In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, Charles Leclerc ha condiviso la propria grande passione per i simulatori di guida.

Con le sessioni di test in pista ridotte all’osso per ridurre il più possibile i costi, l’importanza dei simulatori utilizzati dai rispettivi team di F1 è cresciuta in maniera imponente. Questi gioielli tecnologici non rappresentano tuttavia gli unici metodi per guidare le proprie vetture preferite in maniera virtuale. Sono infatti moltissime le piattaforme, dal videogioco ufficiale della F1 ad iRacing passando per Assetto Corsa, Gran Turismo e tante altre, sulle quali è possibile competere a livelli altissimi, tanto che da alcuni anni le competizioni ufficiali tenutesi sui diversi simulatori sono entrate di diritto a far parte del mondo degli Esports. Gli stessi piloti di F1, soprattutto quelli della nuova generazione, sono cresciuti giocando a questi simulatori nel momento in cui si trovavano lontano dai circuiti. Uno di questi è certamente Charles Leclerc, che in una recente intervista ha confermato il proprio coinvolgimento e la propria passione per i giochi di guida, analizzando punti di contatto e differenze con le vetture reali.

“Sicuramente mi piacerebbe essere coinvolto…” – ha detto il monegasco a La Gazzetta dello Sport “…ma molto dipenderà dagli impegni relativi alla stagione di Formula 1 che sta per iniziare, anche considerando che il calendario potrebbe cambiare da un momento all’altro a causa dell’emergenza Covid. Se ci sarà l’opportunità di farlo, sarò molto felice di partecipare. Rispetto anche a solo a una decina d’anni fa la differenza non è più abissale grazie a volanti e pedaliere in grado di riprodurre effetti di alto livello ma anche schermi di grandi dimensioni e software di simulazione che tutto sembrano tranne che semplici giochi. Il divario tecnologico sarà impossibile da azzerare, a parte i costi entrano in gioco altri fattori, come lo spazio a disposizione che abbiamo qui in Ferrari per costruire un’esperienza che sia immersiva per noi e ci permetta di sviluppare la vettura al meglio. Il feeling è comunque ormai molto simile”.

Leclerc ha proseguito analizzando le differenze tra il suo stile di guida al volante di una vettura di F1 e quello al volante di un simulatore: “Se parliamo di tecnica di guida sono due cose essenzialmente diverse, anche solo per il fatto che la posizione di guida e il setup di un volante e pedaliera della vera auto di Formula 1 sono difficilmente riproducibili. Se invece consideriamo l’approccio mentale, mi sono reso conto di affrontare le gare online importanti solo per vincerle, proprio come quelle reali. Se ti prepari a dovere per affrontare avversari di alto livello, dedicherai agli allenamenti quel genere di impegno che poi ti porta a sviluppare la tensione agonistica e la concentrazione necessarie ad ottenere il massimo in termini di performance. L’intensità è chiaramente minore perché nel simracing non c’è la componente di rischio, ma la tensione di una griglia, anche se virtuale, si sente”.

Interrogato sul motivo per cui il motorsport virtuale non abbia ancora fatto breccia nel mondo degli Esports a livello globale, il pilota della Ferrari ha risposto così: “Credo le motivazioni siano essenzialmente due. Il primo è che il grande pubblico non ha ancora percepito quanto sia avanzata la tecnologia che è alla base dell’esperienza dei guida simulata, e per questo motivo fatica ad avvicinarsi a questo mondo. Poi ci sono il tempo e la dedizione necessari a emergere in una categoria esport incredibilmente competitiva: non basta il talento, si deve lavorare veramente tanto e quotidianamente per arrivare a competere con i migliori, come i piloti che ci aspettiamo di trovare nella nostra Ferrari Esport Series”.

Il monegasco ha inoltre raccontato alcuni aneddoti legati agli Esports, tra cui il celebre siparietto in live con la sua fidanzata: “Posso dire che di aver risolto brillantemente il problema fornendole un secondo mazzo di chiavi per evitare altre situazioni di questo tipo. Anche se non è un aneddoto, una cosa che non ho mai raccontato a nessuno è com’è nata la mia passione per i giochi di guida: dieci anni fa io e i miei fratelli passavamo le ore a divertirci anche se la postazione si rompeva, il volante andava per i fatti suoi e gli incidenti erano all’ordine del giorno. Oggi è tutto diverso ma sono momenti che mi porto nel cuore ancora oggi e che mi ricordano com’è nata la mia passione per tutto questo”.

Leclerc ha infine detto la sua sulla possibilità che un giorno un pilota nato negli Esports possa sedersi al volante di una vera vettura di F1: “Se il talento, le capacità e la dedizione al lavoro ci sono, perché no?”

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