La penalizzazione di Leclerc per il contatto del primo giro con Verstappen riaccende la polemica sull’applicazione del regolamento sportivo e sulle conseguenti penalità.

Giunta dopo più di un’ora dal termine della corsa, la penalità comminata a Leclerc per il contatto con Verstappen al primo giro è destinata a creare un precedente piuttosto paradossale. Se è giusto sicuramente averlo penalizzato di 10 secondi per non essere tornato subito ai box, dal momento che la paratia dell’ala anteriore è volata via due giri dopo rappresentando un pericolo per Lewis Hamilton che lo seguiva, ciò che lascia molto perplessi sono i 5 secondi per il contatto con l’olandese della Red Bull, dal momento che alcuni giri più tardi Alexander Albon ha eseguito una manovra analoga ai danni di Lando Norris. Il pilota thailandese si è infatti buttato come un vero e proprio kamikaze all’interno dell’ultima chicane, mentre l’inglese stava percorrendo la normale traiettoria, costringendolo ad uscire di pista. Il risultato è stato del tutto simile a quello di Verstappen, con Norris costretto ad un pit stop forzato che l’ha fatto scivolare nelle retrovie.

La decisione è palesemente sospetta, specialmente se a ciò aggiungiamo che nelle prime fasi di gara è comparsa la notifica della Direzione Gara che annunciava come non fossero necessarie ulteriori investigazioni. Ciò che è certo è che troppe volte quest’anno si è cambiato metodo di approccio all’interpretazione del regolamento, senza mai intraprendere un percorso chiaro e univoco: dal GP di Austria si è avuta un’apertura piuttosto evidente verso la filosofia del “lasciar correre“, ma il rischio è che, se si guarda Albon questa mattina, si stia andando troppo in là. Il paradosso è che questa stagione ha registrato estremi in tutti i sensi, con la penalità di Vettel in Canada e l’episodio di questa  mattina su tutti, che non permettono ai tifosi, addetti ai lavori e soprattutto piloti di capire cosa sia lecito fare in pista. 

Essendo l’uniformità di giudizio nell’applicazione del regolamento lo scenario ideale, sebbene utopico finché i commissari saranno diversi di gara in gara, sarebbe quantomeno doveroso applicare lo stesso metro di giudizio sugli episodi di una stessa gara, al fine di evitare paradossi piuttosto imbarazzanti all’interno della stessa gara!

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