La Ferrari continua a soffrire sul bagnato e Charles Leclerc lo sottolinea dopo sette anni in rosso. Perché la SF-25 perde competitività in condizioni di pioggia? Un’analisi tecnica tra gomme, setup e limiti strutturali.
Da sette anni Charles Leclerc denuncia lo stesso problema: la Ferrari non funziona sul bagnato. Anche nel 2025 la SF-25 conferma un limite ricorrente che costa punti pesanti. Perché accade? Cosa impedisce al team di trovare grip e stabilità in condizioni di pioggia? E quanto pesano traffico e setup nelle prestazioni di Leclerc? Un’analisi dettagliata supportata dai dati del week-end.

Perché la Ferrari continua a soffrire sul bagnato
Le parole di Charles Leclerc nel post-qualifica sintetizzano una frustrazione che si ripete da anni: «Sono qui da sette anni e sul bagnato la Ferrari non va». Un concetto ricorrente, rafforzato da stagioni in cui ogni weekend bagnato produce gli stessi sintomi: difficoltà a mandare in temperatura gli pneumatici, scarso feeling in inserimento, instabilità in trazione e una finestra operativa estremamente stretta.
Il fattore principale rimane la gestione delle gomme. In condizioni di bagnato, quando l’asfalto si raffredda e la temperatura degli pneumatici cala rapidamente, la Ferrari fatica a generare energia verticale sufficiente per far lavorare correttamente wet e intermedie. Senza grip meccanico adeguato, il pilota non ha fiducia in appoggio e la monoposto diventa imprevedibile nelle fasi di transizione.
Questo difetto si trascina da più generazioni di vetture, dalla SF90 fino alla SF-25, segno che il problema non è episodico ma strutturale. Leclerc stesso ha ricordato che il team deve affrontare il nodo in maniera definitiva perché, su una stagione intera, perdere tre, quattro o cinque weekend bagnati significa dire addio a qualsiasi ambizione di titolo.
Il confronto con gli anni precedenti
Il caso più emblematico rimane Silverstone 2024: la Ferrari, competitiva sull’asciutto, crollò completamente nel passaggio alle intermedie. Lo stesso schema è riapparso nel 2025 in più occasioni, confermando che la piattaforma aerodinamica e meccanica del progetto non riesce a generare la costanza necessaria quando il grip varia rapidamente.
Leclerc aveva ritmo da podio, ma il traffico ha compromesso la gara
Nonostante le difficoltà del sabato, l’analisi dei dati gara mostra che il passo di Leclerc fosse competitivo. Nella long run il monegasco aveva il ritmo per lottare con le Mercedes, specialmente considerando quanto Russell abbia sofferto di graining nelle fasi cruciali.
Il problema non è stato la velocità pura, ma il traffico. Leclerc è rimasto incastrato dietro Piastri e Sainz nelle prime fasi, perdendo la finestra di undercut e la possibilità di attaccare a pista libera. Anche dopo il sorpasso su Piastri — favorito dall’errore dell’australiano — Leclerc si è ritrovato nuovamente imbottigliato, stavolta dietro vetture più lente e fuoripasso rispetto ai suoi riferimenti.
Ulteriore limite è stato il setup molto carico scelto dalla Ferrari, che ha migliorato stabilità e degrado ma ha complicato i sorpassi, rendendo la SF-25 meno efficace nei rettilinei rispetto ai diretti rivali.
Conclusione
La Ferrari continua a pagare un limite strutturale nel bagnato che incide pesantemente sulla competitività complessiva. Leclerc, coerente nel suo giudizio dopo sette anni in rosso, chiede un cambio di rotta tecnico per eliminare una debolezza che pesa troppo in ottica campionato. La SF-25 mostra potenziale sull’asciutto, ma senza una risposta definitiva al comportamento della vettura in condizioni di bassa aderenza, le ambizioni della squadra rimangono inevitabilmente condizionate.

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