La F1 2026 accende il dibattito. Tra ipotesi di abolizione delle prove libere e voci clamorose di partenze lanciate, Luigi Mazzola lancia un atto d’accusa contro la deriva regolamentare. Il rischio? Una F1 sempre più orientata allo show e sempre meno tecnica, fino a sfiorare il concetto di monomarca.
Formula 1 tra show e identità tecnica
La F1 2026 rappresenta uno spartiacque storico. Sotto la gestione di Liberty Media, la categoria ha progressivamente rafforzato la componente spettacolare, introducendo format come le Sprint Race e comprimendo i weekend di gara.
Secondo Luigi Mazzola, però, il rischio è quello di snaturare il DNA tecnico della Formula 1. L’ex ingegnere Ferrari vede nei cambiamenti regolamentari una progressiva riduzione dello spazio per l’ingegneria pura e per il lavoro in pista, elementi che hanno sempre differenziato la massima serie dalle categorie propedeutiche.
Addio alle Prove Libere? Il nodo del weekend
Tra le ipotesi più discusse c’è la possibile eliminazione delle prove libere. L’idea nasce dalla volontà di rendere ogni sessione “televisivamente rilevante”, ma dal punto di vista tecnico rappresenterebbe una rivoluzione radicale.
Le Free Practice non sono semplici sessioni di contorno: sono il laboratorio in pista dove si definiscono assetti, strategie energetiche, gestione gomme e correlazione dati. Ridurle o eliminarle significherebbe comprimere lo sviluppo nel fine settimana e aumentare la standardizzazione delle prestazioni.
Secondo Mazzola, togliere questo spazio di lavoro porterebbe inevitabilmente verso una Formula 1 più uniforme, dove la differenza tecnica tra le squadre si assottiglia fino a sfociare in un concetto vicino al monomarca.

F1 2026 e l’ombra delle partenze lanciate
Il punto più critico riguarda però le nuove Power Unit 2026. L’eliminazione dell’MGU-H e la maggiore centralità della componente elettrica hanno generato complessità notevoli in termini di erogazione e gestione energetica.
Durante i test invernali in Bahrain sono emerse difficoltà nella distribuzione della potenza lungo il rettilineo, con problemi di scarica completa delle batterie prima del punto di frenata. In questo contesto si inserisce la voce – clamorosa – di possibili partenze lanciate nel GP inaugurale di Gran Premio d’Australia a Melbourne.
Una partenza lanciata per ragioni tecniche sarebbe un segnale fortissimo: significherebbe ammettere che il sistema non è in grado di garantire uno start da fermo in condizioni di sicurezza e stabilità energetica. Per una categoria che ha sempre fatto della partenza uno dei momenti iconici dello spettacolo, sarebbe un cambio epocale.
Software, gestione energetica e ruolo del pilota
Con le Power Unit sempre più vincolate a mappe e strategie energetiche complesse, il pilota rischia di diventare un esecutore di algoritmi. La gestione della potenza elettrica, il lift and coast forzato e le finestre di ricarica stanno già modificando il modo di correre.
Se l’equilibrio tra parte termica ed elettrica non verrà ottimizzato, il rischio è di assistere a gare condizionate più dal software che dal talento puro. In questo scenario, l’eccesso di standardizzazione tecnica e regolamentare potrebbe ridurre la libertà progettuale, avvicinando la Formula 1 a un modello più controllato e meno differenziato.
Il rischio monomarca: provocazione o previsione?
La provocazione di Mazzola è netta: senza prove libere, con partenze lanciate e con una gestione energetica così invasiva, la F1 2026 rischia di perdere la sua anima tecnica.
Il concetto di monomarca non va inteso in senso letterale, ma come metafora di una competizione sempre più livellata, dove il margine creativo degli ingegneri si restringe e il business prevale sulla sperimentazione.
La sfida per la Formula 1 sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità, spettacolo e identità tecnica. Perché l’innovazione è sempre stata il cuore della categoria, ma senza libertà progettuale e confronto tecnico reale, il rischio di omologazione diventa concreto.
Analisi finale
La F1 2026 rappresenta una delle rivoluzioni più profonde dell’era ibrida. Le criticità emerse sulle nuove Power Unit, unite alle pressioni commerciali sul format del weekend, aprono interrogativi strutturali sul futuro della categoria. Le parole di Luigi Mazzola non sono solo una provocazione, ma un richiamo alla necessità di preservare l’essenza tecnica della Formula 1. Il 2026 non sarà solo un cambio di regolamento: sarà un test decisivo per capire che tipo di sport vuole diventare la F1.
Fonte
Intervista esclusiva a Luigi Mazzola pubblicata su newsf1.it e sul canale YouTube NEWSf1IT.
Per restare aggiornato sulle ultime notizie, analisi tecniche e approfondimenti sulla Formula 1, visita https://www.newsf1.it/ e iscriviti al nostro canale YouTube . Scopri altri video nella sezione dedicata su newsf1.it/video-formula-1
