Tappa fondamentale per gli esiti del Mondiale Formula Uno 2016 questo Gran Premio del Giappone: mentre la Mercedes conquistava il suo terzo titolo Costruttori di fila (un triennio di assoluto dominio tecnico), Nico Rosberg assestava l’ennesimo “colpo da k.o.” ad un Lewis Hamilton psicologicamente sempre più frastornato.

Alla perfezione del weekend di Nico (9° successo stagionale), ora con 33 punti di vantaggio in graduatoria sull’inglese compagno di team (e che nelle rimanenti 4 gare può concedersi il “lusso” d’arrivare sempre secondo), ha fatto da contraltare quello contraddistinto da tanti errori di Hamilton: errori tutti visti in gara, dove, dopo una partenza mediocre (Lewis ha fatto erroneamente entrare l’antistallo tenendo un regime di giri motore basso per evitare il pattinamento sulla pista umida. Da rimarcare che il campione del mondo uscente aveva fatto asciugare dagli steward del tracciato la sua piazzola prima del via: cosa assolutamente fuori dal regolamento su cui la FIA ha taciuto l’ennesimo, imbarazzante silenzio…)

e dopo alcuni giri in cui sembrava la brutta copia di se stesso, ha forse compromesso la sua chanche di giungere comunque secondo sul podio attaccando Max Verstappen, alla chicane Triangle, nel corso del penultimo giro. Probabilmente la miglior trazione (superiore anche a quella Mercedes, e questo potrebbe essere un bel vantaggio da cui ripartire nel 2017…) dimostrata dalla Red Bull ha “forzato” il pilota Mercedes a cercare l’effetto sorpresa sul giovane olandese (che, rivedendo la sua “difesa”, compie per l’ennesima volta un cambiamento di traiettoria durante la frenata,

cosa che il regolamento sanzionerebbe, e di cui anche Toto Wolff s’è lamentato, ma che la Federazione concede sempre e solo a Max…), ma probabilmente avrebbe potuto attendere il successivo rettilineo, preparando per bene la manovra, facendo valere tutta la superiorità della sua Power Unit e sfruttando l’extra-boost del suo “manettino”.
A questo preciso proposito, confermato che i due piloti ufficiali, dopo la rottura di Hamilton, potevano sfruttare un potenziale minore e per meno tempo della mappatura più performante del propulsore, Hamilton ha dovuto sfruttare più del compagno questa modalità, sia per tenersi dietro Vettel nell’ultimo pit-stop che per raggiungere Max Verstappen al secondo posto.
Red Bull che si è dimostrata, una volta di più, bravissima nel capitalizzare le strategie di gara, adattandole efficacemente al “divenire” della corsa, e che poteva probabilmente raccogliere un risultato migliore se Daniel Ricciardo non avesse patito, per tutto il weekend, un calo di potenza della sua Power Unit Renault “brandizzata” Tag-Heuer (da vedere se dovrà essere sostituita nel prossimo appuntamento), che gli faceva perdere
 anche il proverbiale vantaggio della RB 12 in trazione in uscita dalle curve (“coadiuvato” anche da un assetto non ottimale, con un’altezza da terra troppo bassa che faceva toccare il fondo in frenata della monoposto dell’australiano).
E qui veniamo al capitolo Ferrari.
Un Gran Premio di Suzuka a due facce per la Rossa: un sabato molto positivo, dove tutte le novità aerodinamiche sperimentante meticolosamente, negli appuntamenti precedenti, dai tecnici di Maranello, montate in macchina avevano permesso di sopravanzare la Red Bull e mettersi a solo 3 decimi dalle Mercedes (manettino permettendo…).

