Ferrari, il Messico non è stato un caso? In Brasile arriva la prova della SF-26

Vito Defonseca
9 Min Read
Ferrari Brasile foto credits Media Ferrari

La Ferrari può confermarsi competitiva anche in Brasile? Dopo la prestazione mostrata a Città del Messico, la SF-26 arriva a Interlagos con aspettative decisamente diverse rispetto a quelle delle gare precedenti. Il secondo posto di Charles Leclerc e il quarto di Lewis Hamilton, al di là delle occasioni perse nel corso del primo giro, hanno evidenziato una monoposto capace di esprimere un passo gara particolarmente competitivo.

Ma quanto visto in Messico rappresenta un episodio legato alle caratteristiche del circuito oppure il risultato di una crescita tecnica che potrebbe accompagnare la Scuderia anche nelle ultime gare della stagione?

È questa la domanda che abbiamo affrontato nella puntata 173 di Race Tech, insieme all’ingegner Riccardo Romanelli, analizzando il comportamento della Ferrari e gli elementi tecnici che hanno permesso alla SF-26 di mettere in difficoltà la concorrenza.

Il Gran Premio del Brasile rappresenta un banco di prova importante per capire se il livello prestazionale raggiunto dalla Ferrari potrà essere confermato.

ferrari f1 Messico hamilton leclerc
ferrari f1 Messico hamilton leclerc credits media Ferrari

Ferrari, in Messico una prestazione superiore alle aspettative

Il risultato finale del Gran Premio del Messico non racconta completamente il potenziale espresso dalla Ferrari durante il weekend.

Come evidenziato da Riccardo Romanelli nella nostra analisi, la Scuderia ha mostrato una notevole costanza di rendimento, sia durante le prove libere sia nel corso della gara.

Particolarmente significativa è stata la prestazione di Charles Leclerc nella prima parte dello stint. Il monegasco è riuscito a recuperare circa cinque secondi nella fase iniziale della gara, nonostante la vettura fosse ancora particolarmente pesante per la quantità di carburante a bordo.

Un’indicazione importante, soprattutto considerando le difficoltà che comporta la gestione degli pneumatici quando il peso della monoposto è maggiore.

La Ferrari ha inoltre dimostrato una buona capacità di difesa nei confronti della McLaren, con Leclerc capace di mantenere la posizione per gran parte della gara nonostante la pressione degli avversari.

Secondo Romanelli, proprio questo aspetto rappresenta uno degli elementi più interessanti della prestazione messicana: non soltanto velocità sul giro singolo, ma una competitività mantenuta anche durante lo stint di gara.

La SF-26 ha quindi dimostrato di poter gestire il degrado degli pneumatici e mantenere un ritmo particolarmente elevato.

Il vero punto di forza Ferrari potrebbe essere la gestione degli pneumatici

Individuare una singola area tecnica responsabile del salto prestazionale Ferrari non è semplice.

Lo stesso Romanelli ha sottolineato quanto sia difficile isolare un elemento determinante, soprattutto considerando le caratteristiche particolari del circuito messicano.

L’altitudine di Città del Messico influenza infatti il comportamento delle monoposto, riducendo la densità dell’aria e modificando le condizioni di funzionamento della componente aerodinamica e della Power Unit.

Un aspetto interessante riguarda proprio la capacità della Ferrari di mantenere gli pneumatici nella corretta finestra di utilizzo.

Quando il carico aerodinamico complessivo diminuisce, il lavoro delle sospensioni e la gestione del grip meccanico diventano ancora più importanti. Se una monoposto non riesce a generare correttamente energia sugli pneumatici e a conservarne la temperatura, il comportamento durante la gara può diventare particolarmente complicato.

La Ferrari, invece, è riuscita a mantenere una buona costanza di rendimento anche con il pieno di carburante.

Un risultato che, secondo l’ingegnere, dimostra un miglioramento significativo nella gestione complessiva della vettura.

Power Unit Ferrari: l’altitudine ha attenuato il deficit?

Un altro elemento interessante dell’analisi riguarda il rendimento della Power Unit.

Nel corso della stagione la Ferrari ha mostrato alcune difficoltà rispetto agli avversari sul fronte della potenza complessiva, soprattutto osservando le velocità di punta registrate in diversi Gran Premi.

