Ferrari, «Vinciamo l’anno prossimo»: Mazzola spiega il vero problema

Vito Defonseca
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Elkann Vigna FERRARI F1 GP USA Press Office Foto credits Scuderai Ferrari

La Ferrari guarda già al futuro, ma secondo Luigi Mazzola la priorità è capire perché lo sviluppo non riesca a tenere il passo degli avversari. E quando il risultato viene continuamente rimandato alla stagione successiva, anche la motivazione del gruppo può diventare un problema.

C’è una frase che, quando una stagione di Formula 1 si avvicina alla conclusione senza i risultati sperati, torna puntualmente nelle discussioni dei tifosi: vinceremo l’anno prossimo.

Per la Ferrari, però, rimandare le ambizioni al campionato successivo non può diventare una risposta automatica alle difficoltà incontrate in pista. Il punto non è soltanto capire quando arriverà una nuova monoposto o quale sarà il prossimo aggiornamento, ma comprendere perché il lavoro svolto non sia sufficiente a mantenere la Scuderia davanti ai rivali.

È uno dei temi affrontati da Luigi Mazzola, ex ingegnere Ferrari, nell’intervista esclusiva concessa a NewsF1.it. La sua analisi parte dalla situazione tecnica della SF-26 e si allarga fino a coinvolgere l’organizzazione del lavoro, le competenze e la motivazione delle persone che operano a Maranello.

Ferrari, perché «vinciamo l’anno prossimo» può diventare un problema

Nel corso dell’intervista, l’intervistatore solleva una questione che va oltre la prestazione della monoposto. Quando, verso la fine della stagione, una parte delle risorse viene destinata al progetto successivo, il rischio è che il campionato in corso venga percepito come un’occasione ormai compromessa.

È in questo contesto che nasce la riflessione sul ritornello «vinciamo l’anno prossimo».

Mazzola collega direttamente il problema alla necessità di mantenere il gruppo motivato e concentrato. Il riferimento alla sua famosa brandina non è soltanto una battuta: per l’ex tecnico Ferrari, chi guida una squadra deve essere presente in azienda, coinvolgere le persone e trasmettere la sensazione di partecipare tutti alla stessa sfida.

La motivazione, naturalmente, non può sostituire la prestazione tecnica. Ma una squadra che deve recuperare terreno ha bisogno di un ambiente nel quale competenze, impegno e obiettivi siano indirizzati nella stessa direzione.

Il rischio, quindi, non è semplicemente quello di perdere una stagione. È quello di ritrovarsi a ricominciare ogni anno con le stesse aspettative, senza aver risolto le cause che hanno impedito di raggiungere il risultato precedente.

Ferrari F1 Undate Barcellona
Ferrari F1 Undate Barcellona Disegno Credits Salvatore Asero

Mazzola: «Evidentemente c’è qualche cosa che intoppa»

Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Mazzola riguarda proprio la capacità della Ferrari di sviluppare la propria monoposto.

L’ex ingegnere non sostiene che la vettura non sia migliorata. Introduce, invece, una distinzione fondamentale per comprendere le dinamiche della Formula 1: migliorare non basta se gli avversari riescono a farlo più rapidamente.

«Magari hai migliorato, ma gli altri hanno migliorato di più», spiega Mazzola durante l’intervista.

È il principio della prestazione relativa. Una squadra può lavorare bene su un aggiornamento, ottenere un progresso misurabile e, nonostante questo, perdere terreno perché i concorrenti hanno trovato un guadagno maggiore.

Da qui la sua osservazione: «Evidentemente c’è qualche cosa che intoppa in tutto questo».

Mazzola non attribuisce il problema a una sola componente. Nel suo ragionamento prende in considerazione diverse possibilità: la quantità di lavoro, l’impegno delle persone, la motivazione, il senso di appartenenza al progetto e le competenze disponibili.

Sono aspetti differenti, ma strettamente collegati. Per trasformare una buona base tecnica in una vettura vincente non basta individuare un aggiornamento efficace: bisogna creare le condizioni affinché l’intero sistema continui a produrre prestazione.

red bull segreto tirante
Ultimo sviluppo Red Bull decisamente migliore rispetto agli ultimi aggiornamenti Ferrari
illustrazione credits newsf1.it

Non basta progettare una buona Ferrari: bisogna svilupparla meglio degli altri

La riflessione di Mazzola porta a una domanda importante: la Ferrari dispone di un processo di sviluppo capace di sostenere la lotta al vertice per tutta la stagione?

Il problema, secondo il suo ragionamento, non si esaurisce nella qualità iniziale della monoposto. Una vettura può presentare un buon bilanciamento, caratteristiche aerodinamiche interessanti e una base meccanica competitiva. Ma questi elementi devono essere accompagnati da un’evoluzione continua.

