Ferrari, la SF-26 è cambiata: cosa aspettarsi in Brasile

Francesco Maria Pedicini
9 Min Read
Ferrari F1 Brasile credits Newsf1.it

Gli aggiornamenti introdotti ad Austin sembrano aver restituito alla Ferrari una maggiore competitività. Dopo le prestazioni convincenti negli Stati Uniti e in Messico, il circuito brasiliano potrebbe rappresentare un banco di prova particolarmente favorevole per verificare i progressi aerodinamici della SF-26.

La Ferrari arriva a Interlagos con sensazioni decisamente diverse rispetto a quelle di qualche settimana fa. Il secondo e quarto posto conquistati ad Austin, replicati in Messico, raccontano di una monoposto capace di tornare stabilmente nelle posizioni di vertice, sebbene non ancora sufficientemente costante da trasformare ogni occasione in una vittoria.
A cambiare le prospettive della Scuderia è stato anche il pacchetto aerodinamico introdotto nel Gran Premio degli Stati Uniti, un intervento che ha interessato alcune delle aree più importanti della SF-26: fondo, fiancate e diffusore.
L’obiettivo degli ingegneri di Maranello non era semplicemente aumentare il carico aerodinamico, ma soprattutto migliorare la qualità e la stabilità dei flussi diretti verso il retrotreno, ottimizzando il funzionamento del diffusore.
Un’evoluzione che, almeno sulla carta, potrebbe trovare proprio a Interlagos uno dei suoi terreni di applicazione più interessanti.

Interlagos, un circuito che potrebbe premiare la nuova Ferrari

Il tracciato brasiliano, lungo 4,309 chilometri, presenta una combinazione piuttosto particolare di caratteristiche tecniche. Due lunghi tratti ad alta velocità si alternano a un settore centrale ricco di curve lente e di media percorrenza, rendendo fondamentale il compromesso tra carico aerodinamico, efficienza e trazione.

Il primo settore è caratterizzato dalla celebre S do Senna, una sequenza che richiede precisione in frenata, rapidità nei cambi di direzione e un buon bilanciamento tra i due assi. L’uscita dalla Curva do Sol introduce poi il lungo rettilineo opposto, dove tornano centrali la velocità massima e la gestione dell’energia elettrica.
È però nel settore centrale che la Ferrari potrebbe esprimere una parte importante del proprio potenziale.
Le curve della Ferradura, il Pinheirinho e il Bico de Pato mettono alla prova la capacità della monoposto di mantenere aderenza durante i trasferimenti di carico, alternando percorrenze più sostenute a curve nelle quali diventa essenziale la trazione meccanica.
Proprio in queste condizioni, una piattaforma aerodinamica stabile può rappresentare un vantaggio concreto.
Una maggiore efficacia del diffusore, infatti, può consentire di mantenere più grip al posteriore e offrire ai piloti una vettura più prevedibile durante l’inserimento, la percorrenza e soprattutto la fase di accelerazione.
Non bisogna poi dimenticare la Junção, curva 12, uno dei punti più importanti dell’intero giro. Uscire bene da questo tratto significa conservare velocità lungo tutta la successiva salita verso il traguardo.
Un posteriore più stabile e una migliore capacità di scaricare la potenza a terra potrebbero quindi diventare armi preziose per Leclerc e Hamilton.

Austin ha cambiato qualcosa: più carico, ma soprattutto maggiore stabilità

Gli aggiornamenti portati dalla Ferrari negli Stati Uniti hanno interessato il bordo d’attacco del fondo e i suoi elementi di gestione del flusso, insieme a una revisione dei volumi inferiori delle fiancate e della geometria del diffusore.
Il nuovo fondo punta a generare più carico, mentre la revisione delle fiancate cerca di indirizzare verso la parte posteriore un flusso d’aria più energico e regolare. Il diffusore, a sua volta, è stato ottimizzato per sfruttare meglio queste condizioni.
L’effetto ricercato è una vettura capace di produrre carico in maniera più efficiente e di mantenere un comportamento prevedibile anche quando cambiano altezza da terra, velocità e condizioni di percorrenza.
Naturalmente non è possibile attribuire tutto il miglioramento osservato nelle ultime gare esclusivamente al nuovo pacchetto: assetto, caratteristiche dei circuiti e gestione degli pneumatici hanno avuto un ruolo importante.