Secondo Romanelli, una parte del problema potrebbe essere legata soprattutto alla componente termica del propulsore.

In Messico, tuttavia, le particolari condizioni ambientali potrebbero aver attenuato il peso relativo di questa differenza.

La minore densità dell’aria condiziona infatti tutte le monoposto. Se una vettura presenta un piccolo deficit nella componente termica, il divario in termini assoluti può risultare meno penalizzante in un contesto nel quale le prestazioni complessive del motore sono già condizionate dall’altitudine.

In questo scenario diventano importanti anche l’efficienza della componente elettrica, il deployment dell’energia e la capacità del telaio di garantire una buona gestione degli pneumatici.

La Ferrari potrebbe quindi aver trovato in Messico una combinazione particolarmente favorevole di fattori tecnici.

Romanelli ha inoltre ricordato il lavoro di sviluppo effettuato durante la stagione, compresi gli ultimi affinamenti aerodinamici, che hanno interessato soprattutto l’asse posteriore.

Non si tratta di una rivoluzione tecnica, ma di un’evoluzione progressiva che sembra aver contribuito a migliorare il comportamento complessivo della monoposto.

Ferrari in Brasile: Interlagos dirà se i progressi sono reali

La domanda adesso riguarda la possibilità di trasferire questo livello prestazionale anche nei prossimi appuntamenti.

Secondo Riccardo Romanelli, ci sono elementi sufficienti per essere moderatamente ottimisti.

L’ingegnere ritiene infatti che la competitività mostrata dalla Ferrari nelle ultime due gare non sia casuale e che il livello raggiunto dalla monoposto rappresenti probabilmente il punto più alto della stagione.

Un giudizio interessante, soprattutto considerando quanto accaduto negli ultimi campionati.

Negli anni precedenti, infatti, Ferrari aveva spesso incontrato difficoltà nella seconda parte della stagione, quando gli avversari riuscivano a introdurre aggiornamenti capaci di aumentare progressivamente il divario prestazionale.

Nel 2026, invece, il quadro sembra differente.

La Scuderia ha continuato a lavorare sullo sviluppo della monoposto, introducendo modifiche aerodinamiche e soluzioni tecniche che hanno permesso di mantenere un livello competitivo importante.

Romanelli ha evidenziato proprio questo aspetto: il gruppo tecnico Ferrari è riuscito a portare avanti un percorso di sviluppo che, nonostante le difficoltà, ha prodotto risultati concreti.

Interlagos sarà quindi un passaggio fondamentale per capire se questa crescita potrà proseguire.

Le caratteristiche del circuito brasiliano offriranno un contesto differente rispetto a quello messicano e permetteranno di verificare il comportamento della SF-26 in condizioni aerodinamiche e ambientali diverse.

Se Leclerc e Hamilton riusciranno a ritrovare lo stesso equilibrio mostrato in Messico, Ferrari potrebbe nuovamente inserirsi nella lotta per le posizioni di vertice.

Ferrari, il finale di stagione può cambiare il giudizio sul 2026?

C’è un ultimo elemento che merita attenzione.

La prestazione messicana ha dimostrato che Ferrari dispone probabilmente di un potenziale superiore a quello emerso in buona parte della stagione.

Non significa necessariamente che la Scuderia abbia risolto tutti i propri problemi o che possa improvvisamente diventare il riferimento assoluto della Formula 1.

Significa però che il lavoro di sviluppo ha prodotto risultati e che la SF-26 sembra aver raggiunto una condizione di competitività particolarmente interessante.

Come ha sottolineato Romanelli, il livello prestazionale attuale rappresenta probabilmente il momento migliore della Ferrari nell’arco del campionato.

Il Brasile diventa quindi un appuntamento importante non soltanto per la classifica, ma anche per comprendere quanto siano solidi i progressi tecnici raggiunti a Maranello.

La Ferrari ha finalmente trovato la strada giusta? Il Messico ha acceso una speranza, ma sarà Interlagos a dirci se la SF-26 può davvero confermarsi competitiva anche lontano dalle condizioni particolari del circuito messicano.

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