Ferrari limita i danni, ma il verdetto di Baku è pesante

Vito Defonseca
5 Min Read
Ferrari Baku Gara foto credits Media Pirelli

Il Gran Premio d’Azerbaijan 2026 lascia alla Ferrari ben poche consolazioni. Charles Leclerc ha chiuso al quarto posto, mentre Lewis Hamilton ha terminato sesto dopo una gara complicata e senza mai riuscire a inserirsi nella lotta per il podio.

Su un circuito tradizionalmente poco favorevole alle caratteristiche della SF-26, la Scuderia è riuscita soltanto a contenere il passivo. Ma per una squadra che punta a tornare a vincere il Mondiale, il risultato di Baku rappresenta un campanello d’allarme importante.

Davanti alle due Ferrari sono arrivati Mercedes e Red Bull, con George Russell vincitore davanti a Max Verstappen e Isack Hadjar.

Russell Baku foto credits meria pirelli
Russell Baku foto credits meria pirelli

Russell perfetto, Ferrari mai in partita

George Russell ha trasformato la pole position nella sua terza vittoria stagionale, gestendo con freddezza anche le due ripartenze dopo Safety Car nel finale.

Max Verstappen ha provato fino all’ultimo ad attaccare la Mercedes, ma ha dovuto accontentarsi della seconda posizione. Sul podio è salito anche Isack Hadjar, completando una giornata quasi perfetta per la Red Bull.

Ferrari, invece, non è mai sembrata avere il passo per giocarsi qualcosa di più.

Leclerc salva il massimo possibile

Partito nelle posizioni di vertice, Charles Leclerc ha fatto tutto il possibile per difendere il quarto posto.

Il monegasco ha limitato i danni in una gara dove la SF-26 ha mostrato ancora una volta difficoltà soprattutto nel ritmo gara e nella gestione delle gomme.

Il quarto posto evita un bilancio ancora più pesante, ma resta una prestazione lontana dalle aspettative.

Hamilton in difficoltà: superato anche da Antonelli

La gara di Lewis Hamilton è stata ancora più complicata.

Il sette volte campione del mondo ha chiuso soltanto sesto, senza riuscire a tenere il passo del gruppo di testa e cedendo anche la posizione a Kimi Antonelli.

Un sorpasso che fotografa perfettamente il momento della Ferrari: la Mercedes è sembrata complessivamente superiore sia sul giro secco sia nella gestione della gara.

Red Bull davanti alla Ferrari

Uno degli aspetti più preoccupanti del weekend riguarda il confronto diretto con Red Bull.

Verstappen ha concluso secondo e Hadjar terzo, mentre entrambe le Ferrari sono rimaste alle loro spalle senza mai avere la possibilità concreta di attaccare il podio.

Su una pista che sulla carta non esaltava la SF-26, Ferrari sperava almeno di restare vicina ai rivali. Invece il distacco prestazionale è apparso evidente.

Classifica finale GP Azerbaijan 2026

Pos.PilotaTeamDistacco
1George RussellMercedesVincitore
2Max VerstappenRed Bull+0.196
3Isack HadjarRed Bull+10.704
4Charles LeclercFerrari+14.136
5Kimi AntonelliMercedes+14.512
6Lewis HamiltonFerrari+22.382
7Arvid LindbladRacing Bulls+31.159
8Esteban OconHaas+31.189
9Oliver BearmanHaas+31.929
10Carlos SainzWilliams+32.416
11Nico HulkenbergAudi+33.231
12Liam LawsonRacing Bulls+34.013
13Gabriel BortoletoAudi+34.230
14Oscar PiastriMcLaren+36.401
15Sergio PerezCadillac+41.400
16Valtteri BottasCadillacRitirato
17Franco ColapintoAlpineRitirato
18Pierre GaslyAlpineRitirato
19Lando NorrisMcLarenRitirato
20Alexander AlbonWilliamsRitirato
21Fernando AlonsoAston MartinRitirato
22Lance StrollAston MartinRitirato

Ferrari, un risultato che non può bastare

Baku doveva essere un weekend di resistenza, ma la sensazione è che la Ferrari abbia accettato troppo presto il ruolo di quarta forza.

La SF-26 ha sofferto su un tracciato che ne evidenzia i limiti, ma arrivare soltanto quarta e sesta, dietro entrambe le Red Bull e dietro una Mercedes, è un risultato difficile da considerare soddisfacente.

Limitare i danni può avere senso in ottica campionato, ma una squadra che vuole tornare a vincere non può permettersi di essere così arrendevole quando i rivali diretti raccolgono vittorie e podi. Ora l’attenzione si sposta su Singapore, dove Ferrari sarà chiamata a dare una risposta concreta sul piano della competitività.

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