Con la promozione di Albon in Red Bull è diventato palese come Daniil Kvyat non possa più coltivare sogni di rinascita nel team maggiore, ma debba per il bene della sua carriera cambiare al più presto scuderia.

Con la retrocessione di Pierre Gasly in Toro Rosso e la decisione di promuovere il giovane arrembante Albon, si è verificata l’ennesima ingiustizia da parte della Red Bull e di Helmut Marko ai danni di Daniil Kvyat. Un pilota che come sappiamo ha alle spalle una carriera molto controversa, con rapide ascese e profonde cadute. Molti ricordano l’orribile 2016, con la retrocessione in Toro Rosso, e il successivo definitivo appiedamento nel 2017; tanti altri però ricordano anche la forte stagione d’esordio al fianco del futuro campione della Formula E Vergne e la stagione 2015 in cui arrivò davanti al compagno Daniel Ricciardo.

Dopo un anno da terzo pilota Ferrari, ecco la luce in fondo al tunnel: Helmut Marko, che un anno prima aveva etichettato Kvyat come un “pilota irrecuperabile”, lo richiama a correre in Toro Rosso. Più per un’assenza di alternative valide che per una vera ritrovata fiducia nelle capacità del russo, possiamo dire adesso vista la decisione di promuovere il giovanissimo Albon. Se da un lato lo stesso pilota thailandese ha disputato un buon avvio di stagione, è innegabile che il russo abbia raggiunto risultati più consistenti grazie a una maggior costanza, soprattutto in gara, che tanto avrebbe giovato alla Red Bull nella lotta con la Ferrari. Albon, d’altro canto, pecca in alcune occasioni di inesperienza, aspetto che potrebbe palesarsi in modo più evidente in un top team come quello di Milton Keynes. Perché dunque non promuovere Kvyat nel team con cui ha già corso e del quale conosce già le dinamiche?

Il fatto che Helmut Marko abbia affermato che la decisione per il 2020 non è ancora stata presa potrebbe avere un’interpretazione favorevole per Daniil Kvyat. Questa frase sottende infatti la sua stessa (debole) candidatura per il sedile 2020; l’unico metro di paragone per poter fare la scelta migliore per la prossima stagione, ond’evitare un Gasly bis, è infatti quella di vedere come i candidati si comportano al volante della Red Bull. Da qui, visto che già sanno cosa aspettarsi da Kvyat, la decisione di testare Albon per il resto della stagione, al termine della quale lo si potrà confermare se avrà fatto bene, mentre lo si potrà declassare in favore di Kvyat nel caso contrario.

Certo il russo non può dormire sonni tranquilli: il fatto che Albon sia un nome nuovo gioca sicuramente a suo sfavore e il fatto che sia giovane con un futuro ancora tutto da scrivere gli preclude di fatto quasi ogni possibilità. Anche perché, se Albon dovesse proprio andar male, non è escluso che la Red Bull possa ripiegare su un altro pilota diverso da Kvyat, tanto che si è già vociferato di Hulkenberg. 

Kvyat Red Bull

Insomma, se il russo vuole costruirsi un futuro lungo in Formula 1 è costretto a guardarsi intorno cercando al più presto di cambiare squadra uscendo definitivamente dal mondo Red Bull. Il filo che lo lega al dito di Helmut Marko è molto sottile e se non sarà il russo a liberarsi quanto prima, sarà il consigliere austriaco a tagliarlo quando non gli servirà più. La decisione di non promuoverlo per una seconda occasione in Red Bull, quando molti se lo sarebbero aspettato alla luce di un podio titanico raggiunto ad Hockenheim, che solo un campione del mondo come Vettel era riuscito a raggiungere, lascia poco spazio a sogni di rinascita per Kvyat. L’unica sua occasione è quella di cambiare scuderia, se non nel 2020, visti i pochi sedili rimasti vacanti, entro il 2021.

Red Bull: una bella sorpresa!

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