Ad Austin, Leclerc è riuscito a recuperare terreno nella seconda parte della gara, mostrando un ritmo particolarmente competitivo con pneumatici più freschi e conquistando il secondo posto davanti a Verstappen. Hamilton ha completato il risultato con una quarta posizione.

In Messico, poi, la Ferrari ha confermato la propria velocità con la pole position di Hamilton e il terzo tempo di Leclerc in qualifica. La corsa non ha prodotto la vittoria che sembrava possibile, ma il potenziale della SF-26 è apparso evidente.
Due circuiti molto diversi, dunque, hanno restituito un’indicazione comune: la Ferrari dispone di una base competitiva, soprattutto quando riesce a lavorare nella finestra ideale di funzionamento.

Il problema potrebbe essere nei rettilinei e nella gestione delle gomme

Interlagos non è un circuito esclusivamente favorevole alle monoposto ad alto carico. I due lunghi allunghi richiedono una buona efficienza aerodinamica e un sistema propulsivo capace di sfruttare al meglio la componente elettrica.

Le nuove modalità aerodinamiche introdotte nel 2026 consentono di ridurre la resistenza all’avanzamento nei tratti autorizzati, ma questo non elimina completamente le differenze di efficienza e di prestazione tra le vetture.
La SF-26, pur essendo competitiva nelle curve, ha mostrato in diverse occasioni alcune difficoltà sul fronte della velocità massima.
Un eventuale vantaggio nel settore centrale potrebbe quindi essere parzialmente compromesso nei tratti più veloci, soprattutto nei confronti di avversari particolarmente efficienti come Mercedes e Red Bull.

L’altra grande incognita riguarda gli pneumatici.
Interlagos è una pista che può mettere sotto pressione il retrotreno, specialmente nei lunghi stint. Una monoposto dotata di buon carico posteriore può limitare lo scivolamento delle gomme, ma non è detto che riesca automaticamente a controllarne temperature e degrado.
Pirelli porterà le mescole C3, C4 e C5, una selezione più morbida rispetto alla passata stagione. A questo si aggiungono alcune modifiche all’asfalto, che potrebbero influenzare ulteriormente il livello di grip e l’usura.
Per la Ferrari sarà fondamentale trovare un assetto capace di conservare i benefici aerodinamici del nuovo pacchetto senza compromettere la durata degli pneumatici.

Ferrari favorita? Non ancora, ma le premesse sono incoraggianti

Il Brasile potrebbe dunque rappresentare un’occasione concreta per la Scuderia.
Le caratteristiche del settore centrale sembrano sposarsi piuttosto bene con i punti di forza mostrati recentemente dalla SF-26, mentre il lavoro svolto ad Austin potrebbe risultare particolarmente utile nelle fasi di trazione e nei cambi di direzione.
Resta da verificare quanto il nuovo equilibrio aerodinamico riesca a garantire prestazioni costanti durante un intero stint e quanto la Ferrari possa concedere sul piano della velocità di punta.
Sarà importante anche la qualifica, uno degli aspetti sui quali Leclerc ha evidenziato alcune difficoltà nelle ultime settimane, soprattutto nel portare gli pneumatici nella corretta finestra di temperatura nel momento decisivo.
Senza dimenticare la variabile meteorologica: a Interlagos il tempo può cambiare rapidamente, modificando completamente le condizioni della pista e i valori in campo.

La sensazione è che Ferrari abbia finalmente una monoposto capace di giocarsela su circuiti dalle caratteristiche differenti. Ma il vero salto di qualità non consiste soltanto nel produrre più carico: consiste nel riuscire a sfruttarlo con continuità.

Interlagos potrebbe essere il luogo ideale per capire se gli aggiornamenti di Austin abbiano realmente ampliato la finestra di competitività della SF-26.

Perché, dopo due Gran Premi nei quali il potenziale è apparso superiore ai risultati raccolti, a Maranello non serve più soltanto dimostrare di avere una macchina veloce.

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