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L’inno Italiano risuona sotto i fuochi d’artificio di Singapore: ecco come Sainz, Leclerc e la Ferrari hanno conquistato la vittoria

Si, avete letto bene, come entrambi i piloti hanno conquistato la vittoria, perché oggi vogliamo dare il merito a Sainz che è giusto se lo prenda tutto, perché ha dimostrato di saper guidare e pensare in un modo magistrale, capace solo a pochissimi eletti di questo sport. Ma vogliamo anche sottolineare come oggi la Ferrari, che sempre critichiamo perché a volte compie scelte incomprensibili, abbia invece lavorato in maniera armoniosa e impeccabile, senza alcun tipo di errore. A caratterizzare la gara sono stati 4 episodi chiave: in ciascuno di essi, nonostante le apparenze, le cose si sono svolte in maniera impeccabile.

1° EPISODIO – IL DOPPIO PIT STOP: è vero, Leclerc perde ben 4 posizioni dal momento dell’ingresso all’uscita della Pit Lane (2 effettive su Norris e Russell e 4 virtuali considerato che le due Red Bull non si fermano ai box), ma nessuna di queste è imputabile ad un errore del team: al giro 21 alla notizia dell’ingresso in pista della Safety Car, tutti i team richiamano ai box i propri piloti per effettuare il cambio gomme, Leclerc prende quindi spazio in pista, sapendo che in regime di SC nessuno lo può superare (tanto che quando entra in Pit Lane ha ben 8 secondi di stacco da Sainz), si ferma alla piazzola di sosta della Ferrari e gli vengono cambiate le gomme, ma al momento del rilascio il numero #16 non può partire perché la corsia box è impegnata dalla numero #44 di Hamilton che sta rientrando e rallenta dato che fisicamente il suo box è proprio subito dopo quello del team Ferrari e Sir Lewis deve aspettare l’esecuzione del pit stop del suo compagno Russell prima di potersi inserire nella propria piazzola di sosta per il suo di cambio gomme. Hamilton nel suo estremo rallentare, in un certo senso, intralcia il percorso di fuoriuscita di Leclerc; il monegasco viene rilasciato proprio appena Hamilton si muove e si apre uno spiraglio di possibilità. Ma ormai Leclerc esce in 6° posizione dietro a Russell, Norris e le due Red Bull.

2° EPISODIO – IL PIT STOP SOTTO VIRTUAL SAFETY CAR: é poi il momento del ritiro di Ocon, per sua sfortuna dopo una gara eccezionale al giro 43 la sua monoposto si blocca in 6° marcia sul rettilineo principale: il francese è costretto a parcheggiare la sua vettura appena dopo l’uscita della Pit Lane e il ritiro è inevitabile, innescando una Virtual Safety Car. Ora da leader della corsa Sainz è svantaggiato in tale situazione: lo spagnolo non ha, come invece le due Mercedes, a disposizione un nuovo set di gomme medie, ed essendo davanti a tutti, rientrare ai box è da escludersi. Leclerc si trova invece in 5° posizione tra gli 1 e i 2 secondi da Hamilton; e dai box la direzione è chiara “Opposite to Hamilton” gli dicono via radio. La cosa è sensata: se le due Mercedes si fermassero avrebbe senso stare fuori per provare a difendere la posizione guadagnata in pista (anche pensando a Sainz), mentre se le due frecce nere avessero deciso di non fermarsi a quel punto avrebbe avuto senso per Leclerc rientrare e montare un nuovo set (di dure visto che di nuove medie o soft la Ferrari non ne aveva). Molti hanno obiettato che Leclerc avrebbe potuto pittare dopo le due Mercedes, ma a ben vedere al giro 45, dopo che le due Mercedes giocano la loro mossa ed effettuano il pit, Leclerc deve seguire la scelta obbligata di stare fuori: essendo inizialmente dietro di loro se anche si fosse fermato ai box (subito o il giro successivo), pur ammettendo che avrebbe montato una gomma dura più performante si sarebbe comunque ritrovato Hamilton davanti che gli avrebbe fatto da tappo proteggendo Russell, consentendo così al numero #63 suo compagno di squadra di avanzare verso le prime posizioni senza troppa pressione da parte del numero #16. Si sarebbe venuta a creare una situazione quasi pari pari a quella che abbiamo visto sul finale di gara con Norris che è riuscito a bloccare Russell negli ultimi giri a qui a Singapore (nel caso di Lando però grazie al DRS che lo spagnolo della Ferrari gli ha sempre concesso nelle ultime tornate).

Arriva poi il finale che tutti abbiamo vissuto così intensamente: George con le nuove gomme stava raggiungendo il vertice della classifica alla velocità della luce e probabilmente, se non fosse stato per l’incredibile genio di Sainz, il britannico sarebbe anche riuscito a vincere la gara. Ma Carlos, che si è rivelato un ottimo stratega oltre che pilota, è riuscito ad intuire che l’unico modo che aveva per portare a casa la corsa era tenere Norris a portata DRS [Lando 0.8 s dietro con DRS” – “Si è fatto di proposito” team radio Sainz al giro 58 ndr]. Così facendo il pilota McLaren ha potuto sfruttare una maggiore velocità di punta per proteggersi dagli attacchi di Russell, aiutando così indirettamente a salvare anche la gara dello spagnolo, suo ex compagno di squadra proprio in McLaren, sottolineando quella loro amicizia che è stata un filo rosso del loro rapporto e che è sfociata nel bellissimo abbraccio avvenuto sotto il podio della città-stato asiatica illuminati da migliaia di luci artificiali di una notte ormai tinta di Rosso Ferrari e dai fuochi d’artificio che, scoppiettanti nel cielo umido di Singapore, silenziosamente, voglio immaginare sussurrassero “Vamos Carlos!“.

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