Chi vincerà il mondiale Piloti 2017? Di certo nessuno può saperlo e se qualcuno lo sa non è di questa Terra, forse chissà sull’Olimpo una qualche idea l’avranno, ma comunque vadano le cose sul nostro piccolo pianeta rimangono delle certezze quasi storiche. Hamilton punzecchia il suo rivale, Vettel, ringraziandolo per le sue presunte debolezze caratteriali, e questo è a dir poco sorprendente, perché il pulpito è quello sbagliato; vedersi allo specchio, guardarsi, sapersi giudicare e dare le colpe delle proprie insicurezze agli altri è sintomo di fragilità e questo sembra essere esattamente il comportamento di Hamilton. Se fosse stato un altro pilota, un Big dei tempi passati, se fosse stato Ayrton Senna ad esempio, avremmo parlato di una forte personalità e di una astuzia che scava nel profondo dell’avversario, ma le parole “è bello scoprire le sue debolezze” che sono uscite dalla bocca del Britannico, riferite a Vettel, non hanno nessun effetto corrosivo nel carattere del Tedesco, non lo possono avere perché sono state pronunciate dal pilota sbagliato. E’ infatti lo stesso Hamilton a possedere una rischiosa debolezza caratteriale, lo ha dimostrato ampiamente durante la sua carriera e negli ultimi anni il suo tallone d’Achille è stato preservato più che dalle sue virtù velocistiche, dalla sua vettura, l’essere salito sulla migliore macchina degli ultimi anni lo ha messo al riparo, parzialmente, da quello specchio in cui si riflette l’immagine dell’insicurezza. In Mercedes lo sanno molto bene, il Britannico è veloce, maledettamente veloce, ma ha quel piccolo (grande) difetto e dopo il mondiale, giocato a due, perduto nei confronti di Rosberg, lo hanno dotato degli strumenti psicologici più consoni alla sua instabile personalità; un driver veloce che è al suo servizio (Bottas), nessuna concorrenza interna, farlo sentire un gentleman regalando punti agli avversari e rispettando una sorta di codice nei confronti del compagno di squadra, come la posizione restituita in Ungheria; insomma a Lewis è stata donata la capacità di possedere una sorta di ‘onore’ all’interno della Squadra, che non lo deve rispettare solo perché un grande pilota, ma anche perché Uomo di parola; un grande lavoro quello di Toto Wolff che ne sa una più del Diavolo. Il punto è che come tutte le cose artificiose ed artificiali, la differenza tra il fallimento ed il successo è molto sottile e labile soprattutto per chi, guardandosi allo specchio, sa benissimo che tutti i suoi record derivano dal guidare un’astronave ben costruita più che dalla propria forza caratteriale; deve essere una brutta sensazione sapere di possedere un grandissimo talento ma sentirsi deboli ed insicuri, certe considerazioni, per assurdo, arrivano quando si è più grandi, quando quell’istinto di aggressività giovanile va diminuendo e si comincia a fare i conti con se stesso. Deve andare tutto bene ad Hamilton in questo 2017 per portare a casa il titolo, gli avversari devono sbagliare o avere problemi di affidabilità con una macchina diversa non con la stessa nave spaziale che guidava anche Rosberg…

Marco Asfalto

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