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Il precampionato della F1 2026 si sta aprendo all’insegna della cautela, specialmente in casa Ferrari. Mentre i primi riscontri della pista generano dubbi tra i tifosi, nel paddock circolano con insistenza voci su un presunto vantaggio prestazionale della Power Unit Mercedes (e in parte Red Bull Ford), stimato intorno ai 15 cavalli.
Tuttavia, prima di trarre conclusioni affrettate, è necessario analizzare questi dati con freddezza ingegneristica. In un regolamento così complesso, la potenza pura è solo una variabile di un’equazione molto più ampia.

Il peso dei numeri: 15 CV nell’era dell’ibrido 50/50
Se confermato, un vantaggio di 15 cavalli su una potenza complessiva che sfiora i 1000 CV rappresenta circa l’1,5% del totale. È un margine presente, ma non è più il “delta” che faceva la differenza nelle ere passate.
Con il nuovo regolamento, la gestione della componente elettrica (che copre quasi la metà della potenza totale) diventa il vero terreno di scontro. Avere una punta di velocità massima superiore serve a poco se il deployment dell’energia non è costante per tutto il giro o se la vettura soffre di un drag aerodinamico eccessivo. La sfida del 2026 non è chi ha il motore più potente, ma chi ha il sistema più efficiente nell’arco dell’intera gara.

Oltre il motore: Aerodinamica e Sospensioni
La delusione di un precampionato opaco spesso deriva da programmi di lavoro differenziati. Mentre alcuni team cercano la prestazione pura, altri si concentrano sulla validazione dei modelli aerodinamici e sulla dinamica del veicolo.
Nel nostro ultimo video approfondiamo come l’aerodinamica e le sospensioni siano i veri piloti della performance:
- Le zone grigie: Il regolamento è scritto in modo da permettere interpretazioni creative. Chi saprà sfruttare meglio le parole scritte (e non lo “spirito” della norma) potrà recuperare decimi preziosi che nessun motore può regalare.
- La gestione pneumatici: Come spieghiamo citando la “Formula Magica di Pacejka”, la capacità di far lavorare le gomme alla temperatura corretta sarà il fattore dominante. Una vettura gentile sugli pneumatici può annullare un gap motoristico in pochi giri di gara.
Un campionato di reazione
La storia recente della Formula 1 ci insegna che i valori visti nei test non sono mai definitivi. Nel 2022 la Ferrari partì fortissimo, ma fu una direttiva tecnica (la TD39) a rimescolare le carte a metà stagione.
Oggi, con un budget cap a 200 milioni e limitazioni pesanti nelle ore di galleria del vento, la capacità di sviluppo sarà più lenta ma più mirata. La Ferrari potrebbe aver scelto una strada meno appariscente nei test, puntando su robustezza e prevedibilità del telaio, elementi fondamentali per permettere alle sospensioni di fare il proprio lavoro.
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“Ragazzi, capisco la delusione per questi primi approcci, ma ricordate che la Formula 1 è una maratona tecnologica, non uno sprint da un solo giorno. Noi di News Formula 1 resteremo qui ad analizzare ogni dato, ogni zona grigia e ogni scelta meccanica per spiegarvi cosa sta succedendo davvero dietro le quinte. Se volete un’informazione tecnica, pulita e senza sensazionalismi, iscrivetevi al canale e attivate la campanellina. Restiamo uniti e vediamo cosa dirà la pista. Un saluto a tutti!”
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