Le statistiche riproiettano il Cavallino ai tristi periodi degli anni ‘80 e ‘90. Che succede alla rossa?

La Ferrari è nel pieno di uno dei suoi peggiori periodi sportivi di sempre di Formula 1 .

Tra il 1979 ed il 2000 non arrivò alcun titolo mondiale, con Michael Schumacher che riportó l’iride piloti a Maranello ventuno anni dopo Jody Scheckter. Un digiuno così lungo appariva assolutamente irripetibile, visti anche i netti domini che la rossa mise in mostra nell’era del Kaiser, sostituito da Kimi Raikkonen che immediatamente trionfò in campionato al debutto nel 2007.

Tutto ciò si sta invece ripetendo, con la Ferrari che è a secco di mondiali dal 2008 di Formula 1, quando venne ottenuto quello costruttori con la coppia Raikkonen-Massa.

Da Interlagos dell’anno prima invece, sono passati 4277 giorni, ovvero da qual Gran Premio del Brasile che incoronò Kimi campione del mondo piloti. Dodici anni a bocca asciutta, il secondo periodo più lungo per la Scuderia nel quale non vengono vinti dei campionati. Una situazione scomoda, per certi versi imbarazzante, in cui anche la vittoria in un singolo Gran Premio sembra essere diventata una chimera. Infatti, il successo non arriva da 257 giorni, quando fu sempre Raikkonen ad imporsi, lo scorso anno ad Austin nel GP degli Stati Uniti.

Da quando la Formula 1 ha totalmente stravolto i regolamenti nel 2009, imboccando il primo ciclo tecnico dell’era post-Schumacher, in soltanto due occasioni la Ferrari è riuscita a giocarsi il titolo all’ultima gara, perdendolo chiaramente.

Tutto ciò è accaduto ad Abu Dhabi nel 2010 ed in Brasile nel 2012, con Fernando Alonso sconfitto in maniera beffarda da Sebastian Vettel. Solo i miracoli dello spagnolo avevano consentito alla Ferrari di presentarsi all’ultimo appuntameto con le carte in regola per riprendersi il mondiale, visto che la Red Bull del tedesco era nettamente superiore rispetto alla rossa.

Quando Alonso e la Ferrari si sono separati, è stato proprio Seb l’uomo designato per la rincorsa all’iride, ma fino ad oggi anche lui non ci è andato nemmeno vicino.

Nel 2017 e nel 2018, la sua rincorsa è finita in Messico, inchinandosi alla superiorità della Mercedes di Lewis Hamilton con due gare di anticipo. Tanti uomini si sono succeduti in questi anni, da Domenicali a Binotto passando per Arrivabene in termini di team principal, da Aldo Costa allo stesso Binotto alla direzione tecnica, ma nessuno è mai stato in grado di rendere la rossa la macchina da battere.

I sogni del Cavallino sono stati spazzati via prima dalla Red Bull, poi dalla Mercedes, ed ora la speranza è riposta in un nuovo regolamento che riesca a spezzare l’egemonia delle frecce d’argento. Il tempo scorre ed è inesorabile, ma l’impressione è che ancora non ci sia quella forza tecnica e sportiva per poter puntare a vincere un mondiale, nonostante il digiuno sia di ormai dodici anni. I tifosi aspettano, i piloti passano, ma solo le sconfitte rimangono. E gli avversari vincono…

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