F1 News – Ecclestone e Liberty Media: due visioni contrapposte 

Andrea Inghingoli
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f1 2026 Ecclestone foto credits Wikepedia

L’ex capo della Formula 1 Bernie Ecclestone non perde occasione per far discutere. Ma l’arrivo di Liberty Media ha veramente migliorato le cose?

Le parole di Ecclestone sul 2026

Dopo nove anni dalla cessione della Formula 1, Bernie Ecclestone continua a far parlare di sé ogni volta che ha occasione. Le ultime dichiarazioni, rilasciate all’emittente tedesca RTL e a sport.de, sono un misto tra provocazioni e ovvietà, in pieno stile Ecclestone verrebbe da dire. 

Scegliere George Russell e Mercedes come favoriti per il campionato non è certo una scommessa azzardata. Allo stesso modo, promuovere Gabriel Bortoleto come futuro campione del mondo non rappresenta una posizione radicale, dato che lo stesso Ecclestone vive in una piantagione di caffè brasiliana più grande di Monaco e ha svolto un ruolo silenzioso nel sostenere la carriera di Bortoleto.

Ma più rumore hanno fatto le sue parole a proposito dei nuovi regolamenti 2026: “All’inizio della stagione ci sarà un po’ di confusione perché tutti dovranno imparare di nuovo la Formula 1”, ha detto. E le regole non favoriscono Max Verstappen e il suo stile di guida. Si tratta meno di pura corsa. Ma questa è la direzione dello sviluppo: più regolamenti, più regole per i piloti. È un campionato mondiale per piloti e non per ingegneri. La Formula 1 ora è più in competizione con la Formula E”

Come è nato l’impero di Ecclestone

Ora, queste dichiarazioni potrebbero passare in secondo piano se si trattasse di un ex pilota con un passato poco glorioso in Formula 1. Ma se le parole provengono da chi ha comandato in Formula 1 per tre decenni, è chiaro che fanno molto più scalpore. 

I nuovi fan potrebbero essere perdonati se si chiedessero chi sia questo vecchio e perché stia agitando il pugno contro quella nuvola, ma Bernie parlava in pubblico così raramente che, nelle occasioni in cui veniva avvistato in pubblico, si scatenava una corsa per essere i primi a mettergli un microfono sotto il naso. 

Si dice che Bernie una volta abbia mediato la vendita di un aereo privato, guadagnando un notevole profitto nel processo, prima ancora di averlo acquistato e preso in consegna. Ad un certo punto della sua vita, l’accumulo di ricchezza è diventato quasi irrilevante per lui: il gioco, la danza, era tutto ciò che contava. Da qui i suoi recenti atti di prestidigitazione seriale, in cui ha venduto i diritti commerciali a una serie di acquirenti pur rimanendo al comando. 

F1 News formula 1 liberty media
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La contrapposizione con Liberty Media

In Liberty Media, però, la forza irresistibile ha incontrato un oggetto inamovibile. Gli accordi verbali e tutta la routine di fumo negli occhi non avrebbero mai funzionato con una società con sede negli Stati Uniti radicata nella trasparenza, che marcia al ritmo di una routine di chiamate trimestrali sui risultati finanziari. Ecclestone si è visto rapidamente mettere al polso il proverbiale orologio d’oro prima di essere accompagnato fuori dalla sede, anche se Liberty ha descritto la sua posizione come “presidente emerito”.

E anche se potreste essere d’accordo con le opinioni di Bernie riguardo alla direzione tecnica dello “spettacolo”, non dimentichiamo che sotto la sua guida la F1 era una categoria di ricchi e poveri, in cui quasi metà della griglia era ridotta in miseria per mantenere i più ricchi dalla propria parte.

Ora, con grande fastidio e scortesia da parte dell’attuale detentore dei diritti commerciali, Ecclestone continua a riapparire come il fantasma di Banquo, mescolando maliziosamente le carte in tavola. La breve mania dello scorso anno di “riportare i V10” è nata su sua iniziativa, quando l’allora team principal della Red Bull Christian Horner lo ha chiamato in vivavoce durante una riunione pre-stagionale della Commissione F1.

Ecclestone: personaggio divisivo che però conosce ciò che è giusto

Ma forse, seppur fosse un personaggio dai mille difetti, andrebbero ascoltate di più le sue parole, soprattutto dal punto di vista sportivo. Ricordiamo tutti le qualifiche shootout del 2016, proposte per due gare e poi eliminate perché non aggiungevano nulla dal punto di vista dello spettacolo. Quella è stata una decisione ai tempi fortemente impopolare, ma sotto la gestione Ecclestone si è avuta l’umiltà di ammettere i propri errori. 

Con Liberty Media tutto ciò non avviene mai: in nome dello spettacolo si snatura sempre di più il DNA della Formula 1. Meno prove libere, più sprint race, più gare in calendario (ma ricordiamo che non è un problema per Domenicali). Una saturazione completa di questa disciplina. Ogni evento passa quasi in sordina, ci si ricorda sempre più raramente dei momenti salienti di un gran premio: finito uno, si passa direttamente a quello successivo. 

Ecclestone ha sicuramente aperto la strada a gran premi più esotici, come il primo in notturna della storia a Singapore, o la scelta di aprire al Medio Oriente (Bahrain e Abu Dhabi su tutte). Ma comunque la Formula 1 conservava un’anima prettamente europea. Ora invece le nuove gare hanno un fascino artificiale, basti pensare a Miami o Las Vegas. Ci si dimentica troppo facilmente che Spa non sarà in calendario per due edizioni, e parliamo della pista più iconica della Formula 1. 

Quindi va bene guardare l’aspetto commerciale, ma la Formula 1 ha da tempo perso le sue radici, con scelte che privilegiano lo spettacolo a tutti i costi invece di preservare il DNA di uno sport sempre più artificiale. 

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