Luca Cordero di Montezemolo ricorda Niki Lauda, campione del mondo con la scuderia Ferrari nel 1975 e nel 1977, scomparso all’età di 70 anni.

Sono molto triste perché perdo un grande vero amico; 50 anni di amicizia, abbiamo iniziato insieme da ragazzi, lui giovanissimo pilota con la Ferrari, io giovanissimo direttore sportivo. Oltre che grande amico, Niki è stato un grande campione in pista, con lui ho condiviso vittorie indimenticabili, alcuni dei momenti più belli della mia vita. Vinse a Monza il Mondiale dopo 12 anni che la Ferrari non trionfava davanti al pubblico italiano. Chiamai Ferrari e lo sentii per la prima volta, commosso, che piangeva”.

Un legame di amicizia unico

Niki è stato anche un grande campione fuori dal circuito, un uomo diretto e sincero, un amico leale. Anche duro nel dire le cose con la massima trasparenza. Piango una parte molto importante della mia vita. Lo ricordano come un ‘computer’? Era un ragazzo di grandissima sensibilità. Ha sempre lavorato nei dettagli, come fece poi Schumacher. Gli piaceva ridere e divertirsi, ma sempre con un fondo di serietà. Non scordiamoci che ha avuto anche un grandissimo successo come imprenditore”.

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Pubblicato da Scuderia Ferrari su Martedì 21 maggio 2019

Al lungo cordoglio del Circus,  si è aggiunto il ricordo toccante di Arturo Merzario, il pilota che salvò la vita a Niki Lauda estraendolo dall’abitacolo della sua Ferrari in fiamme dopo l’impatto terribile con le barriere del Nurburgring durante il Gran Premio di Germania del 1976.

Io e Niki Lauda eravamo nemici-amici. Nelle competizioni eravamo super nemici, ma nel privato eravamo molto amici. Se l’ho più sentito? Sì, ci siamo sentiti nel tempo, l’ultima volta un mese fa. Era molto affaticato dall’intervento“.

Il ricordo dell’incidente

Ci furono tanti problemi, non riuscivo a slacciargli la cintura di sicurezza, si era contorto il telaio, il pericolo era che le lamiere mi tagliassero. Al terzo tentativo ci riuscii, avevo imparato al servizio militare a fare il primo soccorso con la respirazione artificiale e il massaggio cardiaco. Riuscii a salvarlo, quei due minuti furono fondamentali per tenerlo in vita e far intervenire i medici”.

Un rapporto speciale

Quando Lauda tornò in pista dopo 42 giorni pensai che fosse nella sua indole, noi correvamo per passione. Se è vero che non mi ringraziò per averlo soccorso? È vero, mi ringraziò solo nel 2006. C’era troppa rivalità, eravamo davvero nemici amici. Cosa rese campione Lauda? Si nasce così. Lauda era nato campione ed è morto da campione“.