Mercedes ancora avanti: la scommessa Antonelli paga più del progetto Leclerc

Vito Defonseca
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f1 news Antonelli foto credits Media Mercedes

Mercedes ancora avanti: la scommessa Antonelli paga più del progetto Leclerc

Nemmeno i bookmaker più audaci, agli inizi degli anni 2000, avrebbero mai puntato sull’assenza totale della Ferrari, dal podio costruttori e da quello piloti, per quasi vent’anni di fila. Eppure la storia ci dice altro: a dominare sono state scuderie e driver che col Cavallino, almeno in quel preciso momento, non avevano nulla a che fare. 

Ed è risaputo che i risultati, nel mondo dei motori, variano in base a così tanti fattori da rendere impossibile un pronostico serio, a meno che non vi sia un incastro perfetto o la totale implosione di un sistema dapprima ben rodato. 

La storia recente, però, ci insegna qualcosa: gran parte delle vittorie degli ultimi anni, se non addirittura decenni, prima ancora di essere il frutto dell’operato di piloti e ingegneri, deriva da scelte aziendali, progetti e, inutile girarci intorno, una buona dose di fortuna. È a ragion veduta, infatti, che la Formula 1, da sempre tacciata di totale piattezza e monotonia dai non appassionati, viene spesso accostata ad un mondo completamente diverso, fatto di gioie e rischi consapevoli, come quello delle scommesse e dei casinò senza deposito: il successo di una vettura o del singolo talento sfuggono, in non pochi casi, a previsioni e calcoli di ogni tipo, avvicinandosi più ad una puntata d’azzardo, con la speranza di raccoglierne i frutti. 

Costruire e scoprire non sono sinonimi nel mondo dei motori

Pensiamo al caso di Kimi Antonelli: la Mercedes non l’ha scoperto, non si è limitata ad ingaggiarlo, non l’ha sottratto ad un competitor… l’ha cresciuto e costruito. A partire dal Mercedes Junior Programme, in cui entrò all’età di soli 12 anni, passando poi per kart e Formula Junior, il bolognese è stato modellato, in virtù del suo enorme talento, per essere l’erede di Hamilton, per diventare il grande campione che nella stagione 2026, almeno per ora e guardando ai podi, domina incontrastato. 

Diverso il percorso di Charles Leclerc: i più attenti di voi potrebbero far notare come anche il monegasco fosse stato attenzionato dalla Ferrari Driver Academy; peccato, però, che dopo qualche invito a Maranello decisero di non investire su di lui, non prima che si facesse notare in Formula 2 e che sbocciasse con la Sauber. Eppure la Rossa ha scelto, di recente, di blindarlo del tutto come pilastro identitario del team: un rinnovo inteso come progetto a lungo termine, figlio di una fiducia strutturale e non di certo di prestazioni dominanti che, in gran parte non per sua responsabilità, Leclerc non ha potuto assicurare negli ultimi anni, arrivando al massimo a laurearsi come vicecampione del mondo nel 2022. 

La speranza di un 2026 diverso

Da un lato, quindi, i ferraristi sperano di veder sbocciare, una volta per tutte, il loro beniamino Leclerc, affiancato da un Lewis Hamilton che non ha nulla da invidiargli come prestazioni e, anzi, porta con sé un curriculum di più alto rango; dall’altro, gli sportivi veri, quelli che da decenni seguono la F1 senza un preciso team da supportare e per il solo gusto di veder sfrecciare le monoposto (o almeno così dicono), non hanno potuto che gioire per il ritorno di un italiano sul gradino più alto del podio dopo 20 anni di digiuno (non 

accadeva dai tempi di Fisichella, nel lontano 2006). 

Il tutto, tra l’altro, in una Formula 1 che nel corso del tempo ha subito così tanti cambiamenti, ad opera della FIA, di natura tecnica e regolamentare, da non consentire previsioni e predizioni nemmeno da parte dei più esperti. 


Come finirà? Staremo a vedere e siamo ancora all’inizio, sebbene per questa prima porzione di stagione si possa affermare, senza alcun dubbio di sorta, che la Rossa c’è!

Source: Grammarly

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