F1 Brasile, perché la Ferrari è in difficoltà? Il nodo potrebbe essere la temperatura delle gomme

Vito Defonseca
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Ferrari F1 SAO PAULO, BRAZIL - NOVEMBER 06: Charles Leclerc of Monaco driving the (16) Scuderia Ferrari SF-26 on track during practice ahead of the F1 Grand Prix of Brazil at Autodromo Jose Carlos Pace on November 06, 2026 in Sao Paulo, Brazil. (Photo by Rudy Carezzevoli/Getty Images)

Il venerdì del Gran Premio di San Paolo ha lasciato qualche interrogativo sulle prestazioni della Ferrari SF-26. I risultati delle FP2, con Lewis Hamilton sesto e Charles Leclerc settimo, raccontano di una monoposto che al momento sembra avere qualcosa in meno rispetto a Mercedes e McLaren. Ma il distacco registrato sul giro secco potrebbe nascondere una situazione più complessa.

La sensazione emersa dalle prove libere è quella di una Ferrari piuttosto scivolosa, con difficoltà nel trovare il giusto equilibrio e, soprattutto, nel portare gli pneumatici nella corretta finestra di funzionamento.

È proprio questo uno degli aspetti che merita maggiore attenzione.

Cerchi Ferrari F1 2027
Cerchi Ferrari F1 2027 disegno di Salvatore Asero per newsf1.it

Ferrari e temperature degli pneumatici: un problema da non sottovalutare

Le condizioni ambientali del venerdì brasiliano potrebbero aver rappresentato un fattore importante. Con temperature dell’asfalto relativamente basse e la possibilità di pioggia prevista per il sabato, riuscire a generare la giusta quantità di energia negli pneumatici diventa fondamentale.

Una monoposto può avere un buon livello di carico aerodinamico, ma se non riesce a trasferire correttamente energia alle gomme rischia di non sfruttarne tutto il potenziale.

Il risultato è una vettura che tende a scivolare, perde aderenza e fatica a trovare continuità soprattutto nei tratti in cui è necessario mantenere velocità e precisione.

Se questa interpretazione fosse corretta, il problema della Ferrari non sarebbe necessariamente legato a una carenza assoluta di carico aerodinamico, ma alla capacità della SF-26 di sfruttarlo in maniera efficace per mantenere gli pneumatici nella corretta finestra di esercizio.

Si tratta naturalmente di un’ipotesi tecnica da verificare attraverso i dati delle prossime sessioni.

Il passo gara non sembra raccontare la stessa storia

Un altro elemento interessante riguarda la differenza tra il comportamento della Ferrari sul passo gara e quello mostrato nella simulazione di qualifica.

La sensazione è che il distacco dalle squadre di vertice non sia così marcato quando si guarda alla prestazione sul lungo periodo. Al contrario, sul giro secco la Ferrari sembra incontrare maggiori difficoltà.

Questo potrebbe dipendere da diversi fattori: gestione degli pneumatici, carico di carburante utilizzato durante le simulazioni oppure una scelta precisa del programma di lavoro.

Non è da escludere che Ferrari abbia preferito non mostrare tutto il proprio potenziale, concentrandosi sulla raccolta dei dati e su una preparazione differente rispetto agli avversari.

Anche l’utilizzo delle mescole e la scelta di non effettuare determinati tentativi di simulazione della qualifica rendono più complicata una valutazione definitiva.

Resta però un dato: il comportamento della SF-26 nelle FP2 è apparso meno convincente rispetto a quello delle Mercedes e delle McLaren.

Ferrari Hamilton leclerc
Ferrari Hamilton leclerc credits media Ferrari

Hamilton e Leclerc: due approcci differenti nella preparazione

Un altro aspetto interessante riguarda il modo in cui i due piloti Ferrari affrontano il lavoro durante il weekend.

Charles Leclerc è un pilota che generalmente cerca rapidamente il limite della monoposto. Ha bisogno di trovare subito il feeling con la vettura e tende a cercare immediatamente una prestazione di riferimento.

Lewis Hamilton, invece, ha spesso mostrato un approccio differente: costruisce progressivamente il proprio feeling con la pista, lavora sulla comprensione del comportamento della macchina e cerca di migliorare sessione dopo sessione.

È un metodo che abbiamo già osservato in diverse occasioni, anche durante la sua esperienza in Mercedes.

Il messicano GP, ad esempio, ha mostrato quanto Hamilton possa crescere nel corso del weekend, arrivando a trovare una prestazione molto incisiva nei tentativi decisivi.

Non significa che uno dei due approcci sia migliore dell’altro, ma che la lettura dei tempi delle prove libere deve tenere conto anche del differente programma seguito dai piloti.

In Brasile, inoltre, Leclerc ha saltato la prima sessione lasciando spazio al rookie, dovendo quindi recuperare parte del lavoro nella seconda sessione.

Ferrari deve rispondere in qualifica

La situazione resta anomala, soprattutto considerando le caratteristiche del circuito brasiliano.

Interlagos richiede un buon compromesso aerodinamico. Il tracciato presenta settori differenti, curve in cui è importante avere stabilità e trazione e un lungo tratto in cui la resistenza aerodinamica e l’efficienza complessiva della monoposto assumono un ruolo importante.

La Ferrari ha dimostrato in altri appuntamenti di poter essere competitiva anche su circuiti particolarmente impegnativi. Per questo motivo, il distacco accusato nelle prove libere brasiliane lascia qualche perplessità.

La possibilità che il programma di lavoro e i carichi di carburante abbiano influenzato i tempi non può essere esclusa. Allo stesso modo, non si può ignorare il possibile problema legato alla preparazione degli pneumatici.

La risposta più importante arriverà dalla qualifica, quando sarà necessario trovare immediatamente prestazione sul giro singolo.

Se la Ferrari riuscirà a portare le gomme nella corretta finestra di funzionamento, potremmo assistere a una monoposto decisamente più competitiva.

Ma se le difficoltà dovessero ripresentarsi, allora diventerebbe necessario interrogarsi più seriamente sul bilanciamento e sull’efficienza aerodinamica della SF-26.

Con la pioggia prevista, inoltre, il quadro potrebbe cambiare completamente.

Il GP del Brasile diventa quindi un banco di prova importante per capire se le difficoltà Ferrari siano legate principalmente alla gestione degli pneumatici e al programma di lavoro oppure se esista un problema prestazionale più profondo.

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