In Formula 1, infatti, la prestazione è il risultato di un confronto permanente. Ogni squadra cerca nuove soluzioni, studia i dati e prova a migliorare i propri punti deboli. Il margine conquistato all’inizio del campionato può ridursi rapidamente se i rivali trovano risposte più efficaci.

Per questo il lavoro non può limitarsi a correggere ciò che non funziona. Occorre anche individuare nuove opportunità di sviluppo, anticipare le esigenze della monoposto e investire le risorse disponibili nelle aree che possono garantire il maggiore beneficio.

È un processo che richiede competenze tecniche, collaborazione tra reparti e una direzione chiara.

Se qualcosa rallenta questo meccanismo, il rischio è che gli aggiornamenti arrivino senza produrre il salto di prestazione necessario. E a quel punto il progetto dell’anno successivo diventa inevitabilmente una nuova occasione da cui ripartire.

Il fattore umano: la Ferrari deve mantenere alta la motivazione

Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista riguarda il rapporto tra organizzazione e prestazione.

Quando l’intervistatore parla della necessità di rinviare ancora una volta le aspettative al campionato successivo, Mazzola collega il tema alla motivazione interna e alla presenza del responsabile all’interno dell’azienda.

La sua risposta richiama il concetto della brandina: chi guida la Ferrari deve vivere Maranello, conoscere le persone, seguire il lavoro quotidiano e partecipare direttamente alla costruzione del gruppo.

Per Mazzola, il team principal non dovrebbe limitarsi alla gestione delle attività in pista. Una parte fondamentale del lavoro si svolge negli uffici e nelle aree tecniche, dove centinaia di persone contribuiscono alla progettazione e allo sviluppo della monoposto.

Essere presenti significa anche comprendere meglio i problemi, riconoscere le competenze e costruire un rapporto diretto con chi deve trasformare le decisioni in risultati.

Il concetto è chiaro: la leadership deve creare le condizioni affinché il gruppo possa lavorare con continuità e fiducia. Ma la presenza, da sola, non è sufficiente. Deve accompagnarsi alla capacità di individuare le persone giuste e indirizzare correttamente il lavoro tecnico.

Budget cap e sviluppo: non esiste una bacchetta magica

Il ragionamento si collega anche ai limiti imposti dal budget cap e alle difficoltà di ottenere grandi incrementi di prestazione nel corso della stagione.

Mazzola ricorda quanto possa essere complesso trovare anche pochi cavalli in più sul motore. Nel suo esempio, ottenere un incremento di 5-10 cavalli poteva richiedere un anno di lavoro, persino in un contesto nel quale le risorse e la libertà tecnica erano differenti da quelle attuali.

Il quadro regolamentare moderno impone alle squadre di scegliere con attenzione dove investire tempo e risorse. Non ogni modifica produce un guadagno significativo e non tutti i problemi possono essere risolti attraverso un singolo aggiornamento.

La stessa logica vale per il progetto complessivo della monoposto: aerodinamica, meccanica, Power Unit e gestione dell’energia devono contribuire alla prestazione finale.

Il punto non è aspettarsi una trasformazione immediata, ma costruire un percorso di sviluppo efficace. Ed è proprio qui che la Ferrari deve dimostrare di poter recuperare terreno, senza affidare tutte le proprie speranze al progetto successivo.

Ferrari, cosa deve cambiare per evitare di ripartire ogni anno?

Dalle parole di Mazzola emerge una questione più ampia rispetto al risultato di una singola gara. La domanda è se la Ferrari riesca a trasformare il lavoro quotidiano in un miglioramento sufficiente rispetto a quello dei concorrenti.

L’ex ingegnere non individua una causa unica e non presenta una soluzione miracolosa. Il suo ragionamento mette insieme capitale umano, competenze, motivazione, innovazione e capacità di sviluppare la monoposto.

Sono elementi che devono funzionare contemporaneamente. Se uno di questi aspetti rallenta, anche una macchina con una buona base tecnica può perdere competitività nel corso del campionato.

La Ferrari deve quindi capire dove si trovi il margine per migliorare e se le risorse disponibili siano impiegate nella direzione corretta. Soltanto così il progetto successivo potrà rappresentare un progresso concreto, anziché una nuova promessa.

Perché in Formula 1 non basta preparare la macchina per vincere l’anno prossimo. Bisogna costruire un sistema capace di migliorare più velocemente degli avversari, stagione dopo stagione.

È questa la questione che emerge dall’analisi di Luigi Mazzola: non soltanto quando la Ferrari tornerà a vincere, ma cosa debba cambiare affinché l’obiettivo diventi finalmente concreto.

Fonte: intervista esclusiva di NewsF1.it a Luigi Mazzola, nel programma A Ruota Libera.

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