo più blasonate ma soprattutto con molti più anni di esperienza.

Tornando alla M3 stradale tutto a partire dall’ergonomia, quindi la posizione del volante, i sedili, la pedaliera ed il cambio fu costruito per cercare di rendere al meglio nella guida sportiva, basti pensare che il ” punta-tacco” in scalata proprio per com’era conformata la pedaliera avveniva in maniera molto naturale.

Ma veniamo al sodo ovvero a quello che maggiormente fa parlare-discutere gli appassionati ovvero il motore, la BMW prese come base di partenza il 2 litri 4 cilindri che già utilizzava in Formula 2 ma , pesantemente modificato dal reparto M, infatti i tecnici della divisione Motorsport apportarono numerose modifiche a quel motore, infatti la M3 e 30 è stata la prima serie 3 ad adottare una distribuzione con 4 valvole per cilindro anzichè le classiche ( per l’epoca) 2 valvole, questa soluzione permette di raggiungere più elevati valori di potenza e di allungo.

Inoltre il motore subì un’incremento di cilindrata fino a raggiungere la soglia dei 2,3 litri, questo motore prima serie così conformato erogava una potenza massima di 200 cv ( nella versione senza il catalizzatore) a 6750 gir/min per una velocità massima di 235 km/h. Con questo motore l’auto subì numerosi miglioramenti sia a livello di sospensioni e sia a livello di impianto frenante, infatti proprio per questo incremento di prestazioni rispetto ad una serie 3 standard la BMW M3 e30 montava un’impianto frenante composto da 4 freni a disco autoventilati con sistema ABS cosa non banale per l’epoca.

La BMW M3 e30 si evolse in diverse evoluzioni ma il canto del cigno della prima serie fu la sport evolution, che montava un motore ( naturalmente aspirato) salito fino ai 2,5 litri da 238 cv e con una velocità di punta di 250 km/h, di questa serie speciale ne furono costruiti soltanto 600 esemplari andati letteralmente a ruba.  Man mano che passavano gli anni le varie M3 si sono evolute sempre di più ( omologazioni permettendo) senza perdere quel piacere di guida sportivo e quel motore aspirato ad alto numero di giri, cosa che nel corso del tempo ha fatto appassionare tante persone a questo genere di auto, ma secondo me l’apice delle M3 “vecchia scuola” avvenne con il 6 cilindri della M3 e46 la mia M preferita. Ora a causa delle sempre più restrittive norme antinquinamento i progettisti sono dovuti ricorrere alla sovralimentazione nei loro propulsori, ma almeno non hanno alterato il piacere di guidare

A proposito dell'autore

Ho una grande passione per il mondo auto/moto mi affascina la tecnica, e amo guidare qualsiasi mezzo purchè abbia un motore!

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