Come ci si poteva aspettare, i riflettori del Gran Premio di Singapore hanno illuminato una gara molto tattica, condizionata dal mix di alte temperature + mescole degli pneumatici più tenere tra quelle realizzate da Pirelli. Il caldo ha messo in crisi gli impianti frenanti delle due Mercedes, che hanno dovuto collimare il loro passo gara su questo problema e sul ritmo degli avversari: passo gara “altalenante”, con giri velocissimi alternati ad altri più lenti “di raffreddamento”. Questo ha fatto sì che Rosberg ed Hamilton non abbiano mai fatto il “solito vuoto” a cui ci avevano quasi sempre abituato, tenendo gli avversari a portata di minaccia: avversari che hanno cercato di sopravanzare le due Mercedes con le strategie. E quasi ci riuscivano: l’ultima sosta di Ricciardo, al giro 48, dove ha montato le SuperSoft Red, ha richiesto tutta la freddezza del team Mercedes e di Rosberg per decidere di rimanere in pista con gomme Soft Yellow usurate, gestendo l’ovvia rimonta furiosa della Red Bull (che guadagnava anche 2 secondi al giro) fino alla linea del traguardo. Cosa che la Ferrari non ha voluto (o potuto?) fare: con l’ultima sosta di Hamilton (al giro 46, per montare le Pirelli “rosse”) ha convinto il muretto Ferrari a far fermare Kimi Raikkonen

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(che aveva superato il campione del mondo in carica al giro 33 con un sorpasso perentorio, approfittando di un bloccaggio con lungo della W07 Hybrid) per cercare di “smarcarsi” dall’undercut, senza riuscirci tra l’altro, vista la velocità estrema della Mercedes quando utilizza la mappatura più prestazionale della sua Power Unit PU106C Hybrid. Considerando che la quarta posizione del finnico era oramai cosa assodata (davanti all’altra Rossa di Sebastian Vettel, che con una strategia azzeccata, aiutata dalla safety car al primo giro), avrebbero potuto tentare di finire la gara con gomme usurate come fatto da Rosberg, rintuzzando l’attacco del “furioso” Hamilton sia grazie alla conformazione cittadina del tracciato (che avrebbe messo in crisi nuovamente i freni dell’inglese se questo avesse dovuto tirare a lungo al limite) sia con il “contributo” dei doppiati: dopotutto, il margine di una trentina di secondi sembrava essere sufficiente a 14 giri dal termine. Disastrosa la gara di Verstappen: la pressione mediatica sul ragazzo, dopo i fatti di Spa, ha fatto sì che nelle ultime due gare il giovane olandese sia sembrato estremamente incline all’errore: iniziando dalla partenza (la terza di fila sbagliata, che è stata concausa del crash al giro uno di Sainz ed Hulkenberg) e passando per il duello col “silurato” Kvyat, che ha voluto far pagare a colui che gli ha preso il posto in Red Bull i conti in sospeso…

Sul piano prestazionale-tecnico delle monoposto di vertice, c’è una cosa in particolare da notare: in qualifica, il miglior tempo della prima Ferrari (quella di Raikkonen), al netto delle differenti gomme montate (l’anno scorso la mescola più tenera era la SUperSoft, qui invece era presente pure la UltraSoft), era migliore del proprio crono 2015 (che era valso la pole a Vettel) di soli 3 decimi, mentre Mercedes e Red Bull hanno abbassato quel tempo rispettivamente di 1,5 secondi e 7 decimi. Forse, se Vettel non avesse dovuto subire il problema alla barra antirollio posteriore (anomalo comunque come un tale imprevisto facesse procedere la SF16-H con la ruota anteriore scarica così sollevata, tenendo anche conto che, in caso di gare bagnate, prima dell’introduzione del parc fermè, era abitudine scollegare queste barre per aumentare la morbidezza, e con essa il grip meccanico, del sistema sospensivo), avrebbe potuto avvicinarsi alle prestazioni dei più diretti rivali della Red Bull, senza comunque poter raggiungere i tempi Mercedes. Un segno che la crisi tecnica Ferrari (che qui portava un flap dell’ala anteriore con profilo seghettato, riprendendo l’idea utilizzata da tempo da altre squadre, per energizzare e guidare meglio il flusso d’aria in uscita che è stato provato ma non usato in gara)

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sembra si stia portando via anche quelle piccole certezze acquisite nella scorsa stagione. E con lo spettro, con sei gare al termine del campionato, di aver visto la Red Bull aver preso quello slancio decisivo nella corsa al secondo posto in classifica Costruttori. Red Bull che qui ha potuto contare su una Power Unit Renault aka Tag-Heuer evoluta con 3 tokens: evoluzione, secondo le voci, incentrata sulla guidabilità ai bassi regimi (punto di forza dei propulsori Renault fino al 2013), con un incremento di coppia e potenza in accelerazione (+15 cavalli da “spalmare” lungo l’intera curva di coppia) ideali per esaltare le doti di trazione già notevoli della RB 12.
Pare inoltre che i tecnici Renault siano riusciti a implementare nella power unit transalpina una mappatura “estrema”, sulla scia di quella resa celebre da Mercedes: mappatura che, seppure per meno giri (solo due per weekend) e con meno cavalli rispetto all’unità motrice anglo-teutonica, assicurerebbe quel surplus extra di potenza decisivo, ad esempio, in una qualifica tirata (e potrebbe essere un motivo del balzo prestazionale dei due piloti Red Bull tra il primo e il secondo giro di qualifica in Q3).
Potrà essere questo un buon viatico per il prosieguo della stagione e per quella 2017, dove il team anglo-austriaco lancerà la sfida ai dominatori con la Stella d’Argento nella livrea? Potremo saggiarne le doti già nel prossimo Gran Premio della Malesia, dove i lunghi rettifili e i curvoni guidati ci daranno una check-list sui rapporti di forza attuali tra i vari top-team. Concludiamo con i dominatori della “formula hybrid”: Mercedes, un anno dopo, ha dimostrato di aver imparato dai propri errori: ha cambiato la filosofia di sfruttamento gomme del suo telaio (che lo scorso anno, complice l’innalzamento delle pressioni minime degli pneumatici, avevano messo in crisi gli assetti con il gran caldo), e cancellato uno dei pochi punti deboli di una “gioiosa macchina da guerra” quasi perfetta. “Quasi”, visto che i problemi di surriscaldamento freni permangono. Ma, per gli avversari, il margine per poter arrivare a sfruttare questi problemi sembra ancora troppo ampio da colmare.

di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe)

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