Perché la Ferrari non riesce più a conquistare un titolo mondiale? È una domanda che accompagna Maranello ormai da molti anni e sulla quale Luigi Mazzola, ex ingegnere della Scuderia, ha espresso una riflessione molto critica nella nostra intervista esclusiva.
Il problema, secondo Mazzola, non può essere ricondotto soltanto alla prestazione della monoposto o agli errori commessi durante una singola stagione. La questione riguarda qualcosa di più profondo: la struttura della squadra, la sua cultura interna e la capacità di costruire un progetto vincente nel lungo periodo.
Dopo il grande ciclo di successi, Ferrari non è più stata la stessa
Mazzola guarda al periodo compreso tra il 2000 e il 2008, una delle fasi più vincenti della storia della Ferrari. In quegli anni la Scuderia aveva costruito un gruppo capace di conquistare titoli mondiali, grazie a una struttura tecnica e organizzativa particolarmente efficace.
Dopo quella stagione di successi, però, diversi protagonisti di quel ciclo hanno lasciato Maranello. E secondo l’ex ingegnere, la Ferrari non è più riuscita a ritrovare con continuità la stessa capacità di competere per il titolo.
Il tema non riguarda quindi soltanto la disponibilità di una macchina veloce. Per vincere un Mondiale serve un’organizzazione capace di mantenere una direzione precisa, prendere decisioni efficaci e costruire nel tempo un gruppo di lavoro solido.

Il problema Ferrari è anche nella cultura della squadra
La riflessione di Mazzola chiama in causa direttamente la cultura aziendale e il modo in cui viene gestita la Scuderia.
La Ferrari ha continuato a investire risorse importanti e ad attirare piloti e tecnici di grande esperienza, ma questo non si è tradotto in una nuova stagione di successi paragonabile a quella dei primi anni Duemila.
Il punto, dunque, è capire se a Maranello esista davvero un modello organizzativo in grado di sostenere un progetto vincente nel tempo.
Cambiare piloti, tecnici o responsabili può essere necessario, ma non basta se non viene affrontato il problema alla radice. Una squadra che punta al Mondiale deve avere una struttura chiara, responsabilità definite e una visione tecnica condivisa.
Ferrari e la scelta dei piloti: manca spazio per i giovani italiani?
Un altro aspetto interessante della riflessione di Mazzola riguarda la politica adottata dalla Ferrari nella scelta dei piloti.
Secondo l’ex ingegnere, Maranello ha spesso preferito puntare su campioni già affermati, con esperienza e capacità di vincere, piuttosto che investire direttamente nella crescita di giovani piloti italiani.
È una strategia che può offrire garanzie nel breve periodo, ma che apre una questione più ampia: quanto conta per una squadra costruire il proprio futuro attraverso un percorso di crescita interno?
Il caso di Kimi Antonelli, approdato in Mercedes e seguito da Toto Wolff, offre un interessante termine di confronto. Mazzola ha espresso grande ammirazione per il giovane italiano e ha sottolineato l’importanza del contesto nel quale è stato accompagnato durante la sua crescita.
Secondo la sua valutazione, Antonelli difficilmente avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati nell’attuale Ferrari. Una considerazione che riporta al centro il tema della gestione dei giovani talenti e della capacità di una squadra di farli maturare.
Non basta avere un grande pilota per vincere il Mondiale
La storia recente della Ferrari dimostra quanto sia complicato trasformare il talento di un pilota in un titolo mondiale. Charles Leclerc e Lewis Hamilton rappresentano due esempi di campioni con qualità e ambizioni importanti, ma il risultato finale dipende anche dal lavoro dell’intera organizzazione.
Mazzola invita quindi a guardare oltre il singolo pilota e oltre la monoposto. La Ferrari deve interrogarsi sul proprio modello gestionale, sulla continuità dei progetti e sulla capacità di ricostruire quella cultura tecnica e sportiva che aveva caratterizzato il suo periodo più vincente.
La domanda che rimane aperta è sempre la stessa: Maranello ha davvero individuato le ragioni della propria lunga difficoltà nel tornare al vertice, oppure continua a intervenire sui singoli problemi senza risolvere quelli strutturali?
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