Il Cavallino è ormai orfana di un mondiale da undici stagioni ed il 2020 segnerà la fine dell’attuale regolamento tecnico. Sarà fondamentale imbastire il progetto giusto con il nuovo ciclo per tornare al top.

La scorsa settimana, la FIA e Liberty Media hanno presentato ufficialmente il nuovo regolamento tecnico che entrerà in vigore a partire dalla stagione 2021. Il cambio con gli standard attuali sarà quasi totale, con l’obiettivo del contenimento dei costi, maggiore show e rallentamento delle monoposto al fine di garantire più sorpassi e battaglie in pista equilibrate tra top team e concorrenti. Messa così sembra una rivoluzione che garantisce un generale miglioramento delle condizioni del circus iridato, ma è bene fare un salto nel passato per osservare quanto un regolamento totalmente nuovo ha portato un progetto a prevalere nettamente sugli altri.

L’esempio lampante è quello del 2014, quando l’avvento dell’era turbo-ibrida traghettò la Mercedes nettamente davanti agli avversari, gap attualmente esistente dopo che la Ferrari sembrava essere riuscito a ridurlo nel biennio scorso. Le frecce d’argento hanno mantenuto un distacco netto nell’ordine del secondo al giro tra 2014 e 2016, stagioni in cui non c’è stata minimamente storia. Nel 2019 è tornata questa tendenza almeno fino a metà del campionato, quando tutto era ormai già stato scritto in termini di classifica mondiale. Cinque stagioni prima avvenne un ulteriore cambiamento epocale, in virtù del netto taglio che venne dato all’aerodinamica con vetture che vennero realizzate in maniera molto più ”semplice” rispetto alle astronavi del 2008.

Ad approfittarne alla perfezione fu la Brawn GP motorizzata Mercedes, nata sulle ceneri della Honda che regalò il titolo a Jenson Button grazie al famigerato doppio diffusore, che tanto fece discutere all’epoca. Il progetto di Ross Brawn fu assolutamente geniale, anche se a detta di molti andava nettamente fuori dai regolamenti. In entrambi le occasioni di rivoluzioni epocali del terzo millennio, la Ferrari ha fatto cilecca. Il 2009 si rivelò un calvario, con nessuna pole position ottenuta ed appena una vittoria grazie al capolavoro di Kimi Raikkonen a Spa. Per il resto arrivò un misero quarto posto nel mondiale costruttori ad anni luce dagli avversari.

Nel 2014 andò ancora peggio. La F14T mise insieme appena due podi con Fernando Alonso che chiuse terzo in Cina e secondo dopo una gara pazzesca in Ungheria, senza mai essere in lotta per qualcosa di importante. Anche la prima fila fu un miraggio e lo spagnolo non andò mai oltre una quarta posizione in qualifica. Si trattò forse della stagione peggiore della Ferrari in epoca moderna, con un progetto nato malissimo sin da subito a causa di una turbina estremamente ridotta nelle dimensioni. Anche il telaio fu disastroso, insomma un vero horror che resterà per sempre nella storia di Maranello.

Il dettaglio che preoccupa in vista 2021 per gli appassionati ferraristi è proprio questo, ovvero la storia. La Ferrari ha sempre sofferto i cambi di regolamento e questo è un evento che non può assolutamente ripetersi, pena tornare al ritardo di due secondi al giorno di un lustro or sono e dover inseguire nuovamente da capo gli avversari.

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