Ferrari, il vero problema è il motore o la Power Unit? L’analisi tecnica che cambia prospettiva

Vito Defonseca
6 Min Read
Ferrari F1 Aduo

Ferrari perde davvero per colpa del motore?

Dopo il Gran Premio d’Austria molti osservatori hanno individuato nel motore termico della Ferrari il principale responsabile del divario prestazionale nei confronti di Mercedes e McLaren. Le velocità registrate sui rettilinei del Red Bull Ring sembrano infatti raccontare una SF-26 meno efficace quando si tratta di scaricare tutta la potenza disponibile.

Ma è davvero così semplice?

Analizzando con attenzione il comportamento della Ferrari emerge un quadro decisamente più complesso. Il problema, infatti, potrebbe non riguardare esclusivamente l’ICE (Internal Combustion Engine), ma l’intera gestione della Power Unit, ovvero il delicato equilibrio tra motore termico, parte elettrica e software di controllo.

È proprio questo il punto che rischia di essere sottovalutato.

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Il motore termico non spiega tutto

Se il deficit fosse esclusivamente legato alla potenza del motore endotermico, Ferrari dovrebbe perdere terreno in maniera costante lungo tutto il giro.

In Austria, invece, la situazione è stata differente.

La SF-26 ha effettivamente mostrato una certa difficoltà nei brevi rettilinei del Red Bull Ring, ma il vero distacco è emerso soprattutto nel terzo settore, quello maggiormente caratterizzato da accelerazioni, trazione e gestione della potenza in uscita dalle curve lente.

È qui che Mercedes è riuscita a costruire gran parte del proprio vantaggio, dimostrando una vettura estremamente efficace nella fase di rilancio.

Questa differenza lascia pensare che il limite non sia solamente nella cavalleria disponibile, ma soprattutto nel modo in cui la potenza viene erogata e gestita durante tutto il giro.

La Power Unit è molto più di un semplice motore

Nell’attuale Formula 1 il motore termico rappresenta soltanto una parte della prestazione.

La Power Unit comprende infatti:

  • motore endotermico (ICE);
  • turbocompressore;
  • MGU-H e MGU-K;
  • batterie;
  • elettronica di controllo;
  • software di gestione energetica.

È proprio quest’ultimo elemento ad avere assunto un peso enorme negli ultimi anni.

Ogni squadra decide infatti quando utilizzare l’energia elettrica accumulata, quanto recuperarla in frenata e in quali punti della pista massimizzare l’erogazione combinata tra parte elettrica e motore termico.

Una strategia non ottimale può tradursi in decimi persi ad ogni giro, anche con un propulsore perfettamente competitivo.

Il confronto con Mercedes racconta una storia diversa

L’esempio più evidente arriva proprio dal confronto con Mercedes.

La W16 non è sembrata semplicemente più potente.

È sembrata soprattutto più efficace nell’utilizzo della propria energia.

Le accelerazioni in uscita dalle curve e la facilità con cui i piloti Mercedes riuscivano ad attaccare Ferrari suggeriscono una migliore integrazione tra parte termica ed elettrica della Power Unit.

In altre parole, la differenza potrebbe risiedere negli algoritmi che gestiscono il rilascio della potenza piuttosto che nei cavalli sviluppati dal solo motore endotermico.

Ala posteriore Ferrari
SPIELBERG, AUSTRIA – JUNE 26: Lewis Hamilton of Great Britain driving the (44) Scuderia Ferrari SF-26 on track during practice ahead of the F1 Grand Prix of Austria at Red Bull Ring on June 26, 2026 in Spielberg, Austria. (Photo by Sam Bagnall/Sutton Images)

Anche il setup potrebbe aver amplificato il problema

Esiste poi un altro elemento da considerare.

Ferrari potrebbe aver scelto un assetto aerodinamico meno carico per compensare il possibile deficit di velocità massima.

Una configurazione di questo tipo riduce il drag, ma rende la vettura meno stabile nelle curve lente e nelle fasi di trazione.

Il risultato è una macchina che, pur difendendosi nei rettilinei, perde tempo proprio dove serve scaricare efficacemente tutta la potenza disponibile.

In Austria questa scelta sembra aver penalizzato soprattutto Charles Leclerc, costretto a convivere con una vettura meno stabile durante gli stint più lunghi.

Il vero banco di prova sarà Silverstone

Il Gran Premio di Silverstone rappresenterà un test fondamentale per comprendere la reale natura del problema Ferrari.

Il circuito inglese presenta curve ad alta percorrenza, una configurazione completamente diversa rispetto al Red Bull Ring e richiede un utilizzo differente della Power Unit.

Se la SF-26 dovesse tornare competitiva, come già visto a Barcellona, diventerebbe sempre più credibile l’ipotesi che il problema non sia il motore termico, bensì la gestione complessiva della Power Unit e il compromesso tra aerodinamica, software ed energia elettrica.

Al contrario, un’altra prestazione deludente potrebbe confermare l’esistenza di un limite più profondo, difficile da correggere nel corso della stagione.

Conclusioni

La Formula 1 moderna non si vince più soltanto con il motore più potente. L’efficienza della Power Unit dipende dalla perfetta integrazione tra motore endotermico, parte elettrica, recupero energetico, software di gestione e configurazione aerodinamica.

L’Austria ha mostrato una Ferrari competitiva solo a tratti, ma soprattutto una SF-26 che fatica a sfruttare tutto il proprio potenziale quando conta davvero.

Ed è proprio qui che potrebbe nascondersi il vero nodo tecnico della stagione: non quanti cavalli abbia il motore Ferrari, ma quanto efficacemente l’intera Power Unit riesca a trasformarli in prestazione in pista.

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