A fine ’95, dopo l’accordo siglato a metà agosto, Michael Schumacher si calò per la prima volta nell’abitacolo di una Ferrari. Era la 412 T, l’ultima progettata da John Barnard, motore V12 e 3000 di cilindrata, che aveva corso quell’anno al Mondiale e alla quale è legata l’unica vittoria di Jean Alesi in Formula 1, in Canada.

Niente tutta rossa, ma una veste bianca priva di sponsor per accordi ancora in essere, quasi fosse davvero l’angelo arrivato a Maranello per rinverdire una Ferrari triste, depressa e perdente. Seppur quell’anno, per bocca dello stesso Schumacher dopo i primi test in vista del suo ufficiale passaggio in Ferrari nel 1996, fosse incredibile come quella vettura non avesse potuto competere appieno per il mondiale, vinto dal tedesco.

La 310 sostituì la 412 al via del nuovo mondiale, in cui Schumacher conquistò tre vittorie e che servì come trampolino di lancio per gli anni successivi, seppur a Maranello l’iride arrivò finalmente soltanto nel 2000, dopo ventuno anni di assenza. Il successo a Monza in settembre che infiamma i cuori dei ferraristi, preceduto da quello in Belgio, arrivano dopo la prima vittoria delle 72 totali in Ferrari, datata 2 giugno 1996 e della quale oggi ricorrono i 24 anni.

Una vita fa, un primo posto sotto il diluvio spagnolo, a Barcellona, che non può essere celebrato a dovere dal suo protagonista, per i noti fatti che cambiarono la sua vita e un po’ anche la nostra, dopo l’incidente sulle nevi di Meribel nel 2013. “Williams superiore tecnicamente, ma possiamo ambire al podio”, disse il tedesco alla vigilia del Gran Premio di Spagna, sesta prova in calendario nel 1996, che dopo due pole-position consecutive, lo vedeva partire terzo proprio dietro a Hill e Villeneuve.

E quella che sarebbe stata una giornata da ricordare, per Schumacher iniziò malissimo: problemi alla frizione e tante posizioni perse in partenza, sotto una pioggia sempre più torrenziale. Il tedesco viene scavalcato da Alesi, Berger e dall’altra Ferrari di Irvine. Anche Barrichello gli si piazzò davanti.

E’ una gara di resistenza: al secondo giro sono già solo 13 le macchine rimaste in pista. Pattinamenti, testacoda e uscite di pista decimano le vetture, mentre Villeneuve mantiene la testa. La riscossa di Schumacher però inizia quasi subito: in tre giri, al ritmo di 4 secondi al giro, supera prima Berger, sopravanza Irvine che è uno di coloro che resta vittima dell’acqua ed esce di gara, passa Barrichello. Schumacher inanella giri veloci con una facilità quasi irrisoria. Anche Hill è uscito di pista, ma riesce a rientrare seppur alle spalle di Michael. Che è di gran lunga il più veloce in pista: al settimo passaggio inizia ad attaccare Alesi, facendosi vedere ripetutamente nello specchietto della Benetton del francese, superandolo nel giro successivo; fin quando, nello stesso punto, all’interno, fa fuori anche Villeneuve prendendo la testa della corsa.

Il vantaggio salì fino a un minuto dopo le soste ai box, e la ventesima vittoria in carriera di Schumacher, la prima appunto in rosso, divenne realtà. Saranno soltanto 6 le macchine arrivate al traguardo. La “Gazzetta dello Sport” l’indomani titola: “Magico Schumi, nel diluvio una lezione di classe e coraggio”. E il professor Schumacher, da quel giorno di pioggia torrenziale in terra iberica, metterà in fila molti alunni negli anni a venire.

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