Michael Schumacher dava il meglio quando non aveva più nulla da perdere. È questo uno dei ricordi più interessanti raccontati da Luigi Mazzola durante l’intervista ad A Ruota Libera. L’ex ingegnere Ferrari torna con la memoria al Mugello 1999 e alla Malesia dello stesso anno, spiegando una caratteristica particolare del sette volte campione del mondo: quando la pressione spariva, Schumacher diventava quasi incontenibile.
Mazzola usa parole molto forti per descrivere quelle giornate: “Quando lui era libero volava”.
Schumacher, quando spariva la pressione cambiava tutto
Il racconto di Mazzola parte da due momenti vissuti direttamente durante i test Ferrari. Il primo risale al 1995, mentre il secondo è il Mugello 1999.
È proprio quest’ultimo episodio a colpire maggiormente.
Secondo Mazzola, Schumacher rendeva in maniera straordinaria quando era “free”, cioè libero dalla pressione e soprattutto dalla necessità di dover vincere a tutti i costi.

Tratta dal canale youtube di newsf1.it
“Quando Michael era free, libero, libero dalla pressione, libero dalla necessità di vincere”.
Per Mazzola questo aspetto era particolarmente importante perché Schumacher era un pilota molto emotivo. Quando invece quella componente di pressione veniva meno, riusciva a esprimersi in maniera completamente diversa.
Ed è qui che arriva la descrizione più significativa: i suoi compagni di squadra, racconta Mazzola, arrivavano a chiedersi quasi increduli da dove uscissero quelle prestazioni.
“Era un soprannaturale”
Mazzola ricorda anche un episodio del 1995, quando Eddie Irvine avrebbe definito Schumacher un pilota “soprannaturale”, incapace di essere spiegato semplicemente attraverso i normali parametri di prestazione.
“Questo è un soprannaturale, questo non si sa da dove viene fuori”
Secondo Mazzola, qualcosa di molto simile sarebbe poi accaduto al Mugello nel 1999.
Schumacher era in pista e stava realizzando tempi che, a detta dell’ingegnere Ferrari, apparivano fuori scala rispetto alle aspettative.
La cosa interessante è che Ferrari aveva comunque portato degli aggiornamenti alla vettura: una nuova ala e altri elementi del pacchetto tecnico. Ma Mazzola si interrogava su quanto di quel salto fosse effettivamente spiegabile attraverso la macchina.
Mugello 1999: Mazzola rimase impressionato
Mazzola racconta di essere stato responsabile dei test e di aver chiamato Ross Brawn per discutere proprio delle prestazioni di Schumacher.
Il ragionamento era semplice: Ferrari aveva portato nuovo materiale tecnico, ma il distacco ottenuto sembrava enorme.
Mazzola ricorda infatti i tempi da record realizzati da Schumacher al Mugello e il fatto che la squadra si trovasse davanti a una prestazione difficile da spiegare soltanto attraverso gli aggiornamenti tecnici.
Anche le cronache dell’epoca confermano quanto Schumacher fosse immediatamente competitivo nei test del 1999. Al Mugello, il 30 marzo, completò 53 giri con la Ferrari F399, facendo segnare un miglior tempo di 1’28″908.
Ma il racconto di Mazzola va oltre il semplice dato cronometrico.
Il punto non era soltanto quanto fosse veloce Schumacher.
Era come diventava quando non sentiva più il peso della vittoria sulle proprie spalle.
Malesia 1999: Schumacher al servizio di Irvine
Quella stessa condizione, secondo Mazzola, si ritrovò poi in Malesia nel 1999.
Schumacher tornava in Formula 1 dopo l’incidente di Silverstone e dopo una lunga assenza. Ferrari aveva bisogno del suo aiuto per sostenere la corsa mondiale di Eddie Irvine.
Mazzola racconta Schumacher come un pilota arrivato a Sepang “libero, free, bello, tranquillo”, con una Ferrari che aveva un pacchetto tecnico molto competitivo.
In gara Schumacher fece esattamente ciò che serviva alla Ferrari: rallentò per lasciare passare Irvine e poi utilizzò il proprio ritmo per tenere dietro le McLaren, contribuendo alla vittoria del compagno di squadra.
Per Mazzola fu una dimostrazione perfetta di quella particolare condizione mentale.
Schumacher non doveva più vincere il campionato.
Poteva quindi concentrarsi completamente sulla guida e sul lavoro per la squadra.
“Quando lui era libero, volava”
Il concetto ritorna anche in un altro episodio ricordato da Mazzola, il Gran Premio del Brasile 2006.
Dopo il contatto con Giancarlo Fisichella che gli danneggiò la gomma posteriore, Schumacher perse la possibilità di giocarsi la vittoria. A quel punto, secondo Mazzola, diventò nuovamente “libero”.
Tornò in pista e iniziò a recuperare terreno in maniera impressionante.
Ed è proprio qui che arriva la frase che dà il titolo all’articolo:
“Quando lui era libero volava, ma veramente era una roba impressionante.”
È forse uno dei ricordi più interessanti di Mazzola perché racconta Schumacher non soltanto come fenomeno tecnico, ma come pilota capace di trasformare la pressione in una variabile decisiva della propria prestazione.
Quando doveva necessariamente vincere, il peso della situazione poteva incidere.
Quando invece quel peso spariva, emergeva un altro Schumacher.
Più libero. Più istintivo. Più veloce.
Ed è proprio quel pilota che Mazzola ricorda ancora oggi come qualcosa di difficile da spiegare attraverso i normali parametri della Formula 1.
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