Il Gran Premio del Messico regala, come già accaduto l’anno scorso, spettacolo ed emozioni: dall’incoronamento di Lewis Hamilton per il suo quarto titolo del mondo, alla vittoria di Max Verstappen, che sale così per la terza volta in carriera sul gradino più alto del podio, passando per la bellissima rimonta di Sebastian Vettel, con la quale il tedesco recupera dalla penultima posizione. La gara è ricca di colpi di scena sin dalla partenza quando Vettel, Verstappen ed Hamilton approcciano curva 1 molto vicini l’uno con l’altro con l’olandese che con una staccata clamorosa, riesce a sopravanzare il tedesco, il quale, durante l’azione di difesa, si vede superare anche dal neo campione del mondo, ma, in trazione, in uscita da curva 3, la SF70H numero 5 tocca, con l’ala anteriore, prima la posteriore destra di Verstappen e poi quella di Hamilton, forandola. Così, solo dopo poche curve, i due rivali per il titolo piloti sono costretti ad un pit-stop molto anticipato, optando per gomme soft auspicandosi di arrivare fino alla fine con questa mescola, lasciando la strada spianata a Verstappen, che con una Red Bull mai così nettamente superiore rispetto alla concorrenza crea il vuoto dietro di sé arrivando indisturbato alla bandiera scacchi, nel fine settimana in cui scoppia il caso sospensioni in casa austriaca dopo le dimissioni di Budkowsky, capo del dipartimento tecnico della FIA. Bottas, senza particolari sforzi, chiude al secondo posto, mentre Raikkonen, colpevole di una partenza non proprio eccezionale, senza la quale avrebbe potuto lottare per la vetta, sale sul gradino più basso del podio, seguito dal compagno di squadra Vettel. Solo nono Hamilton, che non riesce a replicare alla super rimonta del tedesco, complice anche una Mercedes non proprio molto performante su questo tracciato. Da sottolineare il bel sorpasso con il quale Vettel riesce a prendere la posizione su Massa in curva 4, ritardando di molto la frenata, sorprendendo il brasiliano all’esterno e il duello molto “rusticano” agli ultimi giri tra Alonso e Hamilton, con lo spagnolo che ha provato in tutti i modi a difendersi, prima che l’inglese, sfruttando anche la maggior potenza del motore Mercedes, non lo sopravanzasse. Ancora una volta, la Ferrari, come sta succedendo molto spesso negli ultimi appuntamenti, ottiene molto meno rispetto a quanto poteva ottenere grazie alla potenzialità della SF70H, la quale, ha dimostrato con entrambi i piloti di possedere un ottimo passo gara, molto migliore di quello Mercedes e molto simile a quello della Red Bull, ma quando, come già accaduto a Singapore, Vettel e Verstappen partono appaiati in prima fila, tutti i calcoli e le previsioni lasciano il tempo che trovano. Ma questa volta, a differenza di un mese fa, il pilota olandese, compie un vero e proprio piccolo capolavoro, frenando molto più tardi del quattro volte campione del mondo, riuscendo a mantenere la sua RB13 in traiettoria e difendendosi alla grande dal ritorno del tedesco. L’unica certezza è che la spensieratezza e l’esuberanza del giovane Verstappen sta avendo quasi sempre la meglio sull’esperienza sia di Sebastian Vettel sia di Hamilton, molto più cauti nella gestione delle fasi subito dopo lo spegnimento dei semafori, ma sarà interessantissimo vedere come, nel caso in cui dovesse essere in lotta per il titolo mondiale, senza la leggerezza psicologica, il buon Verstappen gestirà le sue gare. Il sogno Ferrari, che ufficialmente si è spento oggi, ma che realisticamente era diventato utopia dal Giappone se non da prima, di riportate il titolo costruttori e piloti a Maranello, ripartirà dal 2018, consapevoli di possedere un ottimo pacchetto che rappresenterà sicuramente un ottima base per l’anno venturo, senza dimenticare che al termine di questo ci sono ancora due appuntamenti, nel quale Vettel cercherà di difendere la posizione d’onore in classifica piloti, mentre nelle retrovie, in quella costruttori, Renault, Toro Rosso, Williams e McLaren cercheranno di ottenere più punti possibili per raggiungere il miglior piazzamento.

Francesco Saverio Falco

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