Ferrari F1 sorprende con il diffusore 2026: Audi e Aston Martin già in difficoltà?

Vito Defonseca
6 Min Read
Ferrari F1 20206 diffusore

I test 2026 hanno iniziato a chiarire alcuni concetti tecnici finalmente ecco il diffusore Ferrari F1 . Le nuove monoposto 2026 mostrano soluzioni aerodinamiche che segnano un’evoluzione rispetto al recente passato, soprattutto nella zona fondo–diffusore e nella gestione dei flussi laterali. Alcune scelte sembrano già confermate dalla pista, altre invece sollevano dubbi.

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Diffusori 2026: meno estremi ma più “intelligenti”

Con il ritorno a un fondo piatto meno esasperato rispetto alle precedenti configurazioni full Venturi, il diffusore non può più lavorare nelle condizioni ideali viste nelle ultime stagioni. Il flusso che arriva da sotto la vettura è più “rovinato”, disturbato dalla ridotta altezza da terra e dalle irregolarità del contatto aria-asfalto.

Le immagini di Aston Martin e Williams mostrano un concetto chiaro: i diffusori non sono più ermeticamente chiusi. Le pareti laterali risultano interrotte in alcune zone, creando una comunicazione tra l’aria sopra il fondo e quella sotto il diffusore.

Sotto la vettura c’è depressione, sopra c’è una pressione maggiore. Parte del flusso superiore viene quindi “aspirata” verso il basso, generando un piccolo effetto Venturi secondario. È un modo per energizzare il flusso inferiore, che altrimenti arriverebbe troppo debole e turbolento per garantire carico efficiente.

Anche la Ferrari sembra adottare una filosofia simile nella parte posteriore del diffusore. Il concetto non è più quello del diffusore sigillato fino quasi all’asfalto, ma di un componente capace di alimentarsi anche dall’alto per mantenere velocità e stabilità del flusso.

f1 2026 aston martin pance
f1 2026 aston martin pance foto credit media Pirelli

Ritorno del rake e gestione dei flussi

Altro elemento interessante è il ritorno, più o meno marcato, dell’angolo rake. Con il fondo piatto, inclinare leggermente la vettura aiuta a migliorare la gestione del flusso verso il diffusore. Non si tratta dei livelli estremi del passato, ma di un concetto reintrodotto per compensare la perdita di efficienza del fondo.

La fisica è chiara: la deportanza dipende dalla velocità del flusso (V²). Se il flusso rallenta o diventa troppo vorticoso nel punto sbagliato, il carico cala drasticamente. Per questo le squadre stanno cercando soluzioni ibride tra flusso lineare e vorticoso, nel tentativo di piegare l’aria verso il basso senza compromettere l’estrazione finale.

Audi e le pance “controverse”

Tra le monoposto che hanno fatto discutere c’è Audi. Dopo una prima presentazione più formale, la vettura vista in pista mostra pance molto affusolate all’ingresso, ma che si allargano sensibilmente nella parte centrale.

Il risultato è una fiancata apparentemente più “tozza” rispetto a rivali come McLaren o la stessa Ferrari. È possibile che la scelta sia legata alla distribuzione dei pesi o all’architettura interna della nuova power unit 2026, ma dal punto di vista aerodinamico resta qualche perplessità.

Un volume laterale importante può ostacolare il flusso diretto verso il retrotreno, rendendo più complessa la gestione dell’aria in ingresso al diffusore.

F1 2026 Aston AMR26 Alonso Test
F1 2026 Aston AMR26 Alonso Test

Aston Martin: presa alta e flusso disturbato

Se Audi lascia interrogativi, la configurazione di Aston Martin sembra aver già mostrato possibili limiti. La presa d’aria dei radiatori inclinata verso l’alto potrebbe disturbare il flusso destinato alla zona posteriore.

Un flusso troppo vorticoso può aiutare a “ripiegare” l’aria verso il basso, ma se arriva disordinato nella conca del diffusore rischia di comprometterne l’efficienza. I primi segnali di difficoltà in curva potrebbero non essere casuali.

Ferrari: dettagli che fanno pensare a un progetto solido

Tra le note più interessanti c’è una soluzione introdotta da Ferrari nella parte anteriore del fondo: una sorta di “pettine” orizzontale sotto l’ingresso del fondo, utile a raddrizzare e stabilizzare il flusso dopo il passaggio tra ala anteriore, sospensioni e ruote.

Non è una rivoluzione visiva, ma è una finezza tecnica che suggerisce un progetto sviluppato con continuità. Quando una squadra lavora su dettagli di questo tipo significa che la base della vettura è sufficientemente solida da permettere ottimizzazioni mirate.

Anche Mercedes e McLaren sembrano aver svolto un lavoro coerente, con molte tornate completate nei test. E quando si macinano chilometri, spesso è perché la macchina offre una piattaforma stabile su cui raccogliere dati.

Chi deve rivedere qualcosa?

Dai primi riscontri tecnici e cronometrici, Audi, Aston Martin e in parte Red Bull Racing sembrano avere ancora margini di ottimizzazione. Ferrari, Mercedes e McLaren appaiono invece più vicine a un equilibrio iniziale.

Naturalmente i test non danno sentenze definitive. Ma alcune soluzioni aerodinamiche, soprattutto nella zona diffusore e pance, stanno già delineando filosofie molto diverse.

La stagione 2026 si annuncia come un confronto non solo di potenza, ma di interpretazione del flusso. E in Formula 1, spesso, è proprio l’aria a fare la differenza.

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