E una domenica iniziata male (con la penalizzazione di 5 posizioni in griglia subita da Raikkonen per la sostituzione del cambio già smontato e verificato dopo le qualifiche. Cambio “congenitamente debole” a causa di un progetto diverso da quello di tutti gli altri, su cui noi di NewsEffeUno stiamo “indagando” e di cui prossimamente parleremo più estesamente…) e finita peggio, dove, con una strategia scellerata del muretto diretto da Jock Clear e coordinato da Inaki Rueda, è stato perso il terzo (e forse addirittura il secondo) gradino del podio che un combattivo (autore di bellissimi sorpassi nelle fasi iniziali, ma forse troppo “lamentoso” con i doppiati) Sebastian Vettel avrebbe certamente meritato.
Quello che sconcerta è come Ferrari abbia sempre subito gli undercut della Red Bull (fermatasi con Verstappen sempre due giri prima del tedesco di Heppenheim), sapendo bene che ciò, nella F.1 moderna, significa perdere la posizione ai danni dell’avversario che sfrutta gomme più “fresche”, e come abbiano inseguito l’ennesima “strategia creativa” allungando il secondo stint di Vettel per permettergli di montare l’ultimo set di Pirelli Yellow Soft nuovo (il rimanente treno di Orange Hard era stato usato nelle libere) e subendo così anche il sorpasso da parte di Hamilton, che non è stato “marcato” a sufficienza.
La mossa della Soft era chiaramente “disperata”, in quanto il maggior apporto velocistico (che ha fruttato un effimero giro più veloce in gara) fornito da questa mescola durava solo due giri rispetto alla più costante Hard montata dagli altri. E il dato della differenza Raikkonen-Vettel non fa che avvallare la “sciaguratezza” della decisione: nell’ultimo stint, il finnico, che aveva montato la mescola più dura al giro 27, e che al giro 35, quello della sosta del tedesco per montare le “gialle”, si trovava ad una ventina di secondi dal compagno ha progressivamente ridotto drasticamente il suo ritardo, transitando sul traguardo a 8 secondi dal quattro volte iridato.
A fine gara Arrivabene tace (aveva dichiarato in precedenza che non avrebbe parlato al termine dell’evento), ma sarebbe necessario chiarire il perché di questi errori strategici che tante volte, nel corso di questa stagione, hanno condizionato le gare delle due Ferrari…
Guardando la corsa degli “altri”, la Williams ha limitato i danni, concludendo con Massa e Bottas in zona punti (dopo aver sfruttato le gomme Medium White in partenza, permettendosi così di fare una sola sosta), ma concludendo comunque dietro le due Force India (che oggi sono sembrate più lente del solito sul dritto) avviate, oramai, verso il quarto posto nella Classifica Costruttori.
Le due Haas, dopo un’ottima qualifica nella top-tem, sono crollate in gara, finendo 11° e 20° con Grosjean e Gutierrez.
Ancora peggio le due McLaren motorizzate Honda: nella gara di casa hanno concluso entrambe doppiate, con Alonso 16° e Button 18°, denunciando così grossi limiti, oltre che di motore, anche di telaio e aerodinamica, in una pista così demandante come quella di proprietà del Costruttore nipponico.
Renault in leggera risalita: Palmer 12° e Magnussen 14° hanno mostrato, sul rettifilo prima della curva 130R, che la Power Unit transalpina sta progressivamente raggiungendo le prestazioni dei migliori. Come sia riuscita a farlo utilizzando pochissimi “gettoni” per lo sviluppo rispetto ai contendenti rimane un mistero ancora insoluto.
Tra due settimane si va in Texas per il Gran Premio degli Stati Uniti sul circuito di Austin con un Rosberg fortissimo in pista e mentalmente a cui Lewis Hamilton dovrà rispondere, oltre che con tutta la sua proverbiale “velocità istintiva” in pista, facendo un “passo avanti” anche per quanto riguarda la sua solidità mentale, che sembra scemare mano a mano all’aumento della sua “quasi” rassegnazione.
“Quasi” perché, ad un tre volte iridato, va comunque sempre concesso il “beneficio del dubbio”.

di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe)

Foto Tratte dai profili ufficiali  Mercedes AMG , f1rai Twitter