La Williams rischia il fallimento e McLaren e Renault non hanno un futuro roseo davanti a loro. Il Coronavirus ha accentuato la crisi della Formula 1 ibrida legata a costi di produzione eccessivi.

La Formula 1 è in netta crisi. Negli ultimi giorni sono stati ufficializzati i nuovi regolamenti, i quali andranno a basarsi su una netta riduzione delle spese con minor ricerca e sviluppo. Il Circus delle eccellenze tecnologiche va verso un netto ridimensionamento, con le regole previste per il 2021 che entreranno in vigore dall’anno successivo. Nelle scorse ore sono giunte altre brutte notizie, con la Williams che ha annunciato la fine della sponsorizzazione con la Rokit ed una probabile messa in vendita del team.

Si parla di una squadra storica, dominatrice tra anni ’80 e ’90 e che ha fatto il bello ed il cattivo tempo sotto la guida di Sir Frank. Impossibile non ricordare i tempi di Nigel Mansell, Alain Prost, Alain Jones, Jacques Villeneuve e Damon Hill, arrivando anche ai primi anni duemila dove la motorizzazione BMW portò il team alle ultime vittorie. La crisi dovuta al Coronavirus sta investendo anche la Formula 1 e non solo la Williams naviga in cattive acque. La McLaren ha annunciato il prossimo licenziamento di 1200 dipendenti, mentre anche la Renault potrebbe decidere di chiudere i rubinetti per il settore motorsport. La Haas non è messa meglio e le voci che la vedono fuori dal giro già nel 2021 sono numerose.

La spiegazione al momento buio non si può trovare solo nell’epidemia, ma anche nelle enormi spese alle quali sono sottoposti i team dal 2014 a questa parte. L’arrivo delle power unit ha costretto tutti ad un enorme aumento del budget rispetto al periodo dell’aspirato, il tutto unito agli ingenti investimenti per la costruzione di simulatori sempre più sofisticati. E pensare che i test in pista erano stati tolti proprio per gli eccessivi costi. Il percorso che sta intraprendendo la F1 sembra ricalcare quello della 24 ore di Le Mans e del FIA WEC. La categoria LMP1 ( quella di punta) ha sposato il progetto dell’ibrido nel 2012, per poi svilupparlo ulteriormente due anni più tardi. Le battaglie tra Porsche, Audi e Toyota hanno entusiasmato tutti nel triennio 2014-2016, per poi spegnersi in un baleno a causa dell’abbandono delle tedesche. La categoria ora si sta rinventando rinunciando in gran parte alla motorizzazione elettrica, preferendo sistemi più tradizionali e meno costosi.

E della Formula 1 cosa ne sarà? L’arrivo del budget cap andrà nettamente a limitare le prestazioni e gli investimenti, sminuendone il DNA puro. Questo potrebbe essere davvero il dramma minore, visto che 3-4 team appaiono vicine al fallimento e potrebbe quasi dimezzare lo schieramento delle monoposto. Le difficoltà economiche non risparmiano uno sport che appariva quasi intaccabile, superiore a qualsiasi altro in termini di soldi da investire. Al mondiale 2020 manca poco più di un mese, ma la seconda parte dell’anno sarà decisiva per valutare le sorti della F1 del futuro.

 

 

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