La nuova era della Formula 1 è stata inaugurata da una F1 Ferrari straripante e dallo spirito rinnovato, capace di ottenere una doppietta (complice anche la figuraccia Red Bull) al primo Gran Premio dell’anno.

In tanti sono rimasti stupiti dalle performance della Rossa: al di là dell’opportunità legata al nuovo regolamento tecnico, anche dopo i test e le prove libere erano rimasti in parecchi a dare comunque la Red Bull per favorita.

Ottima stabilità, grande passo gara e, naturalmente, il campione del mondo alla guida. Gli ingredienti per un trionfo targato Verstappen c’erano tutti. E invece, la monoposto dalle forme mozzafiato forgiata a Maranello è stata in grado di ribaltare totalmente i pronostici, consegnando nelle mani dei propri piloti la possibilità di trasformare il sorrisino di Helmut Marko in uno sguardo pietrificato.



La RB18, dal canto suo, ha mostrato la velocità che tutti si aspettavano (sebbene alla fine non si sia rivelata l’assoluto punto di riferimento per il resto della griglia).

I veri problemi sono arrivati quando, al termine del regime di Safety Car, le temperature del sistema di alimentazione del carburante delle due Red Bull sono schizzate alle stelle, costringendo Max Verstappen e Sergio Perez ad abbandonare la gara. Problemi da risolvere assolutamente in vista del prossimo GP dell’Arabia Saudita, a cui va aggiunto anche l’ulteriore guasto della power unit di Gasly, anch’essa figlia della neonata Red Bull Power Train, il reparto motoristico che ha raccolto l’eredita lasciata da Honda.
Se il team di Milton Keynes piange, certamente a Brackley non ridono.

La Mercedes in Bahrain ha raccolto un insperato terzo posto, figlio più del caso che dei propri meriti.
Il problema porpoising è stato almeno in parte risolto, cosa che però ha comportato un enorme perdita di efficienza aereodinamica e, di conseguenza, di prestazione sul giro. E nonostante la momentanea classifica costruttori veda Mercedes al secondo posto, tra i tecnici della scuderia tedesca il clima pare tutt’altro che rilassato, consci del fatto che il ritardo da Ferrari e Red Bull c’è ed è notevole.

La domanda a cui gli stessi ingegneri Mercedes ancora non sanno dare risposta rimane la stessa: la W13 a pance ridotte è un progetto fallimentare?



O è solamente una questione di tempo prima che il vero potenziale di questa vettura venga finalmente sbloccato? I primi veri riscontri li avremo solamente dopo Australia e Imola, quando si sospetta che Mercedes porterà un importante pacchetto di aggiornamenti.


A sommarsi alla situazione telaistica c’è anche la questione power unit, congelata come da regolamento fino al 2025. I motorizzati Mercedes sembrano aver perso quell’importante vantaggio che fino all’anno scorso il propulsore prodotto a Brixworth era in grado di conferire loro.

Ne sono una lampante dimostrazione le performance di Aston Martin, Williams e McLaren, relegate al ruolo di fanalini di coda.
Certo è che la velocità mostrata in mista da queste vetture non è solamente figlia di una power unit non più straripante, ma anche, anzi soprattutto, di un progetto di layout sbagliato. Sono insistenti le voci secondo cui Aston Martin sia già al lavoro per la produzione di una AMR22 totalmente rinnovata, più simile alla Mercedes nella costruzione delle pance.

Chi invece ha giovato di questa ventata d’aria fresca portata dal cambio regolamentare è stata sicuramente la Haas: dopo aver bloccato lo sviluppo delle ultime due vetture per concentrarsi esclusivamente sul progetto 2022, la scuderia di proprietà di Gene Haas ha raccolto risultati a dir poco clamorosi in quel di Sakhir.

E se pensiamo a come era iniziata la stagione il verdetto di domenica scorsa risulta ancor più eclatante: prima la perdita dello sponsor Uralkali, con conseguente licenziamento in tronco di Mazepin (probabilmente la miglior cosa che potesse accadere al buon Gunther Steiner), poi il ritardo nella consegna dei componenti della vettura, i problemi nei test di Barcellona… Insomma, le premesse per l’ennesima stagione da dimenticare c’erano tutte. La straordinaria prestazione del rientrante Magnussen, però, ha spazzato via ogni tipo di dubbio o preoccupazione, lanciando la Haas al terzo posto (solo momentaneo, chiaramente) della classifica.

Questa domenica si va a Jeddah, pista totalmente diversa da quella del Bahrain e che può essere importante per indicare con più attendibilità quali siano i reali valori delle vetture.

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