Anno nuovo vita nuova, direbbe un vecchio detto. In Ferrari è arrivato anche un nuovo Team Principal, e chissà che le “cose nuove” non arrivino davvero. Nel corso degli anni si sono susseguiti tanti team principal con situazioni diverse per le mani. Basti pensare che quando uscì per la prima volta il nome di Jean Todt, la situazione della scuderia di Maranello era ben più disastrosa di quella che conosciamo ora.

“La Ferrari non è una squadra più difficile delle altre, ha solo bisogno di stabilità”, disse una volta.

Impiegò 6 anni per arrivare al primo titolo Costruttori e 7 per quello piloti con Schumacher che iniziò, poi, una vera e propria età dell’oro.

IL PASSAGGIO DI CONSEGNE CON DOMENICALI E POI MATTIACCI

Il compito passò poi a Stefano Domenicali, all’indomani di un doppio Mondiale acciuffato con Raikkonen in modo curioso, nella stagione dello Spygate. Non una rossa dominante, ma vincente. Domenicali si sentì di dire: “All’interno serve rigore, se no ti scambiano per debole”. La sua prima Ferrari (F2008) perse il titolo piloti, con Massa, all’ultima curva di stagione in Brasile, e si prese quello Costruttori.

Con le dimissioni di Domenicali arrivò Marco Mattiacci, abituato agli aspetti commerciali dell’azienda, più che alla pista. Ereditò una Ferrari già terza forza e destinata ad affannarsi nell’appena inaugurata era-ibrida. “Non siamo migliorati come gli altri”, disse. “Siamo incazzati, motivati: e dobbiamo essere feroci”.

MAURIZIO ARRIVABENE E…

Da lì arrivò Maurizio Arrivabene, seconda scelta non-tecnica. “Voglio una squadra cattiva”, disse per poi aggiungere “Se le cose andranno male, sarà colpa mia” nonostante sapesse quanto andasse forte la Mercedes. Andò sul podio al primo GP, vinse il secondo, a Sepang, col nuovo acquisto Vettel che idealmente sembrava quello adatto per riportare il titolo a Maranello.

Arrivabene fu sostituito da Mattia Binotto, indicato da Sergio Marchionne poche settimane prima della scomparsa, nel nome della continuità, dello spirito di squadra (da stagista a Team Principal…), della competenza. “La serenità è fondamentale”, disse come prima cosa. Anche con lui, come dice la storia attuale, non è arrivato nulla, se non qualche soddisfazione spicciola e per tappare qualche buco.

Vasseur arriva dalla gemella Sauber, pur conoscendo molto bene Leclerc e con il compito di gestire anche Sainz. Il tabù, però, rimane, con la speranza che non possano passare nuovamente degli anni